Le monache del Corpus Domini ricordano il fondatore, padre Andrea Michelini, nel 2 centenario della morte

La comunità delle monache clarisse del Corpus Domini ricorda il secondo centenario della morte del fondatore padre Andrea Michelini con tre appuntamenti. Giovedì 13 febbraio, alle 18, nella chiesa del monastero celebrazione solenne dei vespri, venerdì 14, alle 17, in salone comunale conferenza del sindaco di Forlì Roberto Balzani, su “Prassi rivoluzionarie e religione fra età napoleonica e restaurazione” e sabato 15 febbraio alle 17.15 sempre nella chiesa del monastero recita del vespro e celebrazione eucaristica presiedute dal vescovo emerito di Forlì-Bertinoro, mons. Vincenzo Zarri.

Padre Michelini gesuita originario di Bologna, arrivò a Forlì la prima volta nel 1755. Dal 1762 lavorò per la rifondazione spirituale e materiale delle suore di Santa Maria Maddalena, dette le “convertite”, che ribattezzò col nome di monache clarisse del Corpus Domini. Accanto al totale rifacimento del monastero, che in precedenza aveva ospitato l’ospedale e poi chiesa dei Battuti Neri dove il nuovo ordine entrò il 10 dicembre 1786, egli donò le linee di una nuova spiritualità, dove le ispirazioni più feconde della tradizione francescana ed ignaziana confluiscono nell’adorazione eucaristica e nella devozione al Sacro Cuore, simbolicamente raffigurate in una palma dalle radici francescane, dal tronco ignaziano e dalla chioma eucaristica. Padre Michelini morì a Forlì il 15 febbraio 1814 e dal 1833 i suoi resti mortali riposano nella chiesa del monastero di piazza Ordelaffi. La chiesa, in stile neoclassico, con campanile a cupola verderamata, fu terminata nel 1787. Nel periodo giacobino, padre Michelini, sciolto dal voto di povertà, poiché l’ordine gesuita era stato soppresso da Napoleone, divenne proprietario del complesso, salvando così il monastero dall’esproprio. Le monache vi rientrarono nel 1822, dopo che il Michelini, morendo l’aveva affidata al marchese Luigi Paulucci De Calboli. Ancora oggi la parete dell'altare maggiore separa la chiesa dal coro, riservato alle monache. Sull'altare laterale sinistro è collocata la statua lignea della Madonna di Germania di scuola sassone del XIII secolo.

 

Le monache Clarisse si presentano

Siamo Clarisse Urbaniste Adoratrici del Santissimo Sacramento.

Clarisse quindi figlie di Santa Chiara di Assisi e, come lei, chiamate a vivere il Vangelo come nostra forma di vita, seguendo Cristo povero e crocifisso, in clausura.

Urbaniste perché seguiamo la Regola dell’Ordine di Santa Chiara approvata da papa Urbano IV nel 1263. Di Santa Chiara e di San Francesco, la nostra comunità sottolinea in particolare l’amore per l’Eucaristia. E’ infatti il culto eucaristico il nostro carisma specifico.

Il nostro Monastero risale al XV – XVI secolo: una tradizione, di cui però non ci sono conferme nelle cronache dell’epoca, attribuisce la posa della prima pietra a San Bernardino da Siena nel 1431, mentre dal 1541 ci sono documenti notarili che attestano l’esistenza del monastero di Santa Maria Maddalena, destinato all’accoglienza delle “Convertite”, donne animate da un radicale cambiamento di vita.

Nella seconda metà del 1700, come molti monasteri dell’epoca, la comunità aveva bisogno di una radicale riforma. Furono i vescovi Francesco Piazza nel 1762 e Giuseppe Vignoli nel 1779 ad affidare l’incarico al gesuita padre Andrea Michelini. A seguito poi del grave terremoto del 1781 fu necessaria anche la totale ricostruzione dell’edificio monastico. Padre Michelini lasciò la regola delle Clarisse approvata da papa Urbano IV e diede Costituzioni proprie con lo specifico carisma dell’adorazione eucaristica e della devozione al Sacro Cuore, dedicando il monastero al “Corpus Domini”. Come espressione della chiamata a una vita di umiltà, semplicità e nascondimento, il Padre fondatore abolì la distinzione fra coriste e converse, allora vigente in tutti i Monasteri, dando quindi a tutte gli stessi diritti e doveri. Inoltre, voleva che, nel caso si fosse dovuto scegliere fra un’aspirante di nobile famiglia e una di origini più modeste, si desse la preferenza a quest’ultima, mentre le giovani di famiglie nobili o comunque agiate prima di essere accolte dovevano essere ben avvertite che non avrebbero avuto nessun privilegio.

L’Eucaristia è il centro della vita della nostra comunità. La nostra comunità è chiamata all’adorazione eucaristica dal termine della messa conventuale del mattino fino a sera con le monache che si alternano a ogni ora in preghiera davanti al Santissimo Sacramento esposto con la chiesa aperta tutto il giorno. Esprimiamo il carisma specifico dell’adorazione e della lode anche nella cura della liturgia e della chiesa.

La clausura

Forse ci si potrebbe chiedere: a che serve la clausura? Che senso ha dedicare tutta la vita alla preghiera? Non sarebbe meglio, con tante necessità che ci sono nel mondo, una vita di servizio, di apostolato, diciamo così, visibile? In realtà, proprio perché ci sono tante necessità nel mondo, c’è bisogno di persone consacrate alla preghiera in clausura.

Viviamo in tempi difficili, lo sentiamo dalle tante persone che bussano alla nostra porta: incomprensioni nelle famiglie, malattie, problemi economici, difficoltà sul lavoro affliggono le giornate di tanti, mentre una vita sempre più frenetica rischia di far perdere di vista il vero senso dell’esistenza. La nostra missione allora è ricordare ad ogni uomo e ad ogni donna che Dio c’è ed è più forte del dolore e della morte, che solo Lui può saziare la nostra sete di felicità e che tutti siamo in cammino per incontrarlo nella vita che non avrà fine. Come la lampada che arde davanti al tabernacolo, siamo chiamate ad indicare la Presenza di quel Dio che tutti ama e che tutti attende. Con la nostra preghiera di intercessione e con l’offerta della nostra vita attingiamo forza e sostegno per ogni fratello e sorella, perché tutti possano giungere a gustare la gioia della vita senza fine.

La comunità delle Clarisse Urbaniste del Corpus Domini