Via libera al centro islamico. Ma non solo un problema di variante urbanistica

Dopo l'apertura nella seconda metà di giugno 2012, in via Oliverotto Fabbretti, traversa di via Ravegnana, del secondo centro islamico di Forlì è arrivato il via libera dal Consiglio Comunale al centro islamico di via Masetti. Il provvedimento, che consente il cambio di destinazione d'uso da agricolo a centro civico e religioso, è stato approvato nella seduta del 27 novembre con 22 voti a favore (Udc, Pd, Idv e DestinAzione), due contrati (Lega Nord) e sette astenuti (Pdl).

Il capannone venne acquisito nel 2008 dalla comunità musulmana forlivese. Attualmente il centro islamico si trova in via Fossato Vecchio.

 

A proposito di chiesa e moschea

Si usano i termini come moschea, centro culturale islamico, spazio religioso, luogo di culto come fossero sinonimi (vedi allegato 1). Si ribadisce giustamente la libertà religiosa sancita dalla Costituzione (vedi allegato 2 ), si domanda la stessa libertà nei Paesi islamici, qualcuno però precisa che la reciprocità non è una priorità. C’è chi sottolinea a proposito che la religione è una risorsa positiva per la società, ma è necessaria trasparenza nelle attività, c’è chi si chiede da dove provengono i soldi per questa operazione.

Un volantino diffuso in città da “Forlì città aperta” affermava che non si vuole la moschea che “è una struttura molto simile a una chiesa” ma “semplicemente che un capannone possa essere utilizzato come centro culturale”. Semplicemente? Forse che l’apertura di un centro culturale islamico è solo una questione tecnica di variante urbanistica? Non ci sono conseguenze culturali e sociali in tutto ciò? E’ una questione di dialogo, ma quale?

“Lo stesso concetto di dialogo - scriveva nel 2000 l’allora card. Ratzinger presentando la Dominus Iesus - assume un significato radicalmente diverso da quello inteso nel Concilio Vaticano II. Il dialogo, o meglio, l'ideologia del dialogo, si sostituisce alla missione e all'urgenza dell'appello alla conversione…Il dialogo nelle nuove concezioni ideologiche, penetrate purtroppo anche all'interno del mondo cattolico e di certi ambienti teologici e culturali, è invece l'essenza del "dogma" relativista e l'opposto della "conversione" e della "missione” (vedi allegato 3).

 

Intanto a Forlì dalla seconda metà di giugno 2012 è stato aperto un secondo centro islamico (vedi link)

 

Sull'argomento riceviamo il contributo di don Stefano Pascucci che pubblichiamo:

Rileggo l'articolo "La chiesa e la moschea" di don Erio Castellucci pubblicato su il momento. Lo trovo chiaro e semplice nel linguaggio. Affronta le questioni fondamentali riguardo ai motivi per cui è giusto che agli islamici sia concesso di costruire a

Forlì la moschea. È giusto chiedere la reciprocità ma Gesù ci ha chiesto di fare il primo passo; occorre che tutti rispettino le leggi del paese in cui abitano, ma chi conosce la comunità islamica forlivese sa che i suoi membri sono più che disponibili a rispettare le leggi del nostro paese; l'integrazione culturale poi avverrà quanto più intraprenderemo la strada del dialogo, offrendo spazi d'incontro e non costruendo muri in nome di culture differenti ed infine non bisogna aver paura del relativismo religioso, visto che Benedetto XVI stesso ci invita a scoprire ciò che ci unisce prima di ciò che ci divide.

Mi sembrano concetti ragionevoli ma vorrei aggiungere un fattore. Leggo un bell'articolo del prof. Giuseppe Scidà, docente di sociologia della società multietnica, Facoltà di Scienze Politiche "Roberto Ruffilli", intitolato "Verso un'Italia multietnica: quale multiculturalismo, quale tolleranza?". Nell' articolo si cita il primo rapporto sull'integrazione degli immigrati in Italia (1999). l'84,1% degli intervistati di un campione rappresentativo di italiani dichiara che è ben disposto ad accogliere persone che portano culture diverse dalle nostre e il 50,9% ritiene che gruppi etnici minoritari non debbano abbandonare la propria cultura neppure se le pratiche culturali e religiose impediscono il rispetto delle leggi. Poi però assistiamo ad un fenomeno strano: il 17,4% proverebbe fastidio avere come vicino di casa un immigrato, e la percentuale sale al 27,7% nel Nord Est del paese dove la media di presenza di  extracomunitaria è più alta. Voglio metter in luce il fatto che un conto è la teoria dell'integrazione e un conto è guidare un processo di integrazione culturale che se da una parte è inevitabile, dall'altra va appunto guidato con saggezza e prudenza. La strada verso l¹integrazione che vogliamo prendere va scelta consapevolmente facendo i conti con la concreta realtà in cui viviamo. Da questo punto di vista mi ha colpito il primo gennaio scorso quando una quarantina di islamici sono entrati in S. Mercuriale per la giornata della pace. Si sono messi in prima fila separando di fatto il Vescovo (anche lui seduto in prima fila) dal popolo di Dio. Poi è andato all'ambone un giovane per promuovere l'iniziativa civile di dare la cittadinanza italiana ai bambini extracomunitari nati in Italia chiamando ³sala² il luogo che in cui eravamo.

Ho pensato, forse un po' maliziosamente: non mi preoccupano i musulmani, mi preoccupano i cristiani... loro sanno bene cosa vogliono, noi cristiani cerchiamo spesso un quieto vivere in fondo per salvare il nostro piccolo, borghese benessere...

Mi diceva Rita, egiziana cristiana copta della mia parrocchia, che i Fratelli musulmani hanno imposto in Egitto, per tutti, durante il Ramadan il velo e lei  che a metà d'agosto tornerà a trovar la famiglia sarà obbligata a metterlo. Forse è una sua esagerazione ma certo da noi di queste cose non si parla....Mi  impressiona la certezza spavalda che gli islamici, quando gli parlo, dimostrano, penso che noi non abbiamo la stessa coscienza forte della nostra identità, anzi per noi avere una identità debole o relativa sembra un vantaggio, così ci sentiamo tolleranti anzi di più dimostriamo in tal modo i progressi compiuti dalla nostra civiltà. In sostanza occorre non separare i principi cristiani dalla concreta realtà in cui viviamo. Gesù richiama spesso alla vigilanza e all'attenzione alla realtà, vorrei che tali preoccupazioni fossero messe in opera anche da noi

forlivesi...