L'omelia di mons. Pizzi alla festa della Madonna del Fuoco 4 febbraio 2018

Omelia Madonna del Fuoco 2018

 

Saluto iniziale

Carissimi fratelli e sorelle, siate tutti benvenuti in questa Cattedrale per celebrare insieme la Solennità della Madonna del Fuoco. Saluto cordialmente il Vescovo Mons. Giorgio Biguzzi, molto devoto della Madonna del Fuoco, oggi nel suo 81° compleanno, che ha scelto di rimanere in questa diocesi nella Comunità dei Padri Saveriani a San Pietro in Vincoli. Saluto in particolare le Autorità civili e militari qui presenti, che ci ricordano che oggi è festa per tutta la Comunità forlivese; i Cavalieri del Santo Sepolcro, che ci fanno sentire idealmente uniti con Gerusalemme, la città santa; i rappresentanti dei Salinari di Cervia, (con il loro Sindaco), che sono venuti a compiere un atto di omaggio alla Madonna del Fuoco. Un saluto fraterno e un sincero ringraziamento rivolgo a tutti voi, sacerdoti, diaconi e religiosi/e della nostra Chiesa (e ai sacerdoti cattolici e ortodossi rumeni, che con noi venerano la sempre Vergine Maria). Sentiamo spiritualmente uniti a noi anche i nostri missionari e missionarie e le monache dei nostri monasteri di clausura. Saluto anche tutti gli anziani e gli ammalati, che nelle loro case si uniscono a noi tramite il servizio di Teleromagna, che fin d’ora ringrazio per questa opportunità.

 

Omelia

Questa è la 13° volta che con molto piacere presiedo, però in veste di Amministratore Apostolico, la solenne celebrazione della Festa della Madonna del Fuoco, nostra Patrona. Come per il passato, è sufficiente richiamare brevemente l’evento, a tutti noto, che sta all’inizio di questa devota tradizione di Forlì: come, cioè, l’immagine della Beata Vergine Maria col Bambino, tra il sole e la luna e scene bibliche e corona di Santi, è rimasta illesa nell’incendio di una piccola scuola, poco distante da questa cattedrale, e da quel lontano 1428 è qui venerata dal Popolo Forlivese. Anche oggi non possiamo trascurare la Parola di Dio, che abbiamo appena ora ascoltata: il fuoco del roveto ardente, dal quale Dio chiamò Mosè per la sua missione liberatrice del Popolo eletto; il fuoco dell’amore diffuso nei nostri cuori per amarci gli uni gli altri, perché Dio è amore; ma soprattutto Maria sotto la Croce del suo Figlio Gesù: momento culminante della missione di Gesù, ma anche del cammino di fede di Maria, nostra madre.

Ogni anno ho fatto riferimento al cammino pastorale della nostra Chiesa, particolarmente nel biennio della famiglia, nel biennio dei giovani e, l’anno scorso e quest’anno, nel biennio di formazione alla vita sociale e politica del nostro Paese. Più volte ho richiamato l’attenzione anche alla situazione sociale, in particolare alla crisi economica, che non è ancora superata, alla povertà crescente anche tra le famiglie forlivesi, alla precarietà e mancanza del lavoro, avvertendo anche della crisi di valori e degli stravolgimenti antropologici presenti nella cultura e nella mentalità largamente diffuse. Non si poteva e non si può tuttora chiudere gli occhi sulla realtà dell’immigrazione e dei conseguenti cambiamenti, per cui anche la nostra società sta diventando multietnica, multiculturale e plurireligiosa.

In particolare, in questo biennio, Cristiani adulti, cittadini responsabili, abbiamo più volte affermato che la vita cristiana e la sua maturità non si esauriscono nella vita liturgica e di preghiera all’interno della comunità cristiana, ma devono esprimersi in un impegno serio e responsabile nella vita della società, in cui viviamo: per conoscere la realtà e i problemi del nostro tempo, cercare le soluzioni possibili e partecipare attivamente alla vita sociale del Paese.

Su tre aspetti vorrei ancora, sia pure brevemente, fermare oggi la nostra attenzione: la famiglia, il lavoro e i giovani.

La famiglia, fondata sul matrimonio di un uomo e di una donna e aperta alla generazione dei figli, sta attraversando un tempo di notevoli difficoltà, sia dal punto di vista culturale, sia dal punto di vista economico, sia dal punto di vista legislativo. Tutti sanno e affermano che la famiglia è la cellula fondamentale della società e della Chiesa; infatti nella famiglia si nasce, si cresce e si matura, ci si educa anche al vivere sociale; ma sono state fatte gravi scelte, anche contradditorie, che invece di favorirla ne indeboliscono fortemente la realtà e la missione; con risultati anche negativi, come instabilità e precarietà; il divorzio, reso molto più facile, danneggia normalmente i figli e provoca nuove povertà (uomini scivolati nella miseria e nella solitudine); la legge sull’aborto, presentata come conquista di civiltà ha legalizzato l’eliminazione di quasi 6 milioni di vite umane in 40 anni, secondo i dati comunicati alle Camere pochi giorni fa questa è civiltà? ); una denatalità preoccupante, con risvolti negativi anche per il futuro della nostra società; il 30% dei figli, che nascono in Italia, nascono al di fuori di una famiglia costituita legalmente (con innegabili difficoltà per la loro crescita serena ed armoniosa). Sono state divulgate e propagandate concezioni e introdotti provvedimenti legislativi, che esaltano l’individuo al punto tale che i desideri sono diventati diritti e la persona è svuotata, spogliata di ogni dimensione sociale e comunitaria. Papa Francesco ha detto, qualche giorno fa, ai Prelati della Rota Romana, che la “famiglia è il futuro della società e della Chiesa”, ma se crolla la famiglia è in serio pericolo la stessa società. E’ ora che coloro che hanno le principali responsabilità civili ed economiche del nostro Paese mettano al centro, per davvero e non solo a fini elettorali , la famiglia e intraprendano provvedimenti e scelte, concrete e coraggiose, a favore della famiglia stessa.

Il lavoro. Certamente è fondamentale per la dignità della persona stessa e per il benessere del Paese. La grave e perdurante crisi finanziaria ed economica, di proporzioni mondiali, ha colpito gravemente individui e famiglie intere, facendo crescere la precarietà e la mancanza di lavoro. Il lavoro è stato recentemente al centro della Settimana sociale dei Cattolici a Cagliari; purtroppo i mezzi di comunicazione sociale del nostro Paese hanno quasi completamente ignorato un avvenimento così importante per i suoi contenuti e per le sue proposte per un lavoro libero, creativo, partecipativo e solidale. La mancanza del lavoro, la precarietà del lavoro, il lavoro in nero uccidono la dignità della persona e della famiglia, ha ripetuto Papa Francesco in quella occasione. Senza una prospettiva di lavoro degno i giovani non possono guardare al futuro con serenità e pensare a crearsi una loro famiglia. La questione del lavoro è centrale per la nostra società, ha detto anche il Presidente della Repubblica nel suo messaggio di fine d’anno.

I giovani. Le condizioni della famiglia e del lavoro coinvolgono in positivo, o in negativo, i giovani. Le ripercussioni su di loro sono molto pesanti e piene di conseguenze, come stanno dolorosamente dimostrando i fatti di cronaca anche recenti. E’ quanto mai necessario che tutte le agenzie educative, a partire dalle famiglie, alla scuola, alle associazioni, alle comunità religiose e alla politica si facciano carico della loro educazione e formazione civile e morale. Solo così si potrà guardare al futuro con maggiore fiducia. I giovani debbono avere il loro posto e assumere le loro responsabilità nella vita sociale e nella vita ecclesiale, e tirare fuori ed esprimere le loro migliori potenzialità per contribuire all’edificazione di una società più giusta e più umana. Papa Francesco, con questo intento, ha convocato per il prossimo ottobre, il Sinodo dei Vescovi sul tema I giovani, la fede e il discernimento vocazionale e ha chiesto ai giovani stessi di contribuire alla preparazione dell’avvenimento medesimo. Ha ripetuto più volte ai giovani di non lasciare che altri programmino il loro futuro.

Come comunità cristiana dobbiamo ammettere che troppo spesso, ci siamo chiusi nel nostro ambito, siamo stati in silenzio a guardare o ci siamo limitati a lamentarci, a deplorare situazioni di ingiustizie non più sopportabili, come se ciò bastasse, senza partecipare attivamente perché le cose possano cambiare in meglio. Da cristiani adulti e cittadini responsabili, proprio in forza della nostra appartenenza a Cristo, ci è chiesto di impegnarci seriamente per il bene comune, per una civiltà dell’amore, per una società solidale, in particolare a favore delle categorie più deboli, più povere ed emarginate.

Infine, come sapete, nei giorni scorsi Papa Francesco ha nominato per la nostra Chiesa di Forlì-Bertinoro un nuovo Pastore nella persona di Mons. Livio Corazza, sacerdote di Concordia Sagittaria, della diocesi di Concordia-Pordenone. Con animo grato e pieno di fiducia, in attesa della sua Ordinazione episcopale (17 marzo pr.v.) e della sua venuta tra noi (domenica 22 aprile pr.v.), oggi affidiamo la sua persona e il suo ministero episcopale alla materna protezione della Beata Vergine del Fuoco, nostra Patrona. E anche su tutta la nostra Comunità civile ed ecclesiale la Madonna del Fuoco ottenga dal suo Figlio Gesù abbondanti benedizioni, pace e serenità.

+ Lino Pizzi

Amministratore Apostolico

 

Festa solenne della Madonna del Fuoco domenica 4 febbraio.

Le celebrazioni in onore della Patrona si apriranno sabato 3 febbraio, alle 17.30, con i primi vespri e il canto delle litanie cui seguirà, alle 18.30, la messa presieduta dal vescovo, mons. Lino Pizzi. Come da tradizione quella sera molte finestre saranno illuminate dai lumini accesi a ricordo del miracolo avvenuto la notte del 4 febbraio 1428, l’incendio da cui fu preservata l’immagine della Patrona. Domenica 4 le messe saranno celebrate alle 6, 7, 8, 8.30 e 9.45. Alle 11 solenne pontificale presieduto da mons. Lino Pizzi, animato dai cori della diocesi diretti dal M° Enrico Pollini, con diretta tv su Teleromagna. Alle 12.45 e 15 continuano le preghiere con le messe, alle 16.15 con la recita del rosario, i vespri e le litanie. Le messe saranno celebrate anche alle 18, 19.15 e alle 20.30. Davanti alla Cattedrale sarà allestito per tutta la giornata un banco a cura dell’Ufficio diocesano per le comunicazioni sociali.

 

Veglia dei giovani

Mercoledì 31 gennaio si terrà la tradizionale veglia di preghiera dei giovani alla Madonna del Fuoco che avrà come tema “Maria, Madre della condivisione. Tra storia e fede”. La veglia avrà inizio nella chiesa di San Biagio alle 20.30, e proseguirà con la processione fino alla Cattedrale.

Dato il tema della condivisione il Centro diocesano di pastorale giovanile propone nel pomeriggio del 31 di fare esperienza di servizio in una di queste realtà: mensa Buon Pastore in via dei Mille (dalle 16.30 alle 19), Centro diurno presso Buon Pastore, via dei Mille (dalle 14.30 alle 17.30), Capanna di Betlemme dell`Associazione Papa Giovanni XXIII (dalle 16.30 alle 19.00), Casa della Carità di Bertinoro (dalle 16.30 alle 19.00). Per info e iscrizioni dei gruppi giovanili pigifo@pigifo.it.

 

La devozione cominciata molti anni fa, nel 1428, quando accadde il miracolo che alcuni testimoni, come Giovanni di Mastro Pedrino e Giovanni Pansecco, raccontarono poi nelle loro cronache. “Nella notte del 4 febbraio - scrive il Pansecco - si sviluppò un incendio in questa vicinanza. Era pretore il bolognese Floriano Grifoni che arrivò per primo e fu spettatore del fatto. Era in preda alle fiamme una scuola ove era maestro un uomo insigne per pietà di nome Lombardino da Ripetrosa, paese distate 24 miglia da Forlì. Alle pareti della scuola era appesa una carta su cui era disegnata l’immagine della Vergine con altre figure più piccole. Davanti ad essa gli alunni ogni sabato cantavano le lodi. Arse la casa e rimase illesa la Vergine. Per alcuni giorni la tavoletta rimase appesa al muro e dai dintorni si accorreva a vederla. Domenico Capranica, eletto fermano, era legato di Martino V per questa città e per Imola. Egli ordinò che l’immagine fosse portata nella chiesa di Santa Croce. E l’arcidiacono e i canonici con intervento dei fedeli fecero la traslazione. Era allora la Cattedrale in misere condizioni, ma dopo questo prodigio fu migliorata. E ora che altro ci resta se non amare più ardentemente la madre del Salvatore?”.

Nel corso dei secoli il popolo forlivese è accorso sempre numeroso attorno alla Madonna non solo in occasione della festa, ma tutte le volte che ha affrontato difficoltà e pericoli, come durante le guerre e le calamità naturali. Nel corso dei secoli la devozione alla Madonna del Fuoco ha superato i confini della diocesi arrivando non solo in città vicine, come Cervia, Cesena e Rimini, ma anche più lontane, come Ancona e Roma e arrivando fino all’Africa e al Polo Nord. Anche a Dallas negli Stati Uniti la prof. Luisa Pon, della Southern Methodist University ha studiato e pubblicato un libro sull’immagine della Madonna del Fuoco.

Davanti all’immagine della patrona di Forlì sono venuti a pregare 4 papi: Pio VI nel 1782, nel suo viaggio di ritorno da Vienna, Pio VII nel 1814, di ritorno dalla Francia dove Napoleone l’aveva tenuto prigioniero per 5 anni, Pio IX nel 1857 durante il viaggio nello Stato Pontificio e Giovanni Paolo II l’8 maggio 1986, durante la sua storica visita a Forlì e in Romagna.