Sogno e adorazione dei Magi, Maestro dei Mesi, lunetta della facciata di San Mercuriale

Il cammino dei Re Magi: fu per una nascita o per una morte?

Il cammino dei Re Magi

 

"Nel cammino dei Magi verso Betlemme è simboleggiato il destino di ogni uomo: la nostra vita è un camminare, illuminati dalle luci che rischiarano la strada, per trovare la pienezza della verità e dell’amore, che noi cristiani riconosciamo in Gesù, Luce del mondo. L’ esempio dei Magi ci aiuta ad alzare lo sguardo verso la stella e a seguire i grandi desideri del nostro cuore. Ci insegnano a non accontentarci di una vita mediocre, del “piccolo cabotaggio”, ma a lasciarci sempre affascinare da ciò che è buono, vero, bello”.

(Papa Francesco omelia 6 gennaio 2014)

 

Fu un freddo avvento per noi,

Proprio il tempo peggiore dell’anno

Per un viaggio, per un lungo viaggio come questo

Le vie fangose e la stagione rigida

Nel cuore dell’inverno.

E i cammelli piagati, coi piedi sanguinanti, indocili

Sdraiati nella neve che si scioglie.

Vi furono momenti in cui noi rimpiangemmo

I palazzi d’estate sui pendii, le terrazze,

E le fanciulle seriche che portano il sorbetto.

Poi i cammellieri che imprecavano e maledicevano

E disertavano, e volevano, donne e liquori,

E i fuochi notturni s’estinguevano, mancavano ricoveri,

E le città ostili e i paesi nemici

Ed i villaggi sporchi e tutto a caro prezzo:

Ore difficili avemmo.

Preferimmo viaggiare di notte,

Dormendo solo a tratti,

Con le voci che cantavano agli orecchi, dicendo

Che questo era tutta follia.

Poi all’alba giungemmo a una valle più tiepida,

Umida, sotto la linea della neve, tutta odorante di vegetazione;

Con un ruscello in corsa ed un molino ad acqua che batteva il buio,

E tre alberi contro il cielo basso,

E un vecchio cavallo bianco al galoppo sul prato.

Poi arrivammo a una taverna con l’architrave coperta di pampini,

Sei mani ad una porta aperta giocavano a dadi monete d’argento,

E piedi davano calci agli otri vuoti.

Ma non avemmo alcuna informazione, e così proseguimmo

Ed arrivati a sera non un solo momento troppo presto

Trovammo il posto; cosa soddisfacente voi direte.

Tutto questo fu molto tempo fa, ricordo,

E lo farei di nuovo, ma considerate

Questo considerate

Questo: ci trascinarono per tutta quella strada

Per una Nascita o per una Morte? Vi fu una Nascita, certo,

Ne avemmo prova e non avemmo dubbio. Avevo detto nascita e morte

Ma le avevo pensate differenti; per noi questa Nascita fu

Come un’aspra ed amara sofferenza, come la Morte, la nostra morte

Tornammo ai nostri luoghi, ai nostri Regni,

Ma ormai non più tranquilli, nelle antiche leggi,

Fra un popolo straniero che è rimasto aggrappato ai propri idoli.

Io sarei lieto di un’altra morte.

(T. S. Eliot)