22 aprile 2018: saluto alla città e alle autorità

Innanzitutto grazie per la vostra accoglienza e le parole che il sindaco, a nome di tutti, ha voluto rivolgermi in questo momento così importante per me e per la chiesa di Forlì-Bertinoro. L’incontro avviene nel segno della continuità dei buoni rapporti di stima e collaborazione fra la chiesa e le Istituzioni della città e della provincia forlivese. Colgo anche questa occasione per ringraziare per la sensibilità e la generosità dimostrate dal vescovo Lino, in questi anni che so essere stati di vera e profonda collaborazione.

“La Romagna è accogliente, ti troverai bene”, mi hanno sempre detto in questi mesi i miei ex-parrocchiani e compaesani di Concordia – Pordenone. Questa accoglienza rende più facile diventare romagnoli. Come lo sono diventati, in breve tempo, anche coloro che sono qui immigrati, da altre zone d’Italia o del mondo, per motivi familiari, di lavoro o a causa di situazioni difficili nei paesi d’origine.

Per quel mi riguarda, in realtà, più che un immigrato sono uno che torna a casa, se è vero che Forlì deriva dal latino: Forum Livii. Ben ritrovati!

Ci sono tante risorse ma anche delle criticità che toccano, in particolare, il mondo del lavoro, il mondo giovanile e le famiglie. Cercheremo di continuare a collaborare per il bene comune, pur nella distinzione dei compiti e degli ambiti di competenza, ma anche senza tirarci indietro nel compiere ciascuno il proprio dovere, per il bene di tutti e di ciascuno.

Il pericolo più grave è l’indifferenza, la frantumazione, l’isolamento: non possiamo permettercelo.

Un occhio particolare per i giovani che sono una minoranza nella società (una volta non lo erano) ma costituiscono il presente e il futuro. Non è vero che i giovani sono solo il futuro: sono già qui! Come abbiamo visto prima, non lasciamoli ai margini della società e della chiesa.

Diceva Papa Francesco nella Laudato si’: «La grandezza politica si mostra quando, in momenti difficili, si opera sulla base di grandi principi e pensando al bene comune a lungo termine» (Enc. Laudato si’, 178).

La diocesi continuerà nell’impegno a sostenere la formazione all’impegno sociale e politico per far crescere cittadini capaci di partecipare. Ricordiamo la testimonianza del senatore Roberto Ruffilli e il suo “Il cittadino come arbitro”. Anche il presidente della Repubblica, nel trentennale del suo omicidio, ce lo ha ricordato pochi giorni fa. Un omicidio che ha posto fine alla vita di grande uomo e cattolico, ma che anche è stata l’occasione del riscatto di tutti, se è vero, come è vero, che decine di forlivesi spontaneamente vollero contribuire con la loro testimonianza alle indagini.

Non voglio concludere ignorando una fotografia che è presente in questa piazza e che testimonia la necessità di giustizia nel mondo e la pazienza nel chiederla e pretenderla; mi riferisco alla foto di un mio corregionale, quella di Giulio Regeni. Non dimentichiamolo! Grazie ancora a tutte le autorità civili e militari per essere qui e per continuare a starmi vicino con la passione e la volontà di impegno per la crescita umana e sociale di tutti. E Grazie a tutti i forlivesi: buona vita!