L'8 maggio 1986 il card. Giacomo Biffi accolse in piazzale della Vittoria papa Giovanni Paolo II che iniziava da Forlž la sua storica visita in Romagna

Quando Biffi venne a Forlž. Martedž 14 i funerali del cardinale nella cattedrale di Bologna

L’arcivescovo di Bologna, card. Carlo Caffarra presiede martedì 14 luglio, alle 10.30, nella cattedrale di San Pietro i funerali dell’arcivescovo emerito card. Giacomo Biffi, morto l’11 luglio, festa di San Benedetto Abate, a 87 anni.

La notizia ha suscitato grande cordoglio anche a Forlì dove il cardinale Biffi era molto conosciuto per le sue pubblicazioni e per le sue dichiarazioni molto libere e “politicamente scorrette”. Più volte era venuto a Forlì, durante i vent’anni del suo episcopato bolognese, la prima l’8 maggio 1986 per accogliere in piazzale della Vittoria papa Giovanni Paolo II che iniziava dalla nostra città i 4 giorni di visita in Romagna. Invitato dal vescovo emerito, mons. Vincenzo Zarri, era poi tornato a parlare di “Fede e cultura” nel 1988. Avvicinandosi il Giubileo del 2000 era stato invitato nuovamente per approfondire il tema “Cristo unico Salvatore” nel 1997 e ancora “L’originalità di Cristo” nell’Anno Santo due lezioni svolte in Cattedrale dove il 10 settembre 1989 Biffi era già venuto a presiedere l’ordinazione episcopale di mons. Giuseppe Fabiani. Una sua lezione su Benedetta Bianchi Porro tenuta nel 1994 è diventata un caposaldo della conoscenza della Venerabile dovadolese.

Nato a Milano nel 1928 il card. Biffi è diventato sacerdote nel 1950. Docente di dogmatica ha pubblicato numerose opere di teologia, di catechesi e di meditazione. Ordinato vescovo nel 1975, viene trasferito alla sede di Bologna nel 1984 diocesi che guidò fino al 2003. Nel 1985 fu creato cardinale da papa Giovanni Paolo II che nel 1989 lo invitò a predicare gli esercizi spirituale alla curia romana come fece anche il suo successore, Benedetto XVI, nel 2007.

Riportiamo un brano dal libro del card. Biffi “Memorie e digressioni di un italiano cardinale” (ed Cantagalli) su uno dei temi centrali e più famosi del suo magistero, la centralità di Cristo.

Il cristianesimo, in sé, non è una concezione della realtà, non è un codice di precetti, non è una liturgia. Non è neppure uno slancio di solidarietà umana, né una proposta di fraternità sociale. Anzi il cristianesimo non è neanche una religione. E’ un avvenimento, un fatto. Un fatto che si compendia in una persona. Oggi si sente dire che in fondo tutte le religioni si equivalgono, perché ciascuna ha qualcosa di buono. Probabilmente è anche vero. Ma il cristianesimo con questo non c’entra. Perché il cristianesimo non è una religione, ma è Cristo, cioè una persona. Io ho puntato su di lui la mia vita, l’unica che ho e quindi sento il bisogno ogni tanto di contemplarne il mistero, di rinfrescare l’identikit di Cristo…Che cosa sono andati a dire gli apostoli di Lui? Il nucleo del messaggio cristiano quel’è? Una parola sola: è risorto. Si è risvegliato dalla morte. Gli apostoli sono andati in giro a dire che Gesù è risorto ed è ancora vivo. Oh, vivo, oggi. Quando facevo scuola a Milano all’Istituto di pastorale ho fatto lezione sulla resurrezione di Cristo. Finita la lezione una signora si avvicina e fa: “Ma lei vuol proprio dire che Gesù è vivo…?”. “Sì signora, che il suo cuore batte proprio come il suo e il mio”. “Ma allora bisogna proprio che vada a casa a dirlo a mio marito”. “Brava signora, provi ad andarlo a dire a suo marito”. Il giorno dopo la signora torna da me e mi dice: “Sa, l’ho detto a mio marito”. “E lui?”. “Mi ha risposto, ma va’, avrai capito male”. Notate che quella era una catechista. Eppure era sconcertata. Io le faccio avere la registrazione della lezione, lei la fa sentire a suo marito e lui, alla fine crolla: “Ma se è così, cambia tutto!”. Pensateci e ditemi se non è vero: se quell’uomo, bello, eccezionale, è davvero Dio e se è ancora tra noi, allora cambia davvero tutto.