Tutti attorno alla Patrona: omelia di mons. Pizzi (4/2/2015)

L'omelia di mons. Pizzi

Sono passati vari secoli dall’avvenimento del 3-4 febbraio 1428, che sta all’origine di questa nostra Festa e di questa celebrazione, e la devozione del Popolo Forlivese non è venuta meno. La venerata immagine della Madonna del Fuoco rimase illesa nell’incendio di quella scuola e i Forlivesi videro in questo un segno prodigioso di protezione di Maria per questa nostra Città: la portarono in questa Chiesa e successivamente vi costruirono la sontuosa Cappella, in cui tuttora è solennemente custodita e venerata.

Proprio in riferimento a quell’avvenimento, la liturgia di questo giorno richiama il fuoco del roveto ardente, in cui Dio si manifestò a Mosè, chiamandolo a guidare il suo popolo dalla schiavitù dell’Egitto alla Terra Promessa e la colonna di fuoco, che illuminava durante la notte il lungo cammino di Israele attraverso il deserto. Ma l’attenzione è rivolta soprattutto al momento culminante della missione di Gesù e della fede di Maria: presso la Croce di Gesù, dice l’evangelista Giovanni, stava la Madre sua, partecipe della Passione del Figlio, che dalla Croce ci affidò tutti alla Maternità di Maria come figli e ci diede come madre la Madre sua. E San Giovanni, nella sua Prima Lettera, di cui abbiamo ascoltato alcuni versetti, riecheggiando le parole di Gesù, ci ha parlato del fuoco di amore, che Cristo è venuto a portare sulla terra, per cui dobbiamo amarci “ gli uni gli altri perché l’amore è da Dio: chiunque ama è generato da Dio e conosce Dio . Chi non ama, non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore”. Ecco perché abbiamo chiesto nella preghiera iniziale al Signore di concedere al nostro ”popolo di custodire sempre viva e ardente la luce della fede e la fiamma del suo amore”. Tocca a noi celebrare e trasmettere a coloro che verranno dopo di noi questo patrimonio di fede e di civiltà.

E’ giusto, dunque, fare festa, ma non possiamo estraniarci dalla realtà del tempo presente, sia dal punto di vista sociale sia dal punto di vista ecclesiale: siamo partecipi della vita del nostro tempo, viviamo in questo mondo.

La crisi economica, in particolare la mancanza di lavoro, che continua da troppo tempo e che colpisce ancora individui e famiglie pesantemente, sembra dare qualche timido segno di allentamento: ci auguriamo che i segnali di ripresa diventino una realtà consolidata e duratura per tutti, ma il cammino appare ancora lungo e faticoso.

Non meno preoccupante è la crisi dei valori, che stanno alla base del vivere sociale: il disprezzo per la vita nella sua ampiezza, la criminalità organizzata, la corruzione e la disonestà nella vita pubblica, le barbarie e le guerre ancora in atto in varie parti del mondo. Si aggiunga la fragilità e la disgregazione della famiglia, la sperequazione dei beni, la crescente povertà, la perdurante disoccupazione e l’incertezza del futuro per i giovani. E’ in pericolo la visione stessa dell’uomo e della società.

Nell’ambito ecclesiale alcuni eventi sono di particolare importanza.

Nell’ottobre scorso si è svolto a Roma un Sinodo straordinario dei Vescovi e nell’ottobre di quest’anno se ne svolgerà uno Ordinario sulla famiglia, per proporre la grandezza e la bellezza della famiglia, fondata, secondo il progetto creatore di Dio, sul matrimonio di un uomo e una donna, in una comunità di vita e di amore, aperta alla trasmissione della vita. Purtroppo non mancano nella società le difficoltà e anche i tentativi di snaturare quest’ordine, ma rimane fondamentale il compito e la missione della famiglia, a solido fondamento della società civile e della Chiesa. Durante il viaggio nelle Filippine papa Francesco ha fatto riferimento alla "colonizzazione ideologica" che vuole distruggere la famiglia. Per volontà esplicita del Papa siamo stati e siamo tuttora coinvolti nella preparazione dell’uno e dell’altro Sinodo. Sarà necessario porre maggior attenzione e impegno perché la famiglia possa essere quel che è chiamata ad essere e a svolgere la sua missione insostituibile.

A novembre di quest’anno si svolgerà a Firenze un Convegno ecclesiale nazionale dal titolo molto significativo: “In Gesù Cristo un nuovo umanesimo”, alla cui preparazione anche noi siamo chiamati a partecipare. E’ la comprensione e la visione dell’uomo, alla luce di Cristo, che vien proposta per cogliere la dignità trascendente dell’uomo, la sua identità, la sua vocazione integrale e la sua missione, il senso della vita e della storia, e la sua partecipazione alla costruzione di un mondo più giusto e più fraterno.

Desidero richiamare all’attenzione di tutti anche un nostro impegno diocesano: nell’ambito degli Orientamenti pastorali di questo decennio (2010-2020) “Educare alla vita buona del Vangelo”, dopo il biennio dedicato alla famiglia, abbiamo indetto un Biennio dei giovani, senza escludere, ovviamente, l’attenzione anche alle altre fasce di età. Il futuro appartiene a loro, anzi saranno loro stessi il futuro della Chiesa e della società. Vogliamo porci in ascolto dei giovani, delle loro aspirazioni, delle loro attese, dei loro timori, dei loro progetti e offrire l’aiuto maggiore possibile perché crescano nella responsabilità e diventino protagonisti nella costruzione della civiltà dell’amore, per una società in cui tutti e ognuno possono realizzare una vita soddisfacente e dignitosa.

Nel nostro cammino ci incoraggia e sollecita Papa Francesco, che con la sua Esortazione Apostolica Evangelii gaudium ha tracciato le vie per una nuova tappa dell’evangelizzazione , contrassegnata dalla gioia del Vangelo, e ha invitato tutti ad “uscire dalla propria comodità e avere il coraggio di raggiungere tutte le periferie che hanno bisogno della luce del Vangelo”, perché “è necessario passare da una pastorale di semplice conservazione a una pastorale decisamente missionaria”. Ha inoltre richiamato che “la parrocchia è presenza ecclesiale nel territorio, ambito dell’ascolto della Parola, della crescita della vita cristiana, del dialogo, dell’annuncio, della carità generosa, dell’adorazione e della celebrazione”.

L’impegno che ci attende, anche per le nuove situazioni sociali ed ecclesiali (multi etniche, culturali e religiose)in cui ci troviamo, è molto serio. La nostra festa e la nostra devozione alla Madonna del Fuoco, devono, pertanto, segnare una decisa consapevolezza e responsabilità: sotto la protezione della nostra celeste Patrona continuiamo nella nostra missione di gioia e di pace. Maria, Madre di Cristo e della Chiesa, protegga sempre e guidi il nostro Popolo all’incontro con Cristo.