La diocesi ricorda il trentesimo anniversario della storica visita a Forlž di Papa Giovanni Paolo II

Trent'anni fa la storica visita a Forlì di papa Giovanni Paolo II. La diocesi ricorda domenica 8 maggio l'anniversario in Cattedrale. Ospite d’eccezione mons. Piero Marini, presidente del pontificio Comitato per i congressi eucaristici internazionali e della Commissione speciale per la liturgia presso la Congregazione per le Chiese orientali, che 1987 al 2007 è stato maestro delle celebrazioni liturgiche pontificie. Alle 17.30 relazione di mons. Marini preceduta dalla cronaca fotografica della storica giornata, a cura dell'Ufficio diocesano per le comunicazioni sociali. Alle 18.30 concelebrazione eucaristica presieduta da mons. Marini, alle 19.30 omaggio nella piazza Papa Giovanni Paolo II antistante la Cattedrale.

 

“Per un altro risorgimento umano e cristiano”

Questo il compito che Giovanni Paolo II diede alla comunità forlivese l'8 maggio 1986. Come è stato realizzato questo impegno?

Sono trascorsi trent’anni da quell’ 8 maggio 1986 quando, alle 11,40, atterrò nei pressi di piazzale della Vittoria atterrò l’elicottero che trasportava papa Giovanni Paolo II che iniziò da Forlì la visita in Romagna. Fu una giornata importante per il Papa che “tornava” in Romagna dopo 129 anni e per i forlivesi che, tutti, vollero partecipare a quello storico incontro.

Caddero anche da noi, grazie alla fede e alla forza del Papa alcuni steccati e muri e si vide una Chiesa giovane capace di uscire dalle sacrestie, di andare in piazza incontro alla gente, di radunare un popolo come nessuna ideologia, partito o potere può fare.

Ma trent’anni sono comunque passati e tante cose sono cambiate. Sono caduti alcuni muri e altri si stanno costruendo, due Papa si sono succeduti a Giovanni Paolo II che oggi veneriamo come Santo e a cui è dedicata la piazza davanti alla Cattedrale.

E qui cosa è cambiato?

Abbiamo capito di più Giovanni Paolo II noi che a Forlì abbiamo avuto anche il dono di conoscere in anticipo la sorpresa, la novità del Papa venuto dalla Polonia grazie a don Francesco Ricci? Il sacerdote forlivese, di cui ricorderemo il 25° anniversario della morte il prossimo 30 maggio, aveva infatti viaggiato a lungo nei Paesi dell’Est quando la cortina di ferro divideva l’Europa in due, aveva conosciuto Karol Wojtyla e altri protagonisti della Chiesa del silenzio e aveva fondato a Forlì prima il Centro Studi Europa Orientale per raccontare di loro e poi la rivista il Nuovo Areopago, edita ancora oggi dalla coop. La Nuova Agape, per far capire il pontificato di Giovanni Paolo II.

Che ne è inoltre di quella “grande eredità, religiosa e civile, ricca di umanità e di profonde aspirazioni alla libertà” che il Papa ci ricordò nel suo saluto in piazzale della Vittoria esortandoci a “lavorare per un futuro di ideali, dove la dignità dell’uomo sia unita ai valori trascendenti, per dare luogo a un altro risorgimento umano e cristiano, in cui fiorisca la civiltà nuova dell’amore”?

Abbiamo visto a Forlì il risorgimento?

Forse questo anniversario potrà servire non solo a ricordare ma a interrogarsi, per continuare o cominciare questa opera.

 

“Voi avete ricevuto una grande eredità religiosa e civile”

Le parole del Papa ai forlivesi: il saluto in piazzale della Vittoria e l'omelia in piazza Saffi

 

Voi avete ricevuto una grande eredità

“Il vostro sincero entusiasmo è di per sé stesso un segno assai eloquente del fatto che tanta acqua è passata sotto i ponti della storia, con il suo immancabile incrocio di luci e di ombre. Bisogna risalire a 129 anni fa per ritrovare la visita di un altro Papa in Romagna e nella città di Forlì, e precisamente a Pio IX, l’ultimo Pontefice dello Stato Pontificio. Da allora la situazione politica è profondamente mutata, ed è stata come tale ufficialmente riconosciuta dalla Chiesa. Oggi io vengo a voi, come sono andato in altre parti d’Italia e del mondo, in pellegrinaggio pastorale, col solo fine cioè di portare avanti la missione eminentemente spirituale della Chiesa… In questa vostra pietà cittadina primeggia, a giusto titolo, la devozione verso la Madonna, venerata sotto il titolo di Madonna del fuoco. Dal giorno in cui la sua immagine fu prodigiosamente salvaguardata dalle fiamme dell’incendio nel lontano 1428, la vostra storia è legata alla sua storia, e il cuore di ogni forlivese, vicino e lontano, si commuove al suo nome e la invoca protettrice della città. Voi avete ricevuto una grande eredità, religiosa e civile, ricca di umanità e di profonde aspirazioni alla libertà. Essa deve spingere i forlivesi di oggi a lavorare per un futuro di ideali, dove la dignità dell’uomo sia unita ai valori trascendenti, per dare luogo a un altro risorgimento umano e cristiano, in cui fiorisca la civiltà nuova dell’amore”.

(dal saluto in piazzale della Vittoria)

 

Non ridurre in spiccioli il grande senso della vita

“Vi è nel Vangelo una particolare potenza di trasformazione dell’uomo. Vi è in esso una particolare forza di dedizione disinteressata agli altri sull’esempio di Cristo. Da esso nasce ciò che è più nobile nell’uomo. Ciò che fa la vita umana pienamente degna dell’uomo. Ciò per cui veramente vale la pena di vivere. “Che cosa, infatti, potrebbe mai dare un uomo in cambio della propria anima?” (Mc 8, 37). È la domanda che occorre porsi sempre di nuovo. Tale domanda è particolarmente necessaria per la generazione contemporanea, la quale forse più che mai è minacciata dalla perdita del vero senso della vita. La minaccia viene dal pericolo di ridurre “in spiccioli” questo grande senso. Il Vangelo è un costante richiamo alla vita secondo questo grande senso che Cristo ha portato all’uomo”.

(dall’omelia in piazza Saffi)

 

Non possiamo esser stanchi perché Cristo risorto è sempre giovane

“In modo speciale ringrazio i giovani che hanno portato a questa comune celebrazione la testimonianza della loro giovinezza spirituale e auguro questa giovinezza spirituale a tutti i cristiani e a tutti i cittadini di quest’antica Chiesa di Forlì, specialmente agli anziani e ai sofferenti. Carissimi non possiamo mai essere stanchi, perché Cristo, che porta la croce, Cristo crocifisso, Cristo risorto, è sempre giovane, e sempre davanti. Allora camminiamo seguendo Cristo Gesù”.

(al termine della messa in piazza Saffi)