A Rocca San Casciano la festa per i 50 anni di missione di Caterina Savini

Caterina Savini, la missionaria laica di Rocca San Casciano, sarà festeggiata sabato 20 dai suoi compaesani in occasione dei 50 anni di missione in Africa. Alle 18, nella pieve di Santa Maria delle Lacrime mons. Tommaso Ghirelli, vescovo di Imola, originario di Rocca presiederà la messa cui seguirà, alle 19.30, nel parco pubblico la presentazione del libro "I fiori di Dio" che racconta la lunga opera di missione di Caterina Savini iniziata l'11 luglio 1963. Il libro è stato donato in anteprima a papa Francesco il 25 giugno scorso durante l'udienza privata con la missionaria rocchigiana e i curatori del volume, Quinto Cappelli, Alberto Manni e Lino Frassineti. Alle 20.30 la festa continuerà con buffet e musica africana.

Caterina, 75 anni, ha dedicato tre quarti della sua vita a lebbrosi, disabili e poveri dello Zimbabwe, il Paese africano dove ha fondato e dirige il Centro “Ruvarashe Trust” (“Il fiore di Dio” in lingua locale) dedicata a Santa Bakhita, una schiava sudanese santificata dalla Chiesa, inaugurato nel maggio 2012 dal vescovo di Forlì-Bertinoro, mons. Lino Pizzi. Partita come infermiera nel 1963, con un assegno in tasca di 2 milioni di lire firmato dal papa Paolo VI (che da cardinale di Milano aveva seguito la sua formazione, insieme con altre missionarie laiche), Caterina si è specializzata sulla cura della lebbra in Etiopia, passando 3 anni all’ospedale di Chirundu e altri 11 nell’ospedale di All Souls nell’allora Rhodesia, dove per la guerra civile sono stati uccisi i suoi compagni, la dottoressa di Modena Luisa Guidotti e il missionario laico francescano inglese John Bradbourne (Caterina si salvò, perché ricoverata in ospedale a Roma). Si trasferisce quindi nel villaggio di Mutewma, dove fonda e dirige per 20 anni un lebbrosario per 200 ammalati. È qui che studia un progetto per reinserire nella famiglia e nella società le persone malate di lebbra, una volta guarite. La riabilitazione dei malati consiste nei corsi di artigianato, per esempio cucito e calzolaio, consegnando al termine gli strumenti (per esempio la macchina da cucire) per iniziare il lavoro e diventare autonomi: agricoltori, piccoli negozianti, sarti, magliaie, calzolai, falegnami. L'utilità dell'opera svolta da Caterina, per la quale la diocesi raccoglie ogni anno in gennaio le offerte dei fedeli in occasione della Giornata de lebbrosi è confermata dai suoi ammalati. Come Yenkay, focomelica, senza braccia, che ha imparato a scrivere, disegnare, mangiare, accudire alla sua persona, alla casa e fare le corone del rosario: “Cara Caterina molte persone nella nostra società credono che noi non possiamo fare niente e che la nostra vita non valga niente. Grazie per la tua organizzazione e per il sostegno che dai alle persone disabili incoraggiandole a lavorare”.



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