(da sin) la madre superiora, suor Francesca Argia Gondolini, la centenaria, suor Maria Maddalena Valente e la pi giovane del monastero, suor Maria Diletta Costantini

Suor Maria Maddalena Valente: il traguardo dei cent'anni in monastero

La comunità delle monache Clarisse Urbaniste festeggia sabato 3 maggio i 100 anni di suor Maria Maddalena Valente con la messa che sarà celebrata alla 10.30 nella chiesa del Corpus Domini. Suor Maddalena racconta nella sua testimonianza i 78 anni vissuti nel monastero di piazza Ordelaffi.

Sono nata cent’anni fa a Campo d’Arsego, in provincia di Padova e sono entrata nel monastero del Corpus Domini nel 1936, assieme a una cugina, suor Elisabetta. Mi ero confidata con lei del desiderio di farmi suora che era nato in me un giorno mentre lavoravo nei campi assieme a mio fratello. Ho visto una luce intensa che mi sembrava indicare chiaramente quella vocazione per la mia vita. Anche mia cugina aveva lo stesso desiderio e dopo averne parlato in casa e le necessarie verifiche abbiamo scelto la clausura. Ci ha accompagnate a Forlì il papà di Elisabetta che ci affidò alla madre superiora invitandola a tenerci sottomesse perché eravamo molto esuberanti. Ho fatto la professione temporanea nel 1940 poi ho dovuto allontanarmi per cinque anni dal monastero per curare la tubercolosi ossea che mi aveva colpito. Per tre anni sono stata in un centro specializzato ad Asiago, altri due in convalescenza a casa mia, sono ritornata a Forlì nel 1946 e l’8 dicembre di quell’anno ho fatto la professione solenne. Anche dopo la guarigione qualcuno sosteneva che ero un po’ fragile di salute, sta di fatto che in monastero ho svolto sempre il servizio da infermiera e ora sono arrivata a cent’anni. Fin dal momento del mio ingresso sono rimasta colpita dalla bellezza della vita claustrale e guardavo tutto con stupore. Qualche volta venivo anche rimproverata perché non riuscivo a tenere per me questa bellezza e rompevo il silenzio per manifestare alle altre suore la mia gioia. Ricordo, ad esempio, che la sera, dopo la recita della compieta, con le altre monache salivamo le scale per andare in cella facendoci luce con una candela: mi sembrava una cosa così strana che non riuscivo a trattenere di commentare ad alta voce. La maestra delle novizie era abbastanza severa, io obbedivo, le rispondevo con una battuta e facevo ridere anche lei. Anche adesso vivo ogni giorno accettando quello che il Signore mi dona, senza preoccuparmi del domani e questo mi dà tanta serenità. Dopo 78 anni di vita monastica sento ancora lo stesso fervore e lo steso entusiasmo. Tutto è ancora nuovo, come se fosse il primo giorno, ho ancora tanta voglia di fare, non posso stare con le mani in mano. Sento il desiderio di stare a lungo in preghiera davanti a Gesù e se posso sostituisco anche le consorelle nel loro turno di adorazione. Alle giovani che vengono a fare periodi di prova qui in monastero e mi chiedono consiglio dico semplicemente che l’esperienza personale è la miglior verifica. Se questa vita corrisponde al proprio desiderio va bene, altrimenti è meglio scegliere un’altra strada.