Omelia del Vescovo alla Messa Crismale (5/4/2012)

Omelia messa crismale 2012

 

Carissimi, siamo qui riuniti per celebrare la Messa Crismale, una celebrazione del tutto singolare: è la manifestazione più piena della nostra Chiesa, che vive in Forlì-Bertinoro, quale Popolo di Dio, radunato intorno al medesimo altare sotto la presidenza del Vescovo, successore degli apostoli, circondato dai presbiteri, dai diaconi, dai vari ministri, da Religiosi e Religiose. Tra poco verranno benedetti gli Oli e consacrato il Sacro Crisma , che serviranno per la celebrazione dei Sacramenti nelle nostre comunità parrocchiali. Oggi, qui, si manifesta pienamente il carattere sacerdotale di tutti i battezzati, ossia il sacerdozio battesimale, comune o dei fedeli, e il sacerdozio ministeriale, per mezzo del quale e nel quale Cristo continua la sua missione di Capo e Pastore della sua Chiesa.

In forza del battesimo tutti partecipiamo al sacerdozio di Cristo, siamo resi capaci di offrire a Dio non solo il sacrificio di Cristo, ma anche noi stessi, la nostra vita per il culto spirituale, di cui parla San Paolo nella Lettera ai Romani (12,1): “Vi esorto, dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, a offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale”. In mezzo al suo Popolo Dio chiama alcuni, mediante il sacramento dell’Ordine, a seguire il Signore Gesù più da vicino e ad essere rappresentazione sacramentale di Cristo Buon Pastore per il bene del suo Popolo. Questa celebrazione è proposta e intesa anche come Festa del sacerdozio ministeriale: proprio per questo sarebbe bello che anche molti fedeli potessero partecipare per ringraziare il Signore per voi, presbiteri, oggi così numerosi (anche per la partecipazione di sacerdoti provenienti da altre nazioni, che accogliamo e salutiamo cordialmente). Voi siete i primi collaboratori del Vescovo e in comunione con lui portate il peso del ministero pastorale. Conosciamo tutti la situazione del nostro Presbiterio: il numero dei preti in diminuzione, l’età avanzata di grande parte di voi, le fatiche del ministero, le poche gratificazioni e anche le delusioni e le stanchezze … Ma non lasciamoci avvilire o perder d’animo. Richiamiamo alla nostra mente chi è Colui che ci ha chiamati a lavorare nella Sua vigna, l’amore con cui abbiamo risposto alla sua chiamata, il servizio che il Signore ci ha affidato: essere strumenti consapevoli e liberi, per amore, del Suo amore per i fratelli. Continuiamo nella gioia il nostro servizio fraterno: il Signore non mancherà di concedere anche i frutti al nostro lavoro. Su questo rifletteremo anche questa sera nella celebrazione della Messa in Coena Domini, ricordando il grande dono dell’Eucaristia e il comandamento dell’amore, del servizio ai fratelli.

Non posso, però, tacere, anche ora, la mia preoccupazione per la mancanza di vocazioni sacerdotali: abbiamo un diacono in attesa di essere ordinato sacerdote, due seminaristi al Seminario Regionale di Bologna e tre giovani in cammino propedeutico a Faenza. Il beato Giovanni Paolo II, nella Pastores dabo vobis, afferma che la Chiesa “adempie la sua missione quando guida ogni fedele a scoprire e a vivere la propria vocazione nella libertà e a portarla a compimento nella carità. Nel suo compito educativo, la Chiesa mira, con attenzione privilegiata, a suscitare nei ragazzi, negli adolescenti e nei giovani il desiderio e la volontà di una sequela integrale e avvincente di Gesù Cristo … Fine dell’educazione del cristiano è di giungere, sotto l’influsso dello Spirito, alla “piena maturità di Cristo” (Ef 4,13). Ciò si verifica quando, imitandone e condividendone la carità, si fa di tutta la propria vita un servizio d’amore (cfr Gv 13,14-15), offrendo a Dio un culto spirituale a lui gradito e donandosi ai fratelli. Il servizio d’amore è il senso fondamentale di ogni vocazione, che trova una realizzazione specifica nella vocazione del sacerdote: egli, infatti, è chiamato a rivivere, nella forma più radicale possibile, la carità personale di Gesù, l’amore cioè del Buon Pastore, che “offre la vita per le pecore” (Gv 10,11) (n. 40). E il Papa prosegue: “Tutti i membri della Chiesa, nessuno escluso, hanno la grazia e la responsabilità della cura delle vocazioni … il dovere di dare incremento alle vocazioni sacerdotali spetta a tutta la comunità cristiana. … La prima responsabilità … è del Vescovo … Egli sarà sollecito che la dimensione vocazionale sia sempre presente in tutto l’ambito della pastorale ordinaria, anzi sia pienamente integrata e quasi identificata con essa … Tutti i sacerdoti sono con lui solidali e corresponsabili nella ricerca e nella promozione delle vocazioni presbiterali … Una responsabilità particolarissima è affidata alla famiglia cristiana, che come chiesa domestica, ha sempre offerto e continua ad offrire le condizioni favorevoli per la nascita delle vocazioni. … Anche i fedeli laici, in particolare i catechisti, gli insegnanti, gli educatori, gli animatori della pastorale giovanile, ciascuno con le risorse e modalità proprie, hanno una grande importanza nella pastorale delle vocazioni sacerdotali “. Il Papa ricorda anche i gruppi, movimenti e associazioni di fedeli laici in questo impegno educativo, perché siano veri e propri luoghi di proposta e di crescita vocazionale, e auspica che la comunità ecclesiale, a cominciare dalla parrocchia, senta che “il problema delle vocazioni sacerdotali non può minimamente essere delegato ad alcuni incaricati, perché, essendo un problema vitale, che si colloca nel cuore stesso della Chiesa, deve stare al centro dell’amore di ogni cristiano verso la Chiesa”. (Pastores dabo vobis, 41).

Preghiamo, dunque, secondo il comando del Signore, “il Padrone della messe perché mandi operai nella sua messe”, e favoriamo una pronta e generosa risposta di quanti sono da Lui chiamati. Ai giovani, in particolare a quelli qui presenti e a quelli più attenti nelle parrocchie, nei gruppi, nelle associazioni e movimenti, richiamo quello che il Papa Benedetto XVI ha rivolto a loro nel suo recente Messaggio per la Giornata Mondiale della gioventù, dal titolo: Siate sempre lieti nel Signore: “A proposito di generosità, non posso non menzionare una gioia speciale: quella che si prova rispondendo alla vocazione di donare tutta la propria vita al Signore. Cari giovani, non abbiate paura della chiamata di Cristo alla vita religiosa, monastica, missionaria o al sacerdozio. Siate certi che Egli colma di gioia coloro che, dedicandogli la vita in questa prospettiva, rispondono al suo invito a lasciare tutto per rimanere con Lui e dedicarsi con cuore indiviso al servizio degli altri. Allo stesso modo, grande è la gioia che Egli riserva all’uomo e alla donna che si donano totalmente l’uno all’altro nel matrimonio per costituire una famiglia e diventare segno dell’amore di Cristo per la sua Chiesa.”

Tutto questo richiede un rinnovato impegno educativo a tutti i livelli, in particolare in questo decennio dedicato all’educazione.

Dopo aver indetto l’Anno della fede,(dall’11 ottobre 2012 al 24 novembre 2013), il Papa, a più riprese, ha sollecitato, in vari Messaggi, che sia di aiuto e di stimolo a cercare la gioia nel Signore: la gioia frutto della fede, per riconoscere ogni giorno la presenza, l’amicizia del Signore, riporre la nostra fiducia in Lui e crescere nella conoscenza e nell’amore di Lui; sia occasione per riscoprire la forza e la bellezza della fede, per approfondirne i contenuti e per testimoniarla nella vita di ogni giorno. Nella Lettera di indizione Porta fidei (n.9) il Papa dice: Desideriamo che questo Anno susciti in ogni credente l’aspirazione a confessare la fede in pienezza e con rinnovata convinzione, con fiducia e speranza. Sarà un'occasione propizia anche per intensificare la celebrazione della fede nella liturgia, e in particolare nell’Eucaristia, che è “il culmine verso cui tende l’azione della Chiesa e insieme la fonte da cui promana tutta la sua energia” [14]. Nel contempo, auspichiamo che la testimonianza di vita dei credenti cresca nella sua credibilità. Riscoprire i contenuti della fede professata, celebrata, vissuta e pregata [15], e riflettere sullo stesso atto con cui si crede, è un impegno che ogni credente deve fare proprio, soprattutto in questo Anno.

In questi mesi si dovrebbe concludere la nostra verifica sulla portata educativa della celebrazione e della partecipazione all’Eucaristia domenicale nelle nostre parrocchie, cioè in che misura educa alla vita buona del Vangelo. Ne verranno indicazioni pastorali perché questo possa avvenire sempre più e meglio. Sarà necessario anche porre maggiore attenzione alla catechesi, in particolar modo proponendo varie forme di catechesi degli adulti. Sarà l’occasione per ripercorrere le grandi Costituzioni del Concilio Vaticano II, nel 50° anniversario del suo inizio, a vent’anni dalla pubblicazione del Catechismo della Chiesa Cattolica.

Siamo quasi nell’imminenza di un evento straordinario, che interesserà tutta la Chiesa e in particolare l’Italia, in quanto si svolgerà a Milano: il VII Incontro Mondiale delle famiglie (29 maggio-3 giugno). Ci prepareremo principalmente con la preghiera per le famiglie nelle prossime domeniche. Raccoglieremo gli apporti di quest’incontro e, ancora nell’ambito del decennio dell’educazione, dedicheremo il prossimo anno pastorale espressamente alla “famiglia, che resta la prima e indispensabile comunità educante … famiglia, a un tempo forte e fragile … che nonostante “il diffondersi di stili di vita che rifuggono dalla creazione di legami affettivi stabili e i tentativi di equiparare alla famiglia forme di convivenza tra persone dello stesso sesso … mantiene la sua missione e la responsabilità primaria per la trasmissione dei valori e della fede“.

Come ognuno può ben vedere, il cammino molto intenso deve continuare e richiede l’impegno di tutta la nostra comunità, quale oggi qui si manifesta. La partecipazione alle celebrazioni del Triduo Pasquale ci rafforzi nella fede del Signore risorto e vivo in mezzo a noi, ci faccia crescere nella carità e nella comunione ecclesiale, rinnovi in tutti la speranza e la volontà di vivere e testimoniare la nostra appartenenza a Cristo, e così ravvivare la missione della nostra Chiesa.



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