4 febbraio 2016 Omelia festa Madonna del Fuoco

Omelia Madonna del Fuoco 2016

 

Saluto iniziale all’inizio della messa: Carissimi fratelli e sorelle, siate tutti benvenuti in questa Cattedrale per celebrare insieme la Solennità della Madonna del Fuoco. Saluto cordialmente i confratelli Vescovi: Mons. Luigi Bettazzi, che alla sua veneranda età ha predicato tutta la Novena, il nostro Don Erio Castellucci, Arcivescovo abate di Modena-Nonantola, Mons. Giorgio Biguzzi, molto devoto della Madonna del Fuoco, perché oggi compie 80 anni. Saluto in particolare le Autorità civili e militari qui presenti, che ci ricordano che oggi è festa per tutta la Comunità forlivese; i Cavalieri del Santo Sepolcro, che ci fanno sentire idealmente uniti con Gerusalemme, la città santa; i rappresentanti dei Salinari di Cervia, che sono venuti a compiere un atto di omaggio alla Madonna del Fuoco. Un saluto fraterno e un sincero ringraziamento rivolgo a tutti voi, sacerdoti, diaconi e religiosi/e della nostra Chiesa (e ai sacerdoti cattolici e ortodossi rumeni, che con noi venerano la sempre Vergine Maria). Sentiamo spiritualmente uniti a noi anche i nostri missionari e missionarie e le monache dei nostri monasteri di clausura. Saluto anche tutti gli anziani e gli ammalati, che si uniscono a noi tramite il servizio di Teleromagna, che fin d’ora ringrazio per questa opportunità.

 

Omelia: I pochi versetti del Vangelo, che abbiamo ascoltato ora, ci presentano Maria sotto la Croce nell’ora di Gesù, il momento culminante della vita di Gesù e della fede di Maria. Maria, che un giorno accolse l’annuncio dell’angelo e concepì nel suo grembo il Figlio di Dio fatto uomo, lo diede alla luce, lo nutrì, l’allevò, lo educò e l’ha seguito discretamente durante la sua vita pubblica, sta sotto la croce del suo Figlio, partecipe del suo dolore e della nostra redenzione. Gesù affida a Lei tutti noi come figli nella persona dell’apostolo Giovanni e l’affida a noi come Madre.

Il Popolo forlivese, come tutto il popolo cristiano, nel corso dei secoli l’ha venerata come Madre del suo Signore e Madre della Chiesa, sotto tanti titoli, originati da circostanze storiche o locali, proclamandola beata, perché ha creduto all’adempimento della Parola del Signore e l’ha invocata da oltre mille anni Madre di misericordia.

Madonna del Fuoco la celebriamo noi, a seguito di quell’incendio, che in quella notte del 1428, distrusse una piccola scuola e risparmiò miracolosamente l’immagine di Maria, qui venerata. Nell’esperienza di Mosè al roveto ardente il fuoco fu il segno, che attirò la sua attenzione e lo condusse all’incontro con Dio per la liberazione del popolo ebraico dalla schiavitù; i Forlivesi furono attratti a Maria dal segno del fuoco.

San Giovanni, nella breve lettura, dalla sua Prima Lettera, ci ha ricordato un altro fuoco: il fuoco dello Spirito Santo, effuso nei nostri cuori per renderci partecipi dell’amore di Dio, che ha mandato il suo Figlio Unigenito, perché noi avessimo la vita per Lui. Dio è amore, afferma, e Gesù è il volto visibile della Misericordia del Padre. Papa Francesco, indicendo un Anno straordinario della Misericordia, ci richiama tutti a contemplare e ad accogliere la Misericordia di Dio e a viverla amando i nostri fratelli, soprattutto i più deboli, poveri, emarginati e sofferenti nel corpo e nello spirito, mettendo in pratica le opere di misericordia corporale e spirituale.

Questa è la nostra Festa, che stiamo celebrando nella gioia; ma, come negli anni passati, non possiamo non collocarla, sia pure brevemente e in modo non esauriente, nella situazione sociale odierna. Avrei desiderato di poter dire che la grave crisi economica, che da troppo tempo affligge tante persone e famiglie e ne condiziona pesantemente la vita, è ormai passata, ma è ancora troppo presto, nonostante qualche timido segnale di ripresa. Sono ancora troppi i disoccupati, i giovani che non vedono ancora un futuro incoraggiante per loro; il tessuto sociale sembra disgregarsi inesorabilmente; stenta a ritornare la fiducia nei nostri concittadini. Come per gli anni passati, dobbiamo constatare che ben più grave è la situazione morale del nostro Paese e non solo (violenze anche all’interno delle mura domestiche, corruzione dilagante, ruberie; vere e proprie barbarie; il disprezzo per la vita propria e altrui; la dignità della persona e della donna umiliata, migliaia e migliaia di persone, che fuggono dalle guerre e dalla fame…); sembra quasi che ci sia, in questi decenni, un proposito più o meno esplicito per demolire i valori fondamentali per la vita della società. Il relativismo pratico e teorico, l’individualismo e il soggettivismo crescenti, sprezzanti della ragione, del buon senso e del bene comune, minano la vita sociale e, purtroppo, si vuole pure far passare tutto questo come conquista di civiltà e di progresso. Ma sono vero progresso e segno di civiltà la cultura e la politica, che non difendono e non tutelano la vita in ogni sua fase, in particolare dei più deboli ed indifesi, cultura e politica che rendono sempre più fragile la famiglia, fondata sul matrimonio di un uomo e di una donna, cultura e azione politica, che assumono, come criteri, l’emotività, gli egoismi e i desideri come diritti a scapito della ragione, del buon senso e del bene comune? Si finirà per far passare come non civili il rispetto della vita e della persona, la difesa della famiglia sancita anche dalla Costituzione, la ricerca di un lavoro onesto, il riconoscimento del diritto di libertà all’educazione dei figli? A forza di parlare di unioni civili, funerali civili, matrimoni civili, significa forse che matrimoni e funerali religiosi non siano ugualmente civili? Civiltà senza amore non è più civiltà!

Siamo nell’Anno Giubilare della Misericordia; da oltre un millennio Maria è salutata e invocata Madre di misericordia: ha accolto nel suo grembo e dato al mondo il Figlio di Dio, Gesù Cristo, volto visibile della misericordia di Dio invisibile; Ella stessa, nel suo cantico di lode, si è riconosciuta oggetto della Misericordia infinita del Creatore. Anche a noi, come ai servi alle nozze di Cana di Galilea, Maria ripete oggi:Qualsiasi cosa vi dica, fatela. Chiediamo insistentemente la sua materna protezione per tutta la nostra comunità civile e religiosa., perché con la buona volontà e l’impegno di tutti, possiamo vivere in serenità e in pace vera. A Lei raccomandiamo le nostre famiglie, le persone che soffrono nel corpo e nello spirito, i poveri, gli emarginati, i disoccupati, gli immigrati e i carcerati; in particolare affidiamo alla sua cura di Madre della Misericordia i bambini e i giovani, che in questi mesi, anche con la prossima scuola di preghiera, continuano la loro preparazione alla Giornata Mondiale della Gioventù a Cracovia con Papa Francesco, alla fine di luglio.

Per l’intercessione della Vergine Madre, segno di consolazione e di sicura speranza per la Chiesa e l’umanità intera, , cresca la civiltà dell’amore e possano anche i nostri giorni vedere e godere prosperità e pace per tutti i popoli.



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