Suor Anna Letizia della Visitazione, nozze d'argento in monastero

Pubblichiamo la testimonianza di suor Anna Letizia della Visitazione, al secolo Anna Lidia Pilotti, delle monache Clarisse in San Biagio, che l’11 febbraio scorso ha festeggiato il 25° di professione religiosa. Suor Anna è stata anche Madre badessa dal 1997 al 2003 e sotto il suo priorato, nel 1998, è iniziato il grande lavoro di ristrutturazione generale del monastero.

Sono nata e cresciuta a Filetto, ho conseguito il diploma magistrale all’Istituto Ghiselli di Ravenna, poi ha continuato gli studi a Bergamo con un corso in puericultura. Poi ho iniziato a lavorare alla casa di cura Domus Nova di Ravenna dove sono rimasta per 13 anni come infermiera. Nel frattempo ho iniziato il mio cammino di verifica, accompagnata dal mio parroco don Giorgio Guidi e da don Paolo Giuliani, anche lui originario di Filetto.

Sono stati anni bellissimi, ero molto contenta del mio lavoro, delle amicizie, ero piena di entusiasmo e di iniziative. Ma sentiva dentro di me anche di una profonda inquietudine e mi interrogavo per cosa davvero valesse la pena spendere la mia vita. Così ho iniziato a guardarmi attorno, ad incontrare varie associazioni e movimenti ecclesiali, a partecipare a ritiri e pellegrinaggi e pian piano si è fatta chiaro in me che la mia strada era la consacrazione. Ma all’inizio mi sono ribellata a questa ipotesi. Così sono passati altri anni, ho fatto altri incontri, ho accettato questa chiamata stupita del fatto che il Signore non mi ha mai forzato, ha rispettato la mia libertà, aprendomi sempre strade nuove. Ho cominciato allora a chiedermi in quale ordine religioso entrare e alla fine la scelta è caduta sulle Clarisse in San Biagio dove ho fatto l’ingresso nel 1989. Da allora questa è la mia casa, qui ho fatto la professione semplice nel 1992 e quella solenne nel 1995.

La cosa più bella di questi 25 anni è stata l’esperienza di fraternità con le altre monache, condividendo insieme fatiche e gioie, senza scandalizzarsi dei limiti che pur ci sono.

Ai giovani che si interrogano su come spendere la loro vita vorrei dire di ascoltare l’inquietudine che sentono dentro, di non temerla, di andare fino in fondo per vedere dove porta. Avendo sempre l’umiltà di chieder aiuto, perché da soli non si può camminare.