4/2/2020 omelia alla festa della Madonna del Fuoco

Dopo una preparazione più lunga dei consueti nove giorni, oggi la Forlì di fede cristiana celebra la Madonna del Fuoco, Regina di Forlì.

Desidero anche questa mattina iniziare rivolgendo davvero un grande grazie al Signore per questa possibilità che ci ha donato di celebrare insieme Maria, sua Madre, e il nostro essere famiglia.

Il disastroso incendio di quasi 600 anni fa è stato un episodio grave, anche se non drammatico come tanti altri, ma è diventato da allora l’evento ecclesiale che consolida la relazione con Maria, nostra madre e la nostra fraternità.

Chi non è credente non può capire. Sembra un episodio di poca consistenza, in sé. Un quadretto della Madonna che si salva dall’incendio non è un evento così straordinario. In fondo, nessuno è morto, nessuno ha perso casa, come accade ad esempio quando si verifica un terremoto. Eppure, fin da subito, anche se con alterne vicende, come è comprensibile, questo episodio è diventato l’occasione non solo per ricostruire una scuola, ma per costruire una comunità di fede.

Dicevo, con alterne vicende, perché l’intensità della devozione è esplosa due secoli dopo, nel XVI secolo, e da lì non si è più fermata. Questo, dal mio punto di vista, è il vero miracolo. Passano intere generazioni, ma la manifestazione non si ferma. Niente e nessuno l’ha fermata. Non hanno fermato la Madonna del Fuoco coloro che spostarono la statua da piazza Saffi in un altro luogo, e dopo 20, fu ricostruita dove si trova adesso. Non l’hanno fermata nemmeno coloro che negando l’esistenza stessa di Dio ridicolizzavano la fede. Maria continua ancora a incontrare tanta gente, a seminare il suo amore tra i fedeli e anche tra i non credenti. E la xilografia è diventata un segno di speranza, da cui ripartire per costruire una nuova fraternità.

Nel vangelo di Giovanni c’è la dimostrazione di come ella parli anche con il silenzio.

Di Maria si parla poco nel Nuovo Testamento, e lei dice ancora meno. Maria è la Madre del silenzio. La Bibbia conserva appena sette frasi pronunciate da Maria. Ognuna di esse è come una finestra che permette uno sguardo dentro la casa di Maria e ci fa scoprire come era il suo rapporto con Dio. In particolare, la chiave per capire tutto questo ci viene data da Luca: “Beati coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica." (Lc 11,27-28). Ripercorro brevemente queste parole. Le prime parole nell’Annunciazione:

1ª Parola: "Come avverrà questo, poiché non conosco uomo!" (Lc 1,34)

2ª Parola: "Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola!" (Lc 1,38)

La seconda parola è durante la Visita alla cugina E.:

3ª Parola: "L’anima mia magnifica il Signore, e il mio spirito esulta in Dio mio salvatore!" (Lc 1,46-55)

E poi al ritrovamento fra i dottori del tempio:

4ª Parola: "Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre ed io, angosciati, ti cercavamo" (Lc 2,48).

Le ultime due parole, le uniche in san Giovanni alle nozze di Cana:

5º Parola: "Non hanno vino!" (Gv 2,3)

6ª Parola: "Qualsiasi cosa vi dica, fatela" (Gv2,5).

Infine, il silenzio eloquente sotto la Croce:

7ª Parola: Il silenzio ai piedi della Croce, più eloquente di mille parole! (Gv 19,25-27)

-Maria segue la volontà del Figlio e diventa, attraverso Giovanni, nostra madre. Madre di una famiglia più grande, dove non c’è un figlio unico, ma i figli diventano all’inizio poche decine, e poi, come oggi, miliardi. Ma in realtà tutti sono suoi figli!

Gesù ci affida anche oggi a sua madre. Gesù ci dona sua madre: “Ecco tua madre”. Siamo tutti rappresentati da Giovanni. Maria è mia madre. Una madre che ha fatto diventare decisivo per la sua vita la volontà del figlio. Questa è la vera e unica devozione a Maria. Siamo qui, anche quest’anno, molto numerosi e ci chiediamo: siamo disposti ad averla come madre?

-E poi l’altra parte. “Madre, ecco tuo figlio”. Gesù chiede a Maria di adottarci tutti. E questo ci consola di più. Se noi facciamo più fatica ad essere figli suoi, Maria invece con grande e paziente assiduità si prende cura di noi come nostra madre.

In ogni caso, si conferma la struttura fraterna della fede cristiana. La comunione che non viene mai meno. Nonostante limiti e peccati. Fragilità e incoerenze. Siamo fratelli e sorelle.

Nella Pietà di Michelangelo, Maria sembra molto giovane, più giovane del figlio crocifisso, quando doveva avere all’incirca una cinquantina di anni. Chiestogli perché avesse scolpito il volto di Maria da giovane, Michelangelo sembra abbia risposto: “Le persone appassionate di Dio non invecchiano mai!” Lei è una appassionata di Dio! Mi chiedo: C’è in me questa passione per Dio?

Ecco l’altra immagine del fuoco: la passione. Può essere anche questa una realtà distruttiva. La passione può trasformarsi in ira, vendetta, cattiveria senza limiti. Ma può anche animare in modo forte e robustoso (come definisce san Francesco il fuoco) la nostra vita, dando la capacità di andare fino in fondo, nel portare fino in fondo i nostri ideali e sogni più belli. Senza passione, controllata e orientata per il bene, non si porta a termine niente di buono. Lo hanno dimostrato anche in questa novena le donne che ci hanno accompagnato, insieme con Maria, Benedetta e Annalena.

Volete restare giovani? Ascoltate Michelangelo, Imitate Maria ….

Cari fratelli e sorelle, con Maria continuiamo a costruire una nuova fraternità. O meglio, una fraternità rinnovata. Ci aspettano scelte delicate e coraggiose, come comunità cristiane, nel prossimo futuro. Con Maria sapremo superare le difficoltà. Sapremo superare egoismi, individualismi e campanilismi. Troviamo la forza per procedere insieme come popolo in cammino. Uniti, con Maria, non avremo paura di niente. Non avremo paura del fuoco e neanche della morte, perché il Figlio Gesù è morto ed è risorto, per donare anche a noi la vita eterna. Là, dove anche Maria ci attende con tutti i santi che ci hanno preceduto nel segno dell’amore che si dona.