A Bertinoro sabato 11 arriva il nuovo parroco don Emanuele Lorusso

Don Emanuele Lorusso, nuovo parroco di Bertinoro, farà l’ingresso solenne sul colle dell’ospitalità sabato 11 giugno durante la messa che il vescovo mons. Lino Pizzi presiederà alle 18.30 nella concattedrale. Alle 17.45 il nuovo parroco sarà accolto alla chiesa del Suffragio e accompagnato dai bambini e dai ragazzi farà il percorso a piedi fino a piazza della Libertà.

Don Lorusso, che lascia San Pio X in Cà Ossi dove era parroco dal novembre 2006, succede a Bertinoro a mons. Luigi Pazzi, morto improvvisamente lo scorso 7 ottobre. Nel nuovo incarico avrà la responsabilità di 5 comunità: la Concattedrale, Santa Maria d’Urano, Massa, Lizzano e Polenta per un totale di 1260 famiglie e oltre 3300 persone. Lo abbiamo intervistato.

Inizia un nuovo cammino: pensieri, sentimenti, preoccupazioni....

Certamente ogni cambiamento segna un nuovo inizio e per noi sacerdote entrare in una nuova parrocchia è un imprevisto, soprattutto quando ci viene chiesto dal Vescovo per obbedienza di andare in un luogo che non credevamo adatto a noi. Penso che piano supererò quel po’ di incertezza che provo adesso perché andare in una nuova comunità è una esperienza che ho vissuto già altre volte.

Cosa conosce della realtà di Bertinoro?

Poche cose ma sufficienti a riempirmi di stupore e di orgoglio per la sua lunga storia, per la presenza di sacerdoti che sono stati dei grandi pastori in un paese così piccolo. Ma come dice il Vangelo da ciò che è piccolo può nascere qualcosa immenso.

Succede a don Luigi Pazzi: cosa lascia in eredità il suo lungo ministero parrocchiale?

L’eredità che si riceve dai sacerdoti santi che ci hanno preceduto: a Bussecchio fondai la chiesa di San Giuseppe Artigiano accanto all’Opera Don Pippo, un prete che è stato per me una figura straordinaria anche se non l’ho conosciuto di persona. A San Pio X mi ha preceduto don Natale Mazzari che ho invece conosciuto e accanto al quale mi sentivo impallidire. E ora don Pazzi e tutti i suoi predecessori di Bertinoro di cui ho sentito parlare, mons. Borghesi, mons. Valpondi, tutta una storia straordinaria. Quando si succede a questi saceredoti si riceve un’eredità che, solo un po’ consapevoli che siamo, si ha solo paura di sciupare.

In base alla sua precedente esperienza di parroco a cosa deve puntare di più oggi la parrocchia per essere una realtà viva di Chiesa?

Tante persone spesso dicono si lamentano perché ai loro tempi le cose erano diverse. Certo tanto è cambiato, ma la situazione non era né più facile, né più difficile di oggi, a ogni epoca la sua pena. Mi domando invece cosa è la Chiesa, perché siamo nella Chiesa e siamo cristiani. In un’epoca in cui tutto ogni verità viene appiattita ed ammorbidita per renderla innocua il Signore Gesù ci dice di prendere la croce e di seguirlo. Siamo consapevoli che siamo qui per servire il Signore e la sua presenza in mezzo a noi. Se la parrocchia non può aver la pretesa di essere l’unica voce nella società deve continuare ad essere sale, lievito e luce nella pasta.