L'ultimo saluto a don Armando Zaccheroni per 48 anni parroco di Ric

Si sono svolti sabato 3 agosto nella chiesa parrocchiale di Ricò i funerali di don Armando Zaccheroni, morto l’1, a 88 anni, nella casa del clero in seminario. Don Armando era originario di Teodorano, dove era nato il 17 dicembre 1924 ed era  stato ordinato sacerdote l’11 luglio 1948. Cappellano a San Leonardo di Forlimpopoli fu inviato poi a Predappio per alcuni mesi per ritornare ancora come collaboratore a San Leonardo. Nel 1955 fu nominato dapprima amministratore spirituale e poi parroco di San Paolo in Aquiliano, oggi soppressa e aggregata a quella di Cusercoli. Nel 1961 don Zaccheroni fu nominato parroco di Ricò. Contemporaneamente prestava servizio nelle parrocchie limitrofe e in particolare a San Francesco di Meldola dove andava a celebrare messa tutti i giorni feriali.

Nel 2006 aveva accompagnato all’ordinazione sacerdotale don Massimo Bonetti, originario di Ricò e aveva organizzato la festa per la celebrazione della sua prima messa. Don Armando è rimasto per 38 anni a Ricò fino al 2009 quando si era ritirato nella casa del clero in seminario.

Al termine delle esequie la salma di don Zaccheroni è stata tumulata nel cimitero parrocchiale di Ricò.

 

Il ricordo di una ex parrocchiana

Abbiamo partecipato ai funerali di don Armando il 3 agosto, vigilia della festa del Santo Curato d'Ars: una vicinanza che mi pare immediata, per la semplicità e l'umiltà con cui entrambi hanno esercitato il loro ministero sacerdotale. Io sono cresciuta a Ricò, dove don Armando è stato parroco per 49 anni ed ha fatto semplicemente il prete: confessava, celebrava, ci faceva catechismo. Per molti di noi è stato il primo maestro di fede: ha saputo insegnarci ad accogliere e valorizzare quello che di buono potevamo incontrare nella vita, e soprattutto lungo il cammino della fede, perché lui per primo ha sempre accolto le intuizioni, gli slanci e le iniziative dei vari carismi che alcuni di noi avevano incontrato. Così ognuno ha potuto scoprire la propria vocazione, alla vita consacrata o alla famiglia, e la propria strada della fede. La sua vita calma, che obbediva ai ritmi di una "liturgia rurale", ci sapeva sorprendere un po' con il suo spirito sportivo: sempre in bicicletta e poi, in inverno, campione di sci. Nella piccola canonica in cui ha trascorso gran parte della sua vita non mancava mai "La Gazzetta della Sport". Ma non mancava mai nemmeno la sua grande disponibilità: c'era sempre per la confessione, non aveva mai fretta di scappare verso altri impegni, non mancava di visitare gli ammalati (anche ricoverati in Ospedale) e di testimoniare la sua vicinanza nelle ricorrenze importanti (matrimoni, battesimi, funerali). Personalmente, lo ricordo per la sua pazienza, non come sopportazione, ma quella pazienza che ti fa portare il presente col suo peso, ma anche con la sua letizia, nella certezza di un disegno buono che viene da Dio.

Roberta Ranieri