9/11/2014: a S. Mercuriale il ricordo di don Pippo, santo dei forlivesi, maestro di fede e libertà

Mons. Giuseppe Prati, il familiare don Pippo dei forlivesi, è stato ricordato domenica 9 novembre, nel 62° anniversario della morte, con la messa che il vescovo, mons. Lino Pizzi ha presieduto nella basilica di San Mercuriale. Concelebranti la messa, proposta dall’Opera don Pippo e dal settimanale diocesano il Momento e animata dal coro Città di Forlì, diretto dal M° Nella Servadei Cioja il vicario generale della diocesi, mons. Dino Zattini, l’abate di San Mercuriale, don Enrico Casadio che ha fatto gli onori di casa e il direttore dell’Ufficio diocesano per le comunicazioni sociali, don Giovanni Amati. Presenti anche l’assessore Raoul Mosconi e il gonfalone comunale per l’amministrazione di Forlì, il direttore de il Momento, Luciano Sedioli, ospiti e amici dell’Opera don Pippo.

La liturgia ricordava la festa della dedicazione della basilica lateranense occasione, ha affermato il Vescovo nell’omelia “per ricordare che la Chiesa è il corpo di Cristo, non è fatta di pietre ma di uomini vivi”. Uomini vivi come don Pippo di cui don Amati ha ricordato la personalità, l’opera e la testimonianza in questo 9 novembre che coincideva con il 70° anniversario della liberazione di Forlì, il 25° della caduta del muro di Berlino e il 20° della intitolazione della piazzetta, qui accanto alla basilica di San Mercuriale: “Quanto lottò don Pippo per costruire ponti, per difendere la libertà, la sua e quella di tutti. Tante volte prese posizione contro il potere, politico, ideologico ed anche ecclesiastico e, lo ricordiamo in questo anno pastorale dedicato ai giovani, alzò la voce per difendere la libertà di educazione. Una libertà che don Pippo mostrava interessandosi a tutto e stando lì dove pulsava la vita della persona e della città, non accontentandosi di ribadire i principi, ma parlando, scrivendo e lottando per dare voce e forma alla presenza dei cattolici”.

La preghiera si è conclusa con l'omaggio alla tomba di don Pippo che dal 1957 riposa in basilica nella cappella Ferri. A tutti i presenti sarà offerta in omaggio la pubblicazione “Alla scuola di don Pippo. Mons. Giuseppe Prati il santo dei forlivesi” a cura dell'Ufficio diocesano per le comunicazioni sociali.

 

Il saluto iniziale di don Giovanni Amati, direttore dell'Ufficio diocesano per le comunicazioni sociali

Ricordare don Pippo è particolarmente significativo in questo 9 novembre in cui ricorrono anche il 70° anniversario della liberazione di Forlì, il 25° della caduta del muro di Berlino e il 20° della intitolazione della piazzetta, qui accanto alla basilica di San Mercuriale, avvenuta su richiesta de il Momento che volle così onorare il suo fondatore e a questo scopo raccolse 7023 firme. Ringraziamo il settimanale diocesano il Momento e l’Opera don Pippo e il Coro Città di Forlì che ci farà ascoltare anche questa sera le melodie di don Pippo.

A lui, sacerdote, educatore, giornalista e comunicatore, musicista, padre e maestro di libertà di intere generazioni di forlivesi, presenza autorevole non solo nella vita della Chiesa, ma anche nella cultura, nell’educazione, nella vita sociale e politica, guardarono i forlivesi anche in quel 9 novembre 1944, appena appresa la notizia della liberazione di Forlì.

Vennero qui a San Mercuriale a far festa con don Pippo, lo abbracciarono e lo portarono in trionfo in piazza Saffi.

“Servono ponti e non muri” ha detto oggi papa Francesco ricordando ciò che accadde a Berlino 25 anni fa. E quanto lottò don Pippo per costruire ponti, per difendere la libertà, la sua e quella di tutti. Tante volte prese posizione contro il potere, politico, ideologico ed anche ecclesiastico e, lo ricordiamo in questo anno pastorale dedicato ai giovani, alzò la voce per difendere la libertà di educazione.

Una libertà che don Pippo mostrava interessandosi a tutto e stando lì dove pulsava la vita della persona e della città, non accontentandosi di ribadire i principi, ma parlando, scrivendo e lottando per dare voce e forma alla presenza dei cattolici.

La libertà soprattutto di fronte al male, come quando si piegò a raccogliere i brandelli di carne delle persone uccise dal bombardamento dell’agosto 1944 e riconoscendo il suo male scrisse nel suo testamento quelle parole straordinarie: “E mi perdoni il Signore, perché ho solo bisogno del suo perdono. Potevo farmi santo e non l’ho fatto e mi accuso così come un colpevole. Pregate per me”.

“Uomo di carne e uomo di fede - scriveva don Francesco Ricci ricordando il suo maestro - questo fu don Pippo. Questo è il cristiano. Dio solo sa quante lotte un uomo debba condurre per stare dentro la carne con tutta la fede e dentro la fede con tutta la carne. I più sono quelli che stanno dentro la carne senza la fede e sono gli uomini carnali e quelli che stanno dentro la fede senza la carne e sono gli spirituali. Gli uomini veri, i cristiani veri, sono quelli che, crocifisse le loro passioni, sperimentano nella loro carne l’alba della resurrezione, nella novità della loro vita cambiata dalla presenza di Cristo e così aperta a una nuova intelligenza e a una nuova azione”.

La pubblicazione curata dall’Ufficio diocesano per le comunicazioni sociali dal titolo “Alla scuola di don Pippo il santo dei forlivesi” che riceverete al termine della messa vuole essere un contributo per imparare questa nuova intelligenza e questa nuova azione.

 

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