Art 33 della Costituzione: cosa significa veramente senza oneri per lo Stato?

Sulla sentenza della Cassazione in tema di Ici e scuola privata si è fatto avanti Salvatore Settis. Intervistato dal Corriere della Sera come firmatario di un appello contro i finanziamenti alla scuola privata, ha ricordato: «La Costituzione all’articolo 33 parla di scuola pubblica e aggiunge che enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituzioni di educazione ma senza oneri per lo Stato».

Lamentandosi perché «dalla legge Berlinguer in poi c’è stato uno smottamento verso la scuola privata», Settis ha asserito che «senza oneri per lo Stato» sarebbe un’espressione che «non può avere un’interpretazione diversa». Invece ce l’ha, eccome. Basta leggere gli atti della Costituente.

29 aprile 1947. In aula a Montecitorio si dibatte l’articolo 27 della Carta, divenuto 33 nella stesura definitiva. Epicarmo Corbino, liberale, presenta un emendamento, firmato da svariati deputati (dal comunista Marchesi al repubblicano Pacciardi, dal social-lavorista Preti al socialista Bernini, al qualunquista Rodinò), che appunto aggiunge «senza oneri per lo Stato» al testo già approvato «enti e privati hanno diritto di istituire scuole ed istituti di educazione». Giovanni Gronchi (Dc) lamenta che così si negherebbe allo Stato di concorrere a sostenere scuole non solo di enti religiosi, ma altresì di enti comunali e provinciali.

Corbino interviene per tranquillizzarlo, dando la lettura autentica del proprio emendamento: «Noi non diciamo che lo Stato non potrà mai intervenire a favore degli istituti privati: diciamo solo che nessun istituto privato potrà sorgere con il diritto di avere aiuti da parte dello Stato. È una cosa diversa: si tratta della facoltà di dare o non dare».

Alle residue perplessità di Gronchi risponde l’autonomista Tristano Codignola, cofirmatario dell’emendamento Corbino: «Dichiaro che voteremo a favore, chiarendo ai colleghi democristiani che, con questa aggiunta, non è vero che si venga a impedire qualsiasi aiuto dello Stato a scuole professionali: si stabilisce solo che non esiste un diritto costituzionale a chiedere tale aiuto. Questo è bene chiarirlo».

Sarebbe quindi opportuno che Settis, e con lui coloro che tirano in ballo un preteso divieto costituzionale di contributi pubblici a scuole private, si documentassero su quel che intendevano sostenere coloro (non democristiani, bensì laici e se si vuole pure, in parte, anticlericali) che fecero approvare dalla Costituente l’indicazione «senza oneri per lo Stato». Si trattava di sottrarre, a chi volesse istituire una scuola, il diritto di pretendere contributi pubblici, non già di negare allo Stato la concessione di tali aiuti.

(da www.tempi.it)