9/2/2020 Alla celebrazione alla sala San Luigi in ricordo del salesiano don Pietro Garbin

Ci ritroviamo per celebrare una delle tante opere di carità di don Garbin.

È anche l’occasione per ringraziare, a nome della comunità cristiana, i salesiani, di cui don Garbin è stato una figura di sacerdote luminoso e attraente, come ci raccomanda spesso papa Francesco di essere come comunità cristiana e come singole persone, sacerdoti o laici.

E mi chiedevo quanta fede e quanto coraggio avevano questi nostri confratelli nella fede e nel sacerdozio.

Sono arrivati nel ‘42, durante la guerra.

Hanno subito la distruzione della chiesa con la morte di 19 fedeli alcuni mesi dopo.

Ebbene, sono andati avanti, con coraggio, con fede. E hanno saputo resistere e ricostruire.

Hanno pensato prima agli altri che a se stessi.

Quanto incoraggiamento danno anche a noi oggi, che affrontiamo certamente delle difficoltà, ma non paragonabili alle loro. Eppure sono andati avanti. Per i giovani, per i perseguitati, per diffondere il vangelo.

Un esempio per noi, a non arrendersi. A Far rumore, come dice la canzone che ha vinto Sanremo.

C’è una parte rumorosa della società composta da tanti urlatori, ma c’è anche chi rimane troppo in silenzio.

Non lo posso sopportare questo silenzio innaturale…. Don Garbin rompeva il silenzio con una parola affascinante ma anche con scelte che mettevano a rischio anche la sua vita per salvare la vita degli altri.

Grazie a lui, per l’insegnamento che continua a darci ancora oggi. E grazie ai salesiani e agli organizzatori di questo evento, che ci aiutano a tenerlo vivo nella nostra comunità a pochi giorni dalla Festa della Madonna del fuoco da lui tanto amata e venerata.