Dieci cose da evitare per non rendere "inutile" la confessione

Non passa giorno senza che il Papa, giustamente, richiami l’infinita misericordia di Dio. L’Anno Santo appena concluso in particolare è stata occasione per ribadire una volta di più che non c’è peccato che non possa essere perdonato dal Padre. Di qui l’invito a riscoprire la Confessione, il sacramento della Riconciliazione, o Penitenza, dove abbiamo la certezza dell’incontro con il Signore. Tuttavia ci sono dei gesti che devono preparare il sacramento. Il catechismo, come ogni buon parroco, spiega che è opportuno un diligente esame di coscienza, il pentimento e l’accusa dei propri peccati davanti a un sacerdote. Tante volte infatti, rischiamo di arrivare alla Confessione impreparati o con un atteggiamento sbagliato. Monsignor Mario Delpini, vescovo ausiliare di Milano e segretario della Conferenza episcopale lombarda, ha riassunto in dieci punti cosa non si deve fare, o meglio le «regole» da seguire per avere la certezza che la Confessione non serva niente. Il breve testo è stato pubblicato domenica scorsa su Milano Sette, inserto domenicale di Avvenire.

Cosa rende la Confessione inutile

Per essere sicuri che la confessione non serva a niente si devono applicare le seguenti regole (anche non tutte, ne bastano alcune):

1. Confessare i peccati degli altri invece che i propri (e confidare al confessore tutte le malefatte della nuora, dell’inquilino del piano di sopra e i difetti insopportabili del parroco, dopo aver accertato che il confessore non sia il parroco).

 

2. Esporre un elenco analitico e circostanziato dei propri peccati, con la preoccupazione di dire tutto e tirare un sospiro di sollievo quando l’elenco è finito: ci sono di quelli che salutano considerando tutto finito. L’assoluzione è ricevuta come una specie di saluto e di augurio.

 

3. Confessarsi per giustificarsi: in fondo non ho fatto niente di male. Il pentimento è un sentimento dimenticato.

 

4. Confessare tutto, eccetto i peccati più gravi («perché se no non mi assolve»).

 

5. Presentarsi al confessore con la dichiarazione: «Io non ho niente da confessare».

 

6. Confessarsi perché «me l’ha detto la mamma (o il papà o la moglie o la zia…)».

 

7. Parlare con il confessore per mezz’ora del più e del meno e concludere: «La ringrazio che mi ha ascoltato! Le auguro buona Pasqua, a Lei e alla Sua mamma».

 

8. Approfittare per confessarsi della presenza di un confessore («Non avevo neanche in mente di confessarmi, ma ho visto che era libero…»).

 

9. Confessarsi perché è giusto confessarsi ogni tanto.

 

10. Confessarsi per evitare che il confessore sia venuto per niente.