Quando San Giovanni Bosco venne a Forlž

La presenza dei salesiani a Forlì con l’oratorio San Luigi, la scuola professionale, lo studentato, la Sala multimediale San Luigi continua e documenta il carisma educativo di San Giovanni Bosco. Ma le cronache ci raccontano anche della visita nella nostra città del Santo che, accompagnato dal suo segretario, don Giovan Battista Francesia, giunse a Forlì la sera del 28 febbraio 1867. Era stato invitato dal vescovo mons. Pier Paolo Trucchi che era amico del conte Vimercati di cui don Bosco era ospite a Roma. Da Fermo, dove il fondatore dei salesiani aveva incontrato anche il seminarista Domenico Svampa, poi vescovo di Forlì e cardinale di Bologna, don Bosco scrisse a mons. Trucchi notificando il suo arrivo, ma la lettera giunse in ritardo.

Così raccontano quella visita le Cronache biografiche del venerabile don Giovanni Bosco, a cura di Giovanni Lemoyne:

“Partito da Fermo don Bosco giungeva a Forlì alle 11.30 pomeridiane. Quel vescovo, amicissimo del conte Vimercati, desiderava far la conoscenza col Venerabile e avendo fatto sapere al Conte il suo desiderio, don Bosco aveva stimato cosa conveniente aderire al suo invito. Da Fermo aveagli scritto in qual'ora sarebbe giunto; per cui, presa una carrozza alla stazione, si fece portare all'Episcopio, certo di essere aspettato. Ma trovò le porte e le finestre chiuse. Si ebbe un bel bussare, nessuno venne ad aprire e dovette andare all'albergo del Falcone. Quivi fu accolto con ogni cortesia, tanto più che, dando don Francesia scherzevolmente il titolo di eccellenza a don Bosco, i camerieri si credettero di aver da fare con un prelato.

Fatto giorno, accompagnato da don Francesia, andò a dir messa al celebre santuario della Madonna del Fuoco, ove avvenne la conversione del Beato Pellegrino Laziosi, e chiesero di poter celebrare.

- Avete le carte? domandò il sagrestano.

- Questi è don Bosco! - rispose don Francesia.

- Don Bosco di Torino?

- Proprio lui!

Bastò. E tutto in faccende il sagrestano tirò fuori una delle più belle pianete, già adoperata da Pio VII e condusse D. Bosco all'insigne altare della Madonna.

Dopo aver celebrato, si recarono a far visita al Vescovo, il quale solo in quella mattina aveva ricevuta la lettera di avviso. Con ogni urbanità e festa accolse il caro ospite, s'intrattenne molto tempo con lui e alle 11 lo fece assidere ad un lautissimo pranzo di magro, improvvisato, poiché don Bosco intendeva di partire alla 1.30 pomeridiana. Monsignore non mangiò, perché era solito pranzare al tocco”.

Il brano è ripreso anche nel periodico La Madonna del Fuoco curato da mons. Adamo Pasini che aggiunge altre notizie desumendole dalle memorie di don Francesia. Il segretario di don Bosco racconta che arrivati in Cattedrale la mattina dell’1 marzo: “entrammo in una chiesa che ci parve assai devota. Le molte persone che vi stavano pregando chiamarono la nostra attenzione e ci fecero esclamare “che gente pia ha la città di Forlì”. Entrati in sacrestia dissi al prete sacrista (ndr: don Pietro Severi) che ci venne all’incontro:

- Si potrebbe dire la santa messa?

- “Si ma chi sono, donde vengono?

- Questi è don Bosco”

- Quello di Torino? Quello delle Letture Cattoliche?

- Appunto

- Lui!?

- Certamente

- Lui? Proprio lui? Chi l’avrebbe mai detto?

Mons. Pasini precisa inoltre che la lettera di don Bosco giunse in ritardo perché aveva viaggiato sul suo stesso treno e corregge sia il Lemoyne che il Francesia sull’indicazione del luogo dove il Santo trascorse la notte. Il primo parla dell’albergo del Falcone, il secondo di una locanda presso la Cattedrale. Nel 1867 l’unica locanda con alloggio, nei pressi del Duomo, era il Leon d’Oro chiusa nel maggio 1969. Nel palazzo in corso Garibaldi, oggi al civico 57, una lapide ricorda il soggiorno di don Bosco e una targa, nella sacrestia della cappella della Madonna del Fuoco, la celebrazione della messa all’altare della Patrona di Forlì prima della visita al Vescovo e al seminario. Il testo del Lemoyne fa un altro errore affermando che davanti all’altare della Patrona si sia convertito San Pellegrino perché ai suoi tempi (1265-1345) il miracolo della Madonna del Fuoco (1428) non era ancora avvenuto.

Alla visita di San Giovanni Bosco fece riferimento anche il card. Tarcisio Bertone, segretario di Stato di Benedetto XVI, anche lui salesiano, durante il suo discorso a Forlì, l’1 maggio 2007, in occasione della intitolazione della piazza di fronte alla Cattedrale a Papa Giovanni Paolo II.

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