L'ultimo saluto a don Alberto Bertaccini missionario in Ecuador e Paraguay

Il vescovo, mons. Lino Pizzi ha presieduto sabato 7 giugno, nella chiesa di San Filippo Neri i funerali di don Alberto Bertaccini, missionario forlivese Fidei donum in Paraguay, morto improvvisamente la notte tra il 4 e il 5 giugno, a causa di un malore. Oltre ai 50 sacerdoti concelebranti, erano presenti familiari e tanti amici e l’ambasciatore del Paraguay presso la Santa Sede, Esteban Kriskovic.

All’inizio della messa l’avv. Valerio Girani, responsabile diocesano della Fraternità di Cl ha letto il messaggio del presidente nazionale, don Julian Carron, che afferma: “La gratitudine è il sentimento che domina in me riandando all’ ultimo incontro con don Alberto di pochissimi giorni fa, colpito dalla letizia del suo volto e dalla umanità delle sue parole”. Il Vescovo durante l’omelia ha ricordato commosso i suoi incontri con don Bertaccini al quale avrebbe dovuto fare visita fra poche settimane in Paraguay.

Ha inviato un messaggio anche don Paolo Sottopietra, superiore generale della Fraternità sacerdotale San Carlo Borromeo e padre Aldo Trento ha raccontato della lunga “amicizia sacramentale” che li uniti per 13 anni nella missione in Paraguay.

Don Alberto, 59 anni, era nato a Forlì nel 1954 ed era stato ordinato prete nel 1979. Cappellano a Coriano e a Santa Lucia e parroco a Malmissole, nel 1990 era partito per la missione in Paraguay e al ritorno aveva seguito le comunità di Carpinello e Villa Rotta e dal 2003 era stato parroco a San Pietro in Trento e Coccolia ed incaricato diocesano Migrantes. Nel 2008 era ripartito per l’Ecuador, a Guayaquil e nel 2012 era tornato alla sua prima missione ad Asuncion, in Paraguay, nella parrocchia di San Rafael.

Al termine delle esequie la salma di don Alberto è stata tumulata nel cimitero monumentale di Forlì.

 

Aiutami ad obbedire al Mistero

La lettera che don Alberto aveva inviato recentemente agli amici in occasione della Pasqua

Vi chiederete perché vi faccio gli auguri di Pasqua, dal momento che c’è già il volantone del Movimento e che molti di voi quest’anno hanno già partecipato agli esercizi della Fraternità, un gesto di gran misericordia.

Il fatto è che quest’anno per me si tratta di una Pasqua del tutto particolare e voi che siete i miei amici ne fate parte.

Alcuni giorni fa ho chiamato don Julian Carròn (presidente della Fraternità di Cl, ndr.) per telefono per esprimergli alcuni dubbi che avevo. In risposta alle mie non facili domande mi ha detto: “Stai obbedendo al Mistero”.

Ecco, di fronte alle domande che ti sono poste dalle circostanze della vita e che nascono dalla realtà quotidiana vissuta intensamente, la posizione più intelligente è stessa di Cristo nell’orto del Getsemani: “Questo calice è amaro però non la mia ma la tua volontà sia fatta”.

La Pasqua è questa possibilità di obbedire al Mistero, ed è questo l’augurio che ti faccio. Non si tratta di essere bravi, piuttosto di prendere sul serio quello che ci viene dato, proprio perché a volte la realtà che ci viene data è difficile e confusa.

Perciò auguri vuol dire “Aiutami a obbedire al Mistero”. Buona Pasqua

Padre Alberto

 

Messaggio di don Julian Carron presidente della Fraternità di Cl

Cari amici,

che cosa ha provocato in ciascuno di noi la notizia della morte improvvisa di don

Alberto? Lo smarrimento o il grazie al Signore di avercelo dato per testimoniarci la

bellezza di una vita afferrata da Cristo? La gratitudine è il sentimento che domina in me

riandando con la memoria al nostro ultimo incontro di pochissimi giorni fa, colpito dalla

letizia del suo volto e dalla umanità delle sue parole.

La sua semplicità di affidarsi al disegno di Dio dentro la grande compagnia del

movimento che gli aveva cambiato la vita fin da ragazzo, lo ha reso padre di tanti a Forlì

e poi nei Paesi del Sudamerica dove l’obbedienza al carisma lo ha portato in tutti questi

anni. Desideroso solo di servire l’opera di un Altro con tutta la sua vita, neanche la

malattia glielo ha impedito, anzi, lo ha reso ancora più attaccato all’essenziale, umile e

certo, avendo verificato che Cristo presente è l’Unico capace di soddisfare il nostro

bisogno sterminato e di sostenere la vita.

Come disse partendo nuovamente per la missione in Ecuador, dopo avere vissuto

tanti anni in Paraguay: «Forse quando uno parte la prima volta ci può essere l’idea di

salvare gli uomini da certe oppressioni, ma quando si arriva là ci si rende conto che le

contraddizioni sono enormi. La novità non è salvare le persone dalle contraddizioni, ma

renderle capaci di affrontarle. La speranza è portare Cristo». Che è lo stesso che ha detto

di recente papa Francesco: «È Lui ciò che di più prezioso siamo chiamati a offrire alla

nostra gente».

Domandiamo ai suoi due grandi amici don Giussani e don Ricci di accoglierlo in

Cielo per continuare a sostenere misteriosamente ma realmente tutta la nostra Fraternità

nel cammino che dobbiamo compiere insieme verso la santità.

don Julián Carrón

 

Il racconto della sua missione ad Asuncion

Don Alberto Bertaccini, missionario Fidei Donum in Paraguay, è tornato a Forlì per alcune settimane per fare visita a familiari e ad amici e per celebrare i matrimoni di due suoi nipoti. Nato a Forlì 59 anni fa e ordinato sacerdote nel 1979, don Alberto nel 1990 è partito per la prima volta per il Paraguay dove è rimasto fino al 1999. Ritornato a casa è ripartito nel 2008 per Guayaquil, in Ecuador e dal 2012 è tornato in Paraguay ad Asuncion nella parrocchia di San Raphael. “Qui in Paraguay la situazione è diversa dall’Ecuador. Sia dal punto di vista economico, c’è più povertà, come natura e come risorse, anche se il paese gode di alcune ricchezze ed è il primo produttore mondiale di granoturco. A Guayaquil poi la vita ecclesiale era più unitaria, qui ad Asuncion si sente la conseguenza di certi fatti accaduti in Paraguay che hanno leso l’immagine della Chiesa e il Vescovo inoltre è stato molto assente per malattia”. Don Alberto, che a Forlì è stato parroco di piccole comunità come Malmissole, San Pietro in Trento e Coccolia in America Latina si è abituato ai grandi numeri. A Guayaquil aveva la responsabilità prima della parrocchia di San Juan Bosco, 10 mila abitanti e poi è passato a quella di Jesus Obrero, 15 mila. Come ora a San Raphael una parrocchia di circa 15 mila abitanti dove, grazie alla presenza dell’altro missionario che vive con don Alberto, padre Aldo Trento, sono nate negli anni ben 14 opere che assistono centinaia di bambini, malati e anziani e danno lavoro a 170 persone: “Come parroco - continua don Bertaccini - il mio primo impegno sono le attività pastorali ordinarie, il catechismo, la celebrazione dei sacramenti e la visita alle famiglie con la benedizioni delle case che facciamo praticamente tutto l’anno. Vi sono poi da seguire i movimenti ecclesiali i Neocatecumenali, Comunione e Liberazione, il Rinnovamento nello Spirito e la Legio Mariae”. Anche ad Asuncion la notizia dell’elezione del primo Papa sud americano ha destato molta sorpresa: “Per la verità all’inizio c’è stata una certa diffidenza, perché per ragioni storiche tra paraguagi e argentini non corre buon sangue. Ma la diffidenza ha lasciato subito il posto ad un grande entusiasmo e molte persone si sono già riavvicinate alla Chiesa”. Come vive un missionario l’insistente richiamo del Papa alla Chiesa ad andare alle periferie del mondo, ad uscire dal recinto? “La presenza e la testimonianza di papa Francesco sono certamente una grande provocazione. Lo sento per me e lo vedo nelle persone. Il suo invito ad andare alle periferie ci corregge, in particolare noi preti, su una questione fondamentale, sul lavoro che è necessario fare per arrivare alla gente. Andare incontro a tutti infatti non è uno slancio di generosità, ma, per così dire, uno slancio metodologico. Per esempio: io dedico una o due ore al giorno al sacramento della confessione, incontro tanti penitenti, ma poi come far continuare questo cammino di conversione? E’ un desiderio che sembra non portare frutto perché non trova in noi preti una indicazione precisa su come continuare il cammino”.

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