22 aprile 2018: omelia alla messa di ingresso

Carissimi fratelli e sorelle, è grande la gioia che mi accompagna in questo momento: finalmente sono tra voi!

L’inizio del mio ministero episcopale prende avvio con una coincidenza davvero provvidenziale, entusiasmante ed impegnativa nello stesso tempo.

Oggi infatti celebriamo la Quarta Domenica di Pasqua, detta “Domenica del Buon Pastore”, che ogni anno ci invita a riscoprire, con stupore sempre nuovo, questa descrizione che Gesù ha dato di se stesso, rileggendola alla luce della sua passione, morte e risurrezione.

Non solo: oggi è anche la 55a giornata mondiale di preghiera per le vocazioni (“Dammi un cuore che ascolta”). Chiediamo dunque al Signore che ci siano persone capaci di rispondere con generosità alla sua chiamata, donando la propria vita per amore, a imitazione di Cristo, pastore buono e bello.

Gesù si definisce pastore.

«Il buon pastore offre la vita per le pecore» (Gv 10,11): queste parole si sono realizzate pienamente quando Cristo, obbedendo liberamente alla volontà del Padre, si è immolato sulla Croce. Allora è diventato completamente chiaro che cosa significa che Egli è “il buon pastore”: è colui che dà la vita, che offre la sua vita in sacrificio e per amore per tutti noi: per te, per me, per tutti!

Gesù non è semplicemente un pastore: è il pastore buono. Ed è buono perché conosce e ama le pecore. Le conosce bene. Le conosce per nome. Più volte viene ripetuta questa frase.

È mio compito, se voglio imitare e incarnare il buon pastore, conoscere i singoli e le comunità. In una società senza memoria e caratterizzata dalla fretta, dare il tempo necessario all’ascolto e mettersi nei panni dell’altro non è scontato. Significa creare uno stile nuovo nelle relazioni.

Chiedo aiuto per questo a tutti voi, in particolare ai giovani: aiutatemi a vivere per primo lo stile dell’ascolto. A restare sempre connesso.

Ascoltare non vuol dire solo recepire delle parole, dei messaggi; ascoltare significa entrare in confidenza con una persona, in una relazione di amicizia; significa comprendere, con l’intelligenza, con il cuore; significa essere pronti ad ospitare, ma anche disposti ad essere ospitati e quindi ad avere un cuore di povero. Ascolto di chi? Ascolto del pastore buono, innanzitutto.

Il mio desiderio è che in ogni comunità ci sia un luogo, uno spazio, un tempo per la lettura e l’ascolto comunitario del Vangelo.

Che introduca alla sua proclamazione durante la celebrazione eucaristica. Il Vangelo è una sorgente inesauribile a cui attingere quotidianamente l’acqua viva, che ristora la nostra esistenza.

Ascoltare, discernere e vivere, sono le tre parole che Papa Francesco ci suggerisce nel suo messaggio per questa giornata di preghiera per le vocazioni.

Se sapremo ascoltare il Signore, ascoltare i bisogni dei poveri, ascoltarci reciprocamente, con pazienza e disponibilità, sapremo creare una comunione solida e fraterna.

Dopo l’ascolto, qual è il compito del Pastore? Difendere e tenere unito il gregge. Far camminare tutti e insieme! È quello che cercherò di fare. Ma per far questo c’è bisogno della responsabilità di tutti, mettendosi a servizio gli uni degli altri.

Ognuno sia disposto a seguire la chiamata che il Signore gli ha riservato, ognuno pronto a pronunciare ogni giorno il suo sì.

Il vero pericolo è l’indifferenza.

Il Signore bussa in molti modi alla porta della nostra vita: se gli apriamo, se lo facciamo sedere alla nostra tavola, se intendiamo la sua voce, se lo ascoltiamo e mettiamo in pratica la sua parola, egli ci dona una pienezza e una gioia sconosciuta. Nonostante la nostra fragilità e i nostri limiti, egli si serve di noi per portare consolazione e speranza.

E’ l’esperienza che mi rincuora in questo momento che vivo con fiducia, ma anche con “timore e tremore”. Nella mia storia personale ho scoperto che dire di sì al Signore è sempre la scelta giusta, anche quando la proposta che mi veniva fatta era esigente. Da quando sono diventato presbitero ho sempre detto di sì ai diversi incarichi e servizi che di volta in volta mi venivano proposti. Ed è con tanta trepidazione che ho detto di sì anche a questo nuovo servizio come vescovo nella Chiesa di Forlì – Bertinoro.

Questa disponibilità mi dà ancora più coraggio di chiedere a tutti voi di dire il vostro sì al Signore.

Per questo chiedo agli adulti, alle mamme, ai papà, di testimoniare il Vangelo in famiglia, nel posto di lavoro, lì dove si trovano a svolgere un ruolo, ad esercitare una responsabilità, nei diversi ambiti della vita

umana, dall’economia alla cultura, dalla sanità all’amministrazione, all’educazione e alla politica.

Si rendano disponibili anche ad educare alla fede nei percorsi catechistici che la comunità cristiana predispone in parrocchia per ragazzi, per giovani e per adulti.

Per questo chiedo ai giovani di considerare le loro capacità, le loro competenze, i doni che hanno ricevuto come qualcosa non da sfruttare solo a proprio vantaggio, ma come un tesoro prezioso affidato ad ognuno per la gioia di tutti.

La Chiesa di Forlì-Bertinoro può contare su tanti testimoni esemplari, cristiani e cristiane che in epoche diverse, hanno pronunciato il loro sì, si sono impegnati, hanno lasciato un segno nella storia di questo popolo, a partire dai primi vescovi, san Mercuriale e san Rufillo, che cercavano di mettere pace in mezzo ai conflitti che dilaniavano il territorio. E poi, i santi Pellegrino e sant’Ellero. Ci sono i tanti beati. C’è una lunga storia che ci sostiene e ci incoraggia e che è continuata in tempi a noi più vicini. Ricordo solo il ramo femminile della via alla santità forlivese: le venerabili Benedetta Bianchi Porro (nel giorno della sua nascita al cielo sono stato eletto vescovo), Madre Clelia Merloni (che verrà proclamata Beata il 3 novembre a Roma,) Madre Serafina Farolfi, e la testimone di Dio Annalena Tonelli…

Santi, Beati, Venerabili, Servi di Dio e Testimoni che come stelle brillano nel cielo e nei cuori dei forlivesi e bertinoresi e ci indicano il cammino.

Con il loro esempio e la loro intercessione, vogliamo oggi, anche noi imitarli, per rendere vivo e presente l’amore di Dio nel terzo millennio, fra le genti della Romagna.

Non vogliamo lasciarli alle biografie e nelle biblioteche, ma seguirli sulla via del dono e del servizio. Come ci ha detto Papa Francesco nell’ultima esortazione apostolica Gaudete et Exsultate: «Ciascun santo è un messaggio che lo Spirito trae dalla ricchezza di Gesù Cristo e dona al suo popolo» (n. 21). «Voglia il cielo che tu possa riconoscere qual è quella parola, quel messaggio di Gesù che Dio desidera dire al mondo con la tua vita» (n. 24).

Adesso che sono qui tra voi, sento più che mai il bisogno della vostra preghiera. Non smettete di pregare per me perché sia tra voi un autentico pastore: che accetta di mettersi davanti per guidare e che raggiunge chi sta indietro perché non si scoraggi, che procede col passo delle comunità, senza fughe in avanti, ma non rinuncia a ridestare l’entusiasmo e la voglia di affrettarsi.

Concludo con i ringraziamenti.

Grazie ai confratelli vescovi e ai sacerdoti qui presenti. Vi sento davvero nel cuore.

Ai fedeli delle parrocchie di Concordia, Teson e Sindacale, di Pordenone, di Maniago, di Porcia, di Fiume Veneto e di Orcenico, agli amici delle Caritas e a tutti agli amici della diocesi di Concordia-Pordenone, che mi hanno accompagnato anche oggi, un enorme grazie e la domanda di continuare a pregare per me.

Ringrazio voi tutti della chiesa di Forlì- Bertinoro per la bellissima accoglienza che fin dal primo momento mi avete riservato.

Un grazie di cuore a mons. Lino Pizzi, per le sue premure, per la sua semplicità e determinazione. Un grazie sincero al vicario generale e a tutti i preti, ai diaconi, ai religiosi e alle religiose e a tutti i laici che in questi mesi ho incontrato, che mi hanno scritto, che si sono fatti vivi.

Grazie alle autorità che sono intervenute sia di Concordia-Pordenone che dell’Emilia Romagna.

Grazie ai rappresentanti delle confessioni cristiane e di altre religioni la loro presenza mi onora e mi impegna a continuare a camminare insieme nella fraternità.

Un pensiero speciale a tutti i forlivesi che sono lontano per studio o per lavoro, e a tutti i malati e gli infermi che da casa ci seguono anche con i mezzi audio televisivi: li sentiamo, in questo momento, quanto mai vicini a noi.

Continuiamo a camminare insieme nel nome del Signore, restiamo uniti, sempre, sostenuti da Maria, Madre di Gesù e Madre nostra, così tanto cara a tutti i fedeli e alle popolazioni della terra di Romagna in particolare.