Da sin Alessandro Rondoni, Ignazio Ingrao, mons. Massimo Camisasca, Paolo Rodari e Edoardo Tincani

24/1/2014: 40 forlivesi a Reggio Emilia per la festa regionale di san Francesco di Sales, patrono dei giornalistii

Anche 40 forlivesi tra i cento giornalisti e operatori della comunicazione provenienti dalle diocesi dell’Emilia Romagna hanno partecipato venerdì 24, a Reggio Emilia, alla festa regionale di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti.

Nella sala del Museo diocesano ha introdotto i lavori del convegno Edoardo Tincani, direttore del’Ufficio per le comunicazioni sociali della diocesi di Reggio Emilia che ha organizzato la festa regionale del Patrono con l’Ufficio regionale per le comunicazioni sociali della Ceer, la Federazione italiana settimanali cattolici, in collaborazione con Ucsi, Acec e Gater.

Dopo i video saluti di mons. Domenico Pompili, direttore dell’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali della Cei e di mons. Ernesto Vecchi, delegato della Ceer per le comunicazioni sociali il convegno ha affrontato il tema “Comunicazione al servizio della cultura dell’incontro” ispirato al messaggio di papa Francesco per la 48° Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, reso noto il giorno precedente e che è stato presentato e distribuito ai partecipanti. Alessandro Rondoni, direttore dell’ufficio regionale per le comunicazioni sociali, ha moderato il dibattito: “Siamo persone che lavorano nelle redazioni dei quotidiani e settimanali, nella televisione, nella radio e negli uffici diocesani. Amici tra di noi, anche se con esperienze e professionalità diverse. Abbiamo bisogno di un santo protettore da festeggiare, che ci richiami le ragioni del nostro lavoro, ma anche di confrontarci: dobbiamo sempre di più ricercare notizie che aiutino l’uomo in un cammino di verità”.

si sono confrontati Ignazio Ingrao, giornalista del settimanale “Panorama” e Paolo Rodari, giornalista del quotidiano “La Repubblica” che hanno risposto poi alle domande emerse nel dibattito con le conclusioni affidate a mons. Massimo Camisasca, vescovo di Reggio Emilia-Guastalla. “Il Papa - esordisce Ingrao - ci parla nel messaggio per la giornata mondiali delle comunicazioni sociali della trasparenza dello sguardo di un comunicatore. È un invito a non essere carichi di pregiudizi e ipocrisie, soprattutto nella polis moderna, un posto dove vivono insieme popoli e genti diverse Anche Paolo Rodari si è soffermato su alcune esortazioni del Pontefice. “Il Papa c’invita a ritrovare calma e silenzio nel nostro mestiere. Una cosa molto difficile per noi, che dobbiamo essere veloci e arrivare sempre primi sulla notizia. Il principale compito di un giornalista - ha aggiunto - è alimentare la curiosità, far sì che la gente si ponga domande dopo aver letto un articolo:”. Rodari ha inoltre raccontato l’emozione che agitava la redazione di “La Repubblica”, quando ha ospitato un carteggio tra il suo fondatore Eugenio Scalfari e papa Francesco.

I partecipanti si sono trasferiti poi nell’adiacente Cattedrale per la visita alla mostra dedicata al Beato Rolando Rivi, guidata dal curatore Emilio Bonicelli. Nella cripta della cattedrale mons. Camisasca ha presieduto la messa nella memoria di San Francesco di Sales che ancora oggi ci insegna le due condizioni necessarie per ogni comunicazione, passione e sacrificio.

Comunicare è passione e sacrificio.

 

L’intervento del vescovo di Reggio Emilia mons. Camisasca

Ha parlato in prima persona, il vescovo Massimo Camisasca, nell’intervento che ha concluso l’incontro reggiano del 24 gennaio. E si è messo nei panni dei giornalisti, esprimendo innanzitutto il suo grande rispetto per le loro persone e una profonda simpatia per il lavoro che svolgono.. “I giornalisti dovrebbero rispondere soltanto ai lettori; in realtà rispondono ai direttori, ai proprietari, al mondo della pubblicità”, ha affermato. Per contro, ha aggiunto, “il potere dei media è immenso: una vita può essere esaltata, costruita, abbassata o anche distrutta da voi. “Il valore del giornalismo - ha continuato Camisasca - è ancora quello di vedere le cose per come realmente sono, di andare sul posto, di aiutare l’altro a porsi delle domande, di dare il giusto peso alle parole”, mostrando il punto di vista da cui si guarda, giacché “la neutralità dell’informazione è solo apparente”.. “Amare i fatti, non l’ideologia”, ha esortato il presule, che ha definito “glorioso” il compito dei comunicatori.

In un altro passaggio del suo discorso, monsignor Camisasca ha affrontato il nodo del rapporto con la verità: che al giornalista richiede quotidianamente passione, sacrificio, lotta. “Molto spesso viene contrabbandato come verità ciò che si vuole diventi opinione pubblica e, domani, legge”, ha detto, con chiaro riferimento all’attualità e alle pressioni culturali che tendono a svuotare la verità ontologica delle parole più importanti per la grammatica umana, come famiglia, padre, madre.

Il tema è stato ripreso anche nell’omelia della Messa in onore di san Francesco di Sales che il pastore ha presieduto nella cripta della Cattedrale a conclusione del pomeriggio di Reggio Emilia. La comunicazione – ha sottolineato Camisasca - nasce dall’amore, da un animo catturato da una passione. Il che significa, soprattutto per tutti i “comunicatori”, nutrirsi di grandi ideali e di inevitabili sacrifici. E, per i cristiani, lascarsi colmare dal dono della presenza di Cristo, l’incontro decisivo per la nostra vita.

Galleria immagini:

  • (A) Ignazio Ingrao

  • (A) Paolo Rodari

  • (A) Video saluto di mons. Ernesto Vecchi

  • Alessandro Rondoni

  • don Giovanni Amati

  • I giornalisti al convegno 1

  • I giornalisti l convegno 2

  • L'omelia di mons. Camisasca

  • La messa nella cripta della Cattedrale

  • La visita alla mostra del Beato Rolando Rivi