Appuntamenti di preghiera e riflessione per la Giornata del malato

In occasione della XXVI Giornata mondiale del malato che si celebra domenica 11 febbraio, festa della Madonna di Lourdes, la Consulta diocesana per la pastorale della salute propone alcuni appuntamenti di riflessione e di preghiera nei luoghi di cura.

Martedì 6 febbraio 2018 ore 20.45 Basilica di San Pellegrino preghiera e  riflessione guidate da don Enzo Scaioli Vicario Episcopale per la pastorale della salute sul Messaggio di Papa Francesco in occasione della Giornata mondiale del malato.

Lunedì 5: IRST Meldola ore 14.30 Rosario a seguire S. Messa e Adorazione

Martedì 6: Casa della Carità di Bertinoro ore 17.30 Rosario a seguire vespri

Mercoledì 7: Cappella Padiglione Morgagni presso Ospedale Morgagni-Pierantoni ore 16.00 Rosario

Giovedì 8, alle 17, sarà recitato il rosario alla casa di riposo Zangheri, venerdì 9 alle 18.15 rosario e messa presso l’Opera San Camillo di Predappio, sabato 10, alle 16.30, all’Onpi di Vecchiazzano, messa e rosario

Domenica 11 febbraio, alle, 15 presso l’atrio del padiglione Morgagni dell’Ospedale Morgagni-Pierantoni santa messa celebrata dal vescovo mons. Lino Pizzi e animata dal coro dell’unità pastorale Cava-Villanova-Villagrappa e Castiglione.

Anche a Castrocaro si celebra sabato 10 e domenica 11 febbraio la Festa della Beata Vergine di Lourdes e la giornata parrocchiale del malato.

Sabato 11 alle 17,15 processione con l'immagine della Madonna di Lourdes partendo dalla casa di riposo Ziani-Venturini fino alla chiesa dove sarà celebrata la messa prefestiva alle 18.

Domenica 11, alle 11 messa con unzione degli infermi. A Terra del Sole domenica 11 festa della Madonna di Lourdes con processione per le vie del paese alle 20.30.

“A Maria, Madre della tenerezza - affermano i responsabili della pastorale della salute - vogliamo affidare tutti i malati nel corpo e nello spirito, perché li sostenga nella speranza. A lei chiediamo pure di aiutarci ad essere accoglienti verso i fratelli infermi. La Vergine Maria interceda per questa XXVI Giornata Mondiale del Malato; aiuti le persone ammalate a vivere la propria sofferenza in comunione con il Signore Gesù, e sostenga coloro che di essi si prendono cura”.

 

La testimonianza di don Domenico Ghetti cappellano dell'ospedale Morgagni-Pierantoni

E’ stato un fulmine a ciel sereno la proposta di Mons. Vescovo di chiedermi se avevo piacere di andare Cappellano all’Ospedale Morgagni - Pierantoni di Forlì.

Non avevo pensato mai seriamente di lasciare la parrocchia della Cava.

Sorprendente ripensandoci dopo è stata la mia subitanea risposta: “E’ una bella notizia”.

Mons. Vescovo aveva pensato a me per ricoprire un incarico diocesano che gli stava a cuore.

Ma ancor più decisivo nel dire di si è stato il fatto che attraverso l’invito del Vescovo si manifestava la chiamata di Gesù a cui dovevo dire di si con impeto.

E’ stato in seguito che mi sono spaventato pensando, a mente fredda, di essere in età avanzata e dover intraprendere un cambiamento importante per la mia vita.

E ancora di più mi rattristavo nel riflettere che dovevo distaccarmi dai parrocchiani a cui sono tutt’ora affezionato dopo averli accompagnati per più di quant’anni.

Ma ormai il si era stato detto.

Confesso che nei primi tempi della mia presenza in Ospedale non so se fosse solo per l’entusiasmo ma forse anche come segno di un’ultima vanità di un anziano che vuole sentirsi vivo non prendevo l’ascensore ma facevo le scale a piedi senza fermarmi mai.

Mi cimentavo a piedi dal primo al settimo piano del Morgagni.

Ora disdegno di meno l’ascensore per razionalizzare le forze.

Chi ha suggerito a Mons. Vescovo l’idea di mandarmi all’Ospedale avendo già una certa età, con la scusa che sarei stato sollevato dalla fatica della parrocchia e lì avrei avuto meno da fare, non ha pensato che l’impegno non era da meno. Non si va in Ospedale per avere un impegno “più leggero”.

L’ inizio del ministero in Ospedale, come ho già detto, è stato caratterizzato da gioia ed entusiasmo per la continua sorpresa di scoprire cose nuove sia per quello che riguardava l’ambiente, il personale e soprattutto gli ammalati. Che qualcosa di diverso era capitato in me lo percepivo dagli apprezzamenti che mi venivano fatti da chi incontravo: “Sei ringiovanito, sei cambiato”.

Per tenermi aggiornato sul come sta andando il mondo della salute e su come affrontare la condizione degli ammalati, ho imparato che occorre tanta umiltà. Occorre osservare molto e molto pazientare. In particolare mi sono confrontato e mi confronto continuamente per ricavarne qualche frutto, con le esperienze altrui.

Così non trascuro di partecipare nel limite del possibile, ai Convegni promossi dall’ufficio Nazionale della Pastorale della Salute e agli incontri regionali. Mi sono utili le buone letture che gli esperti del ramo pubblicano. Confesso che al cappellano ospedaliero non farebbe male un’attrezzatura mentale adeguata al compito che svolge come qualche studio di psicologia, come un infarinatura della scienza medica, e già dal seminario studiare una materia riguardante la pastorale dei malati con annesso studio dei problemi morali che riguardano le questioni di bioetica oggi così importanti.

Nella normalità della mia giornata tipo fatta di momenti di preghiera; di visite agli ammalati nei reparti, aspetto più impegnativo ed intenso del mio lavoro; rapporti con il personale sanitario; pranzo alla mensa aziendale; lavoro al computer dove la paziente Valentina mi aiuta a tenermi in contatto attraverso la rassegna stampa con il mondo e la tecnologia per aggiornare continuamente il mio sito; svettano alcuni incontri in cui la presenza del Mistero quotidiana e nascosta si tocca con mano ed è più forte.

Come non rimanere scosso di fronte a due coppie di genitori che hanno perso il bambino tanto desiderato?

Sei costretto a metterti completamente “a nudo”. Qui non tengono più le frasi fatte, le convenzioni, il già saputo, le false sicurezze dietro cui ti trinceri.

Viene fuori tutta la tua fragilità umana ed impotenza, rimane il silenzio carico di pianto, di pietà, di abbraccio fraterno di fronte al senso di vuoto.

Sale dal profondo del cuore il bisogno di gridare aiuto per se stessi e per chi hai di fronte “piegato a terra come un arbusto” a Chi solo è misericordia ed è morto in croce ed è risorto per condividere e salvare il dolore del mondo.

Ricordo ancora quella volta in cui un paziente di cui ero diventato pian piano amico giunto ormai alla fine mi fece chiamare dalla moglie. Mi disse quando fui a capo del letto: ”sto male, ho bisogno di aiuto”. Ormai le medicine non contavano più e non c’era nessun altro mezzo umano che potesse fare al suo caso.

Si sentiva, venendo meno le forze, come sprofondare dentro ad un pozzo senza fine.

Quale aiuto potevo dare?

Più che tenergli stretto la mano, altro non sapevo fare, quasi quasi mi veniva voglia di scappare, perché non ero capace di reggere a quella vista, impietosamente scoprì tutta la tua viltà.

Dov’era il mio coraggio e la mia forza?

“Dammi l’aiuto che solo tu hai. Dammi l’aiuto della preghiera” mi disse lui.

In non molti casi mi capita che sia lo stesso paziente ancora cosciente e vigile a chiedere l’unico aiuto che vale in vita ed in morte in maniera esaustiva.

Commosso gli ricordai che avrei fatto con lui ciò che Gesù faceva quando in Palestina abbracciava i tribolati, i sofferenti, gli ammalati.

Gesù li abbracciava e da Lui usciva una forza di guarigione del corpo e dello spirito che era di sollievo e conforto.

Era giunto il momento di abbandonarsi completamente a quell’abbraccio che toglie ogni paura. Gli ho amministrato l’Olio degli Infermi perché morisse in pace.

Non ho vissuto in questi 3 anni solo momenti tristi ma anche momenti pieni di gioia come un matrimonio ed un battesimo.

Lui, malato di tumore desiderava prima di morire che l’unione con la donna con cui conviveva da anni e da cui aveva avuto un figlio avesse anche la benedizione del Signore. Tutto si è realizzato in una mattina: dapprima io ho guidato il rito del matrimonio canonico poi l’assessore comunale ha celebrato il rito civile. Don Paolo Giuliani ha redatto tutti i documenti occorrenti per la circostanza. Non so dire la grande gioia dei due novelli sposi, che senza il vestito di prammatica, senza l’accompagnamento dei parenti e degli amici invitati a pranzo per festeggiare l’avvenimento, hanno messo in evidenza ciò che a loro stava più a cuore.

Ho celebrato poi anche il Battesimo di una bambina in due tempi: dapprima ho amministrato il rito del Battesimo, in un secondo momento, quando la piccola si è rimessa in salute, ho celebrato le cosiddette cerimonie suppletive.

Ho apprezzato quei genitori che hanno desiderato che la loro figlia avesse quanto prima il dono della fede che la rendeva così figlia di Dio.

Alle giornate più scorrevoli e piane succedono anche delle accelerazioni, dovute al sommarsi di più chiamate e più adempimenti. A volte non ho finito di dare l’Olio Santo ad una persona, la Santa Comunione ad un’altra, di fare un saluto ad un altro ancora, di dare la benedizione ad una salma nella camera mortuaria, che di nuovo si ripete la scena in reparti diversi ed in padiglioni diversi.

Alla sera sono felice del lavoro svolto ma anche assai stanco. Penso di essere uno dei dipendenti che passa più ore in Ospedale senza avere l’obbligo di timbrare il cartellino.

Se uno mi chiedesse se soffro di solitudine in Ospedale, posso rispondere che ho come tutti momenti di fatica, di prova, di delusione perché io stesso non mi sento del tutto adeguato all’ambiente e le cose non sempre vanno come desidererei ma non sono questi stati d’animo che mi fermano.

Metto in rilievo, che la mia vita è accompagnata anche da quelle piccole realtà di vita cristiana come la Cappellania Ospedaliera, come il gruppo del personale sanitario che ogni primo venerdì del mese partecipa numeroso alla santa messa delle ore 07.15 nel padiglione Allende.

Mi è di sostegno Padre Roger che condivide con me questa missione.

Ringrazio ancora le persone che mi aiutano a tenere in ordine le due chiese che richiedono attenzione e cura come ad esempio fiori, tovaglie, ecc …

Chi mi aiuta ad animare le messe con i canti e mi aiuta nelle frequenti commissioni.

Mi sono poi di sostegno gli amici di Scuola di Comunità e l’incontro con i preti.

Devo riconoscere che ricevo tanto e per questo essere grato alla misericordia di Dio.

Don Domenico Ghetti.

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