Omelia del Vescovo per la Festa della Madonna del Fuoco 2012

Solennità della B.V. del Fuoco

Omelia 2012

L’annuale Festa della Madonna del Fuoco, nostra Patrona, ci raduna ancora numerosi in questa nostra Cattedrale, come è avvenuto nei secoli, dal lontano 1428, quando l’immagine della Beata Vergine, qui custodita e venerata, rimase miracolosamente illesa nel fuoco, che distrusse una scuola, non lontano dal luogo in cui siamo. Oggi é festa di tutto il Popolo Forlivese. L’afflusso di pellegrini, particolarmente in questo giorno, sia pure limitato, oggi, per le avverse condizioni meteorologiche, è segno di una profonda devozione, che lega la nostra comunità alla Madonna.

Maria è la piena di grazia, che il Padre ha preparato tutta bella, santa e immacolata perché fosse degna dimora del suo Figlio Gesù fatto uomo; è colei che ha creduto alla parola del Signore, e che si è presentata come la serva del Signore, perché si compisse in lei la volontà di Dio, e che tutte le generazioni chiamano beata. E’ la donna di fede, che ha accolto il Verbo di Dio, e in un lungo cammino di fede, l’ha accompagnato fin sotto la croce, intimamente congiunta all’opera redentrice del Figlio. Ai piedi della croce, nelle parole di Gesù: “Donna, ecco il tuo figlio”, ha esteso la sua maternità, nella persona dell’apostolo Giovanni, a tutti noi.

Le letture, proposte in questa S. Messa fanno riferimento al fuoco, nella vocazione di Mosè al roveto ardente e al fuoco dell’amore, che, donato da Cristo, tutti deve animarci. Il riferimento al fatto prodigioso, relativo all’avvenimento e all’immagine qui venerata, è immediato. Il fuoco brucia, arde, riscalda e purifica; l’amore è una forza vitale, che deve spingerci a vivere generosamente il nostro rapporto con Dio e con il prossimo, con particolare attenzione ai poveri, agli emarginati, agli immigrati, ai più bisognosi: campo quanto mai vasto anche ai nostri giorni.

Più volte abbiamo richiamato che una vera devozione non si esaurisce in qualche preghiera o nella visita alla chiesa; richiede di guardare a Maria quale esempio di vita cristiana, di fede, e modello da seguire nel nostro cammino quotidiano. Come alle nozze di Cana, ancor oggi, Maria ripete ad ognuno di noi quello che disse ai servi: Qualsiasi cosa vi dica, voi fatelo. Certamente è sempre importante ascoltare e comprendere che cosa Egli dica a noi, oggi, in questo tempo, nelle situazioni concrete, in cui ci troviamo.

La giornata odierna, preparata dalla novena ben partecipata per quanto la stagione ha permesso, è un forte richiamo a rinnovare la nostra fede, la nostra adesione al Vangelo, per vivere, oggi, la nostra testimonianza a Cristo.

Siamo tutti consapevoli di trovarci in mezzo ad una crisi finanziaria ed economica di proporzioni mondiali: gli effetti negativi si fanno sentire pesantemente su molte famiglie e, purtroppo, non se ne vede ancora la fine. La mancanza del lavoro rende difficile e precaria la situazione di singoli e di famiglie intere; il futuro si presenta molto incerto, soprattutto per i giovani, che non vedono una prospettiva valida per il loro domani; le misure restrittive, necessarie per risanare la pesante situazione nazionale, impongono sacrifici notevoli a tutte le categorie, maggiormente avvertiti dai più deboli economicamente e socialmente. La situazione è senza dubbio grave.

Ma la crisi di valori autentici, capaci di dare speranza, è ancora più pesante: le cronache quotidiane registrano sintomi di disgregazione sempre più preoccupanti a livello individuale, familiare e sociale. Non è qui il caso di dilungarci perché l’elenco sarebbe piuttosto lungo. Abbandonato, in nome di un secolarismo dilagante, il riferimento primo a Dio, sono profondamente minati, scardinati o negati anche i punti di riferimento per la vita individuale e sociale, quali il valore della vita e la dignità della persona, della famiglia, del lavoro e del bene comune; tutto diventa precario, insicuro e anche il vivere sociale è fortemente compromesso. Un profondo disagio e una diffusa insoddisfazione serpeggiano nella nostra società. Non possiamo restare semplicemente spettatori in quest’ora così grave per la nostra comunità. Non bastano le lamentele, per quanto motivate. Quale testimonianza, dunque, da cristiani? Quale speranza possiamo dare?

Vorrei riprendere il discorso della fede, sopra accennato: oggi avvertiamo una crescente e facile dissociazione tra la fede professata, forse anche in questa devozione alla Madonna del Fuoco, e la vita vissuta. Il relativismo teorico e pratico e il soggettivismo esasperato affievoliscono le coscienze circa il bene e il male, facendo ritenere bene quello che si desidera, piace o si condivide e male quello che non piace o non si desidera e costa sacrificio. Molto probabilmente anche tra noi cristiani possono esserci coloro che, egoisticamente, guardano solo al proprio interesse, al facile guadagno, al profitto disgiunto da qualsiasi impegno morale, non hanno a cuore il bene comune, commettono varie forme di evasione fiscale, corruzione, furti, omicidi, sfruttamento del lavoro in nero, infedeltà coniugali, aborti, divorzi, contraccezione, convivenze, droga, sballo, sesso disordinato e sfrenato anche tra giovani e giovanissimi; tutto questo senza un vero impegno di conversione. E, forse, talvolta queste situazioni vanno anche insieme ad una pratica religiosa dei Sacramenti e delle varie devozioni, che non provoca ad una sincera e continua conversione e a maggiore coerenza di vita.

Anche oggi, Maria ripete a noi quelle parole dette ai servi a Cana di Galilea: Qualsiasi cosa vi dica, voi fatela. Saremo capaci, per intercessione di Maria, di un sussulto e uno scatto di rinnovamento profondo, capace di imprimere un corso nuovo alla nostra Chiesa e alla società intera, nell’onestà, nella rettitudine, nella sollecitudine per il bene comune, nell’amore e nella solidarietà con chi è più svantaggiato nella situazione presente?

Tutti gli anni, in questa occasione, siamo soliti indicare qualche punto del piano pastorale della nostra Chiesa. Quest’anno, proprio in questo periodo, siamo impegnati, nelle nostre parrocchie, in una attenta verifica sulla celebrazione e partecipazione all’Eucaristia, soprattutto domenicale, per domandarci fino a che punto sia educatrice alla vita buona del Vangelo, in riferimento agli ambiti della vita affettiva, della tradizione, della fragilità, del lavoro e della festa e della cittadinanza. Ci chiediamo:” Quanto passa dalla partecipazione all’Eucaristia alla nostra vita di tutti i giorni”? Senza ovviamente togliere o anche soltanto diminuire le esigenze proprie della partecipazione all’Eucaristia, che rimane il centro e il fondamento della vita del cristiano e della Chiesa stessa, ed esige sincera ricerca e impegno di una sempre maggiore comunione e coerenza di vita con la logica di Cristo, nella fedeltà al Vangelo.

Tra qualche mese, alla fine di maggio e all’inizio di giugno, saremo richiamati alla famiglia, dall’incontro Internazionale, che si svolgerà a Milano; questa formerà la nostra principale attenzione nel prossimo anno pastorale, per verificarne la situazione, i problemi, le difficoltà e soprattutto la sua missione insostituibile per l’accoglienza della vita e l’educazione delle nuove generazioni.

Contemporaneamente, dal 11 ottobre 2012 al 24 novembre 2013, in occasione del 50° dell’apertura del Concilio Vaticano II e del 20° della pubblicazione del Catechismo della Chiesa Cattolica, saremo chiamati a vivere l’Anno della fede, indetto dal Papa come “invito ad un’autentica e rinnovata conversione al Signore, unico Salvatore del mondo” e “perché la Chiesa intera possa riprendere esatta coscienza della sua fede, per ravvivarla, per purificarla, per confermarla, per confessarla”, “per riscoprire la gioia nel credere e ritrovare l’entusiasmo nel comunicare la fede”.

Successivamente dedicheremo la nostra attenzione particolarmente ai giovani, che già fin d’ora debbono essere protagonisti nella Chiesa e nella società e sono il futuro della nostra Chiesa e della società. Nei loro confronti noi adulti abbiamo gravi e irrinunciabili responsabilità educative. Al di là di facili giudizi di condanna o di accondiscendenti permissivismi, possiamo domandarci quali valori umani e cristiani vogliamo trasmettere a loro.

In questi anni continueremo a riflettere ancora sulla scelta delle unità pastorali per favorire e diffonderne la comprensione nelle nostre comunità parrocchiali e avviare il cammino pastorale insieme, con il preciso intento di affrontare la situazione attuale e far sì’ che le nostre comunità rimangano vive e operose nella fede e nella carità.

Con questi sentimenti affidiamo con fiducia il nostro cammino alla Madonna del Fuoco invocandone la materna protezione sulla nostra Chiesa e sulla Comunità intera, particolarmente sulle famiglie, sui giovani e su quanti soffrono nel corpo e nello spirito.

+ Lino Pizzi