1/1/2020 omelia alla messa conclusiva della marcia della pace

Nel vangelo di oggi, tutti camminano: Il Figlio di Dio, Gesù, Maria, la madre di Dio, con Giuseppe suo sposo. I pastori che camminano per recarsi alla grotta e tornano glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto. Anche il Papa ci invita a camminare La pace è cammino di speranza. Noi stessi, dopo la marcia, abbiamo camminato.

Gesù è in cammino, Lui, il Figlio di Dio, che è venuto verso di noi, sperando di essere accolto da noi.

Il primo passo di fiducia e di speranza, lo ha compiuto Dio nei nostri confronti.

Cosa può sperare un bambino se non di essere accolto? La sua vita è nelle nostre mani! Dio si mette nelle nostre mani. È la prima virtù di Dio: Egli spera in noi!

Maria è in cammino, la madre di Dio, che insieme a Giuseppe, va Betlemme. È partita incinta già prossima al parto. Aveva con sé la borsa con tutto l’occorrente per la nascita di suo figlio. Ma non per andare in ospedale, ma per andare a Betlemme e si sarà chiesta: troverò qualcuno che mi apre la porta del cuore e della casa per far nascere questo bambino?

Ha trovato tante porte chiuse, per tanti motivi. Ma ha trovato anche una porta aperta. Quella di una stalla. Una povera accoglienza? Quanto è bastato per far nascere il Figlio di Dio.

Diceva questa mattina papa Francesco “È proprio della donna prendere a cuore la vita. La donna mostra che il senso del vivere non è continuare a produrre cose, ma prendere a cuore le cose che ci sono. Solo chi guarda col cuore vede bene, perché sa “vedere dentro”: la persona al di là dei suoi sbagli, il fratello oltre le sue fragilità, la speranza nelle difficoltà; vede Dio in tutto.”

-I pastori sono in cammino. Cosa speravano nella loro vita? O meglio, speravano ancora in qualcosa? O erano rassegnati? Eppure, all’invito degli angeli, non si sono girati dall’altra parte, ma sono andati nella grotta e hanno visto un bambino. Un bambino come gli altri? Sì, ma era il Figlio di Dio. Non speravano tanto. È cambiata la loro vita? Forse no, materialmente. Ma una luce si è accesa nei loro cuori. Sono tornati pieni di gioia.

-Noi siamo in cammino. Se siamo qui, è perché crediamo ancora che la pace è possibile. Vogliamo coltivare questa speranza di pace. Attorno a noi ci sono tanti, troppi, che alimentano la paura e l’odio. Ma l’odio e la paura non costruiscono il futuro, né per noi né per le future generazioni. Ci avviliscono e basta.

La pace è il cammino della speranza cristiana. Che alimentiamo con la luce e il calore che ci ha donato il Signore Gesù.

“Il mondo non ha bisogno di parole vuote, si ottiene quello che si spera”. La pace nasce dal desiderio di voler aiutare gli altri diceva papa Francesco questa mattina.

Mi sono chiesto: e io, in che cosa spero? Alcuni motivi di speranza li ho già detti in piazza, elenco alcuni motivi più ecclesiali e universali:

- Io spero in comunità fondate sul vangelo, che non si lasciano bloccare dalla paura e dalla sfiducia.

- Io spero nella rinascita di comunità rinnovate dalla gioia dell’essere cristiani, che si ritrovano insieme attorno al Signore, e si lasciano guidare dal suo Spirito.

- Io spero in comunità che non perdono la memoria di quello che hanno ricevuto e di quello che è avvenuto, e si assumono delle responsabilità per l’oggi e per il domani.

- Io spero in comunità cristiane responsabili verso il creato che il Signore ci ha donato, e lo accolgano con rispetto e amore costanti. Al di là delle emergenze climatiche.

- Io spero in un futuro di pace, e che “le nuove generazioni non perdano la memoria di quanto accaduto, quella memoria che è garanzia e stimolo per costruire un futuro più giusto e fraterno”.

-Io spero nella pace, e credo “in un mondo che non ha bisogno di parole vuote, ma di testimoni convinti, di artigiani di pace aperti al dialogo senza esclusioni o manipolazioni”.

Non si ottiene la pace se non la si spera.

Maria, che veneriamo oggi come Madre di Dio, si è messa in cammino per portare Gesù al mondo. Con fiducia in Dio e negli altri.

Coltiviamo in noi e nelle persone che stanno accanto a noi, la speranza. La speranza in un mondo diverso, più umano e più buono.

Concludo con papa Francesco: chiediamo questa grazia: di vivere l’anno col desiderio di prendere a cuore gli altri, di prenderci cura degli altri.