"Ci che in questione la fede": un giudizio di Paolo VI pi che attuale

Papa Paolo VI è stato beatificato domenica 19 ottobre, a conclusione del Sinodo straordinario sulla famiglia, durante la concelebrazione che si è svolta in piazza San Pietro, presieduta da papa Francesco.

L’attuale Pontefice non ha mai nascosto l’amore al suo predecessore affermando di aver appreso da lui l’Evangelii gaudium che ha scelto come titolo della sua prima esortazione apostolica. “Per la Chiesa – scriveva Paolo VI nella enciclica Evangelii nuntiandi - non si tratta soltanto di predicare il Vangelo in fasce geografiche sempre più vaste o a popolazioni sempre più estese, ma anche di raggiungere e quasi sconvolgere mediante la forza del Vangelo i criteri di giudizio, i valori determinanti, i punti di interesse, le linee di pensiero, le fonti ispiratrici e i modelli di vita dell'umanità”.

Molti probabilmente ricorderanno di Paolo VI solo alcune immagini più famose come l’incontro con il patriarca Atenagora o alcuni testi del suo magistero come la conclusione del Concilio Vaticano II o la lettera alle Brigate Rosse con la richiesta della liberazione di Aldo Moro.

Meno si ricordano alcuni giudizi del nuovo Beato sulla situazione della Chiesa e sulla fede che non hanno perso attualità e drammaticità. Il 29 giugno 1972 affermò che “il fumo di Satana è entrato nel tempio di Dio...Non ci si fida più della Chiesa; ci si fida del primo profeta profano che viene a parlarci da qualche giornale o da qualche moto sociale per rincorrerlo e chiedere a lui se ha la formula della vera vita…Si credeva che dopo il Concilio sarebbe venuta una giornata di sole per la storia della Chiesa. È venuta invece una giornata di nuvole, di tempesta, di buio, di ricerca, di incertezza".

E pochi mesi prima di morire, l’8 settembre 1977 confermò questo grave giudizio in un colloquio con Jean Guitton: “C'è un grande turbamento in questo momento nel mondo della Chiesa, e ciò che è in questione è la fede. Rileggo talvolta il Vangelo della fine dei tempi e constato che in questo momento emergono alcuni segni di questa fine. Siamo prossimi alla fine? Questo non lo sapremo mai. Occorre tenersi sempre pronti, ma tutto può durare ancora molto a lungo. Ciò che mi colpisce, quando considero il mondo cattolico, è che all'interno del cattolicesimo sembra talvolta predominare un pensiero di tipo non cattolico, e può avvenire che questo pensiero non cattolico all'interno del cattolicesimo diventi domani il più forte. Ma esso non rappresenterà mai il pensiero della Chiesa. Bisogna che sussista un piccolo gregge, per quanto piccolo esso sia”.