Benedetta Bianchi Porro beata: la Lettera del Papa, le omelie di Becciu e Corazza

E’ stata davvero una festa di popolo, in una splendida giornata di sole, la beatificazione di Benedetta Bianchi Porro che si è svolta sabato 14 settembre a Forlì. Un migliaio di persone in Cattedrale piena con 15 vescovi, oltre 100 sacerdoti, ammalati, religiosi, giovani, autorità, familiari della neo Beata, amici di Dovadola e Sirmione, un altro migliaio davanti al maxi schermo in piazza Ordelaffi e nella chiesa di San Francesco. Un applauso scrosciante ha salutato lo scoprimento dell'immagine di Benedetta dopo la proclamazione con la  proclamazione della lettera apostolica di papa Francesco. E' stato portato poi all'altare il reliquiario che contiene una ciocca di capelli di Benedetta. Un altro sarà portato a Dovadola, uno a Sirmione e uno resterà a disposizione per celebrazioni nelle parrocchie.

 

La lettera apostolica di Papa Francesco

Noi, accogliendo il desiderio del Nostro Fratello Livio Corazza, Vescovo di Forlì-Bertinoro, come pure di numerosi altri Fratelli nell’Episcopato e di molti fedeli, sentito il parere della Congregazione delle Cause dei Santi, in virtù della Nostra Autorità Apostolica, concediamo che la Venerabile Serva di DioBENEDETTA BIANCHI PORRO, laica la quale per amore di Cristo accolse come dono prezioso la sua infermità unendola alla Croce gloriosa del Signore, sia chiamata per l’avvenire con il titolo di Beata

e che possa essere celebrata il giorno 23 del mese di gennaio di ogni anno, nei luoghi e nei modi stabiliti dal diritto.

Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

Dato a Roma, in San Pietro, il giorno 22 del mese di agosto nell’anno del Signore 2019, settimo del Nostro Pontificato.

Francesco

 

L'omelia del card. Angelo Becciu

Cari fratelli, care sorelle

Oggi è la Festa dell’esaltazione della Croce; è una festa tanto cara a noi cristiani perché contemplando la Croce capiamo il senso della nostra vita, la bellezza della nostra fede. «Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna» (Gv 3, 6). Con queste brevi parole l’evangelista Giovanni ci dischiude il significato del legno sacro.

Il sacrificio della croce è tutto avvolto dall’amore, e dall’amore trae il suo senso più profondo. La croce ci mostra un Dio che ci ama, che non è rimasto impassibile e distante da noi, ma è venuto in mezzo a noi, ha condiviso le nostre sofferenze e ha sacrificato se stesso per la nostra redenzione. In tale croce si congiunge la nostra infinita tensione a voler conquistare il cielo, con l’infinita umiltà di Dio che scende fino al nostro niente per solo amore.

La croce: ecco il legno della nostra salvezza! Per non naufragare nel mare di questo mondo troppo spesso segnato dall’indifferenza, dall’egoismo, dalla violenza, dalla perdita del senso del peccato, siamo chiamati ad aggrapparci a questo legno santo, ed esso ci porterà all’approdo della nostra salvezza. La croce di Cristo continua ancora oggi a testimoniare l’inarrestabile amore di Dio che, con la sua potenza di misericordia e di perdono, vince la prepotenza dell’odio e del male. Solo l’amore di Dio è in grado di liberarci dalle incoerenze e riscattarci dalla schiavitù del peccato e della morte. È naturale che il linguaggio della croce appaia duro e talora susciti paura, ma l’esperienza dei Santi ci conferma che l’abbraccio con Cristo crocifisso è sorgente di luce, di pace e di intima gioia.

Oggi in questa celebrazione non abbiamo bisogno di tante parole per illustrare cosa può e deve essere la croce per noi cristiani. Di essa ci parla Benedetta Bianchi Porro che è stata appena proclamata Beata.

Lei fu una vera testimone della croce. Lei ha immolato la propria vita sull’esempio di Gesù e in unione a Lui. Ci troviamo dinnanzi ad una esistenza affascinante: la grandezza umana e spirituale di una giovane straordinariamente dotata, che è riuscita a superare coraggiosamente e a tradurre in chiave evangelica le condizioni più negative che possono accompagnare un individuo. Ragazza di bell’aspetto, dotata di intelligenza e ricca di personalità, ben presto verrà trasformata da patologie debilitanti e dal dolore insistente e incalzante, che ne deturperà il fisico. Tutto il suo corpo alla fine era diventato un crocifisso vivente: sordità, cecità, paralisi, insensibilità, privazione dell’olfatto e dell’odorato, afonia, quasi l’annullamento di comunicazioni con le persone e l’ambiente. Ma questa sequenza di sofferenze e di distruzioni fisiche, porterà Benedetta ad una unione profonda con Dio nella preghiera e quindi ad una grande eroicità nell’esercizio di tutte le virtù. Se la sua vita fu tutta sotto il crescente segno della sofferenza, fu anche sotto il crescente segno della santità, di cui si accorsero le persone che l’accostavano e ricevevano da lei mirabili insegnamenti di fede e di carità.

Il percorso biografico della nuova Beata evidenzia anche la sua umanità, segnata da fragilità e paure, che non nascondeva. Però ha trovato la grazia e la fortificazione sicura in Dio, fino al punto che, come asserisce un testimone, affermava di «non aver paura della sua paura» (Summ., 42 § 136, al 8). Infatti, quando si accorse di essere diventata cieca, si sentirà illuminata dalla luce di Dio; e quando diventerà anche sorda, vivendo in un silenzioso deserto, si riempirà della presenza di Dio al quale viveva unita intimamente nella preghiera. Da quando scoprì in profondità il mistero della sofferenza, della Croce, si aprì alla intimità con Gesù, realizzando un’esperienza di luce e di amore che la trasformò, un cammino di vera ascesi. Il suo spirito appare tanto più rigoglioso e limpido quanto più vanno in diminuzione le energie e le possibilità corporali. In questo stato, frammisto di debolezza umana e di fortezza divina, la sua principale caratteristica sarà la gioia da diffondere agli altri; i suoi rapporti di amicizia divennero confidenze e messaggi di quello che lei sta vivendo internamente. Così è arrivata ad accettare la malattia come vocazione e come vero apostolato.

Fu consapevole che con la propria sofferenza accettata e offerta a Dio essa collaborava al regno di Dio e perciò si è dedicata a sua volta a consolare gli altri. Durante la sua malattia sia all’ospedale che a casa è stata una fonte di conforto e di edificazione (Summ., 30, § 100). Tante persone si sono affidate ai suoi consigli e alle sue preghiere (Summ., 176, § 554; 314, § 946; 113, § 372). Quanti vanno a trovarla per portarle consolazione, sono stati essi invece veramente consolati ed edificati dal suo spirito di fede sconfinata (Summ., 106, § 349, al 5; 300, § 904, al 6). Un suo amico ha testimoniato: «Benedetta è l’unica persona con cui ho avuto la sensazione di una presenza reale di Dio» (Doc. extrapr., 414). Questa affermazione rivela che, mediante il suo meraviglioso apostolato, Benedetta irradiava pace, serenità e fede ai suoi giovani amici che costantemente attorniavano il suo letto e sui quali esercitava un influsso profondo.

Si resta ammirati dal suo vivo desiderio di donare alle tante persone che si recano a visitarla una briciola dell’amore del Signore, che lei incessantemente sperimentava nella preghiera e nei Sacramenti. In particolare l’Eucaristia era il suo nutrimento spirituale indispensabile; desiderava la comunione ogni giorno, come ogni giorno aveva bisogno dell’alimento materiale. Accennando all’Eucaristia, la definiva «dolcezza infinita … il sostegno sovrano della nostra debolezza» (Summ., 9, § 30; Doc. extrapr., 446). Nell’incontro intimo con Gesù eucaristia e raccolta ai piedi della croce di Cristo, Benedetta traeva pienezza di luce e di serenità. Al riguardo, riascoltiamo le sue toccanti parole: «Nel mio calvario non sono disperata. Io so che in fondo alla via Gesù mi aspetta. Ho trovato che Dio esiste ed è amore, fedeltà, gioia, certezza fino alla consumazione dei secoli. Fra poco io non sarò più che un nome; ma il mio spirito vivrà, qui fra i miei, fra chi soffre, e non avrò neppure io sofferto invano» (Documenta, p. 19).

Il suo spirito è davvero rimasto sempre vivo tra i suoi familiari, tra gli amici, i conoscenti, come dimostra la fama di santità che dal momento della morte si è sviluppata e consolidata in larga parte del popolo di Dio. Proclamandola Beata, la Chiesa vuole perpetuarne la figura spirituale, che contiene un messaggio nobile e particolarmente attuale. Essere “presenza di Cristo”, rivelare il suo volto crocifisso nella totale adesione a Dio in spirito di riconoscenza e di comunione: ecco la fisionomia di Benedetta, quale risulta dal suo doloroso itinerario di grazia: ha creduto all’Amore e dall’Amore si è lasciata portare per strade che non conosceva e non comprendeva. Attraverso la sapienza della Croce ha aperto gioiosamente la Chiesa a tutti, specialmente ai sofferenti. «La Chiesa - scriveva - è madre dei crocifissi» (Pensieri 1962, 1976, p. 189). La vicenda di Benedetta, intrecciata di amore alla vita e di prove sempre più dolorose, indica a tutti noi la permanente centralità del Crocifisso nell’esperienza cristiana e fa riscoprire il carattere salvifico del dolore umano quando è vissuto come Gesù sulla croce. L’umanesimo cristiano ha in questa giovane Beata una nuova testimone, proprio per la paradossale pienezza di vita vissuta in condizioni cruciali: la sofferenza umanamente insopportabile, quando è unita alla sofferenza di Gesù, viene trasformata in autentica esperienza mistica e in eccezionale apostolato, compiendo quello che manca alla passione di Cristo (cfr Col 1,24).

La figura della nuova Beata impressiona soprattutto per l’eroismo con il quale seppe vivere il suo lungo e dolorosissimo calvario. L’esempio meraviglioso che ella ci offre è, cosi, genuinamente evangelico, con la conformazione eccezionale a Cristo Crocifisso, testimone dell’amore misericordioso del Padre.

Nel 1961, Benedetta scriveva: «I santi sono una perenne rivelazione di Dio, come leggere di Lui la loro vita» (Doc. extrapr., 443). È proprio questa la realtà che ci trasmette la vita della nostra Beata. Una giovane laica che si presenta come modello eccelso per la Chiesa di oggi, soprattutto per i giovani e per gli ammalati: apparentemente inoperosa, svolse un fecondo apostolato tra i giovani ed i sofferenti, così da trasformare l’intera sua vita in abbandono ed in sconfinata fiducia nell’aiuto di Dio. Risuonano cariche di profezia le parole con le quali la mamma di Benedetta fa il riassunto della vita della propria figlia: «è morta accanto a noi perché noi imparassimo a vivere» (Informatio., 81). Sì, Benedetta insegna a noi oggi, a porre saldamente l'edificio della nostra esistenza non sulla sabbia di ciò che è effimero e passeggero, ma su Gesù Cristo, la roccia che non viene scalfita dall'usura del tempo.

Grazie a Benedetta noi capiamo qualcosa in più della sapienza della Croce e le siamo profondamente grati per averci condotto alla comprensione della sofferenza che abbracciata nella croce spalanca le porte del cielo e diventa veicolo di luce che rischiara quanto di assurdo e incomprensibile può esserci nell’esistenza umana.

Oggi ci affidiamo alla sua intercessione, per improntare la nostra esistenza alla logica della Croce, che è la logica dell’amore donato; per tradurre la fede in una coerente testimonianza evangelica in tutti gli ambiti della società; per essere lievito e seme di amore e di pace tra i nostri contemporanei e, in particolare, tra coloro che soffrono e che attendono un segno di speranza.

Beata Benedetta Bianchi Porro, prega per noi!

 

Il ringraziamento di mons. Livio Corazza

Eminenza Reverendissima,

Eccellentissimi Confratelli Vescovi,

Cari Presbiteri e Diaconi,

Cari fratelli e sorelle,

il rito della beatificazione già ha previsto il ringraziamento formale della Diocesi dopo la proclamazione della nuova beata. Consentitemi però, al termine di questa solenne celebrazione, di esprimere in modo più articolato la gratitudine che sale al Signore dalla Chiesa di Forlì-Bertinoro e dal mio cuore di Vescovo. Il riconoscimento della eterna beatitudine offre a tutti noi BENEDETTA come modello di cammino riuscito: una vita di cui il Padre si compiace, una figlia di Dio che ha risposto alla vocazione alla santità, a cui tutti siamo chiamati, come ci ha ricordato papa Francesco. I santi e i beati sono luci per il nostro cammino di fede.

Vorrei condividere con voi solo tre particolari che la biografia di BENEDETTA mi ha suggerito e che si offrono alla nostra imitazione.

Il primo tratto, LA GIOIA NEL DOLORE DI BENEDETTA.

È stata una giovane donna che ha amato il Signore.

Di fronte alla sofferenza, e a una malattia che non dava scampo, non si è disperata e non si è inacidita. Non ha chiuso gli occhi, e non si è nemmeno illusa. Ma si è affidata al Signore, con fiducia e riconoscenza. Era una serva della gioia, come fa ben capire in uno scritto all’amica Maria Grazia: “... Io penso che cosa meravigliosa è la vita (anche nei suoi aspetti più terribili), e la mia anima è piena di gratitudine e amore verso Dio, per questo”.

Il secondo tratto, CONFORTAVA GLI ALTRI.

La gran parte delle persone stava peggio di lei. E lei non si è ripiegata su se stessa. Non ha chiesto per sé, al Signore, la guarigione del corpo. Ha sviluppato una corrispondenza, centellinando le parole, che erano frutto di un grande sforzo umano, per sollevare gli altri. Era una ministra della consolazione. Scrive alla sua vecchia Maestra, anch’ella malata: “Non temiamo, Signorina. Siamo cadute nelle Sue mani. Ma sono mani dolcissime, che guidano verso una strada d’amore e di pace. E noi, se saremo docili nelle Sue mani, non saremo mai, nemmeno per un soffio, abbandonate. Il Signore ha cura dell’erba dei campi, e degli uccelli dell’aria, eppure loro non seminano e non mietono, e non depongono nei granai. Ecco, perché io attendo serena”.

Il terzo tratto, AMAVA LA CHIESA.

Sottolineo ancora una volta l’eccezionalità dell’evento. Subito dopo questa celebrazione, inizieranno i pellegrinaggi alla sua tomba. Eppure, prima ancora di essere proclamata serva di Dio o Beata, lei era già venerata dai fedeli, che erano giunti fino a deporre la sua salma in una tomba in chiesa. E questo pellegrinaggio era già iniziato 50 anni fa. Il suo essere in chiesa sottolinea proprio il suo amore per la chiesa. Molti preti e molti consacrati si rivolgevano a lei, che amava e serviva la chiesa, con la preghiera, i consigli, la docilità del suo insegnamento. Scrive nei suoi pensieri: “La Chiesa è Dio fra gli uomini” ma anche: “Caro Ettore, nessuno di noi è più solo, tutti insieme nella Chiesa.”

Fratelli e sorelle carissimi, tutta la Chiesa, a partire da quella di Forlì-Bertinoro, nelle sue molteplici articolazioni, accogliere la testimonianza di BENEDETTA e beneficiare del suo esempio. Non onoriamo Benedetta se non diventiamo anche noi servi della gioia, della consolazione e della chiesa.

Ella incoraggia gli ammalati a trovare un senso profondo nella loro esistenza, che diventi vera testimonianza anche nella sofferenza, e sostenga coloro che li assistono o fanno loro visita, suggerendo parole di conforto credibile, non parole vuote di circostanza che fanno più male che bene. Converta la società tutta, troppo spesso tentata di vedere nella malattia un ostacolo ad una vita vissuta in pienezza di umanità. Benedetta ci ha insegnato che invece è possibile superare ogni ostacolo e barriera.

Accogliamo l’invito di Papa Francesco ad accorgerci dei santi della porta accanto. La vita di Benedetta apra il nostro cuore e i nostri occhi, perché sappiamo accorgerci di alcuni malati e malate che sono sulla vita della santità.

Grazie Eminenza, e ringrazi Papa Francesco, dica che lo attendiamo a pregare sulla tomba di Benedetta.

Grazie ancora a tutti, in particolare al coro composto da tanti giovani e a tutti coloro che in queste settimane hanno lavorato per accogliere e celebrare dignitosamente questo evento.

Fratelli e sorelle carissimi, sappia davvero la Chiesa di Forlì-Bertinoro gioire e rallegrarsi per questa luminosa testimonianza della nostra cara e beata Benedetta, impegnandosi a conoscere, comprendere e diffondere il suo esempio, facendosi da ella ispirare. Beata Benedetta va sì invocata, ma va soprattutto conosciuta e imitata. Porterò domani a Dovadola e sabato prossimo a Sirmione il reliquiario di Benedetta, vorrei anche se iniziasse nello nostre comunità un pellegrinaggio spirituale a Benedetta.

Permettetemi di concludere con le parole con le quali Benedetta rispose alla mamma Elsa, quando le disse che tutti ormai la ritenevano una santa: “Se lo dite e non ci credete, siete solo degli ipocriti. Se lo credete, allora poche chiacchiere, e imitatemi!”.

Poche chiacchiere fratelli e sorelle, imitiamola!

+ Livio, vescovo

 

Gli appuntamenti in programma:

Dal 18 al 24 agosto al Meeting di Rimini è allestita una mostra su Benedetta Bianchi Porro;

 

Venerdì 6 settembre ore 20.45 Salone comunale di Forlì incontro con mons. Livio Corazza, il sindaco Zattini e Emanuela Bianchi Porro, sorella di Benedetta;

 

Domenica 8 settembre su Avvenire esce una pagina dedicata alla diocesi di Forlì-Bertinoro con notizie sulla beatificazione;

alle 21 nella chiesa dell'Annunziata di Dovadola veglia di preghiera;

 

Giovedì 12 settembre alle 16.40 Radio Maria trasmette dalla Cattedrale di Forlì il rosario, i vespri e la messa

 

Venerdì 13 settembre alle 21 nella chiesa del Carmine concerto "Arie per Benedetta";

 

Sabato 14 settembre alle 10.30 nella cattedrale di Forlì cerimonia di beatificazione presieduta dal card. Angelo Becciu; 

alle 15.30 itinerari culturali alla scoperta di Forlì, Bertinoro e Terra del Sole; 

alle 20.45 a San Mercuriale spettacolo "Benedetta la sapienza del dolore";

 

Domenica 15 alle 10.30 alla Badia di Dovadola messa di mons. Livio Corazza;

 

Per ulteriori info, email don_a_gio@yahoo.it

 

Mostra fotografica a San Francesco

“AFFETTUOSAMENTE BENEDETTA"

Rivivere Benedetta Bianchi Porro con immagini di oggi in occasione della sua Beatificazione

Foto e testi di Giulio Sagradini

giovedì 12 settembre inaugurazione alla presenza di mons. Livio Corazza Vescovo di Forlì-Bertinoro

ore 17.00 Chiesa di San Francesco (C.so G. Garibaldi, 103 Forlì)

APERTURA DELLA MOSTRA:

Dal 12 al 22 settembre 2019

Orari: 9.30 - 12.00 e 16.00 - 19.00

eccetto momenti delle celebrazioni liturgiche.

Con il patrocinio della Diocesi di Forlì-Bertinoro.

Info: 329 2125653

 

Il nuovo sito di Benedetta (www.benedetta.it)

 

 

Il vincitore del bando per la musica del nuovo inno di Benedetta

Dopo avere esaminato gli undici brani pervenuti, la giuria composta da: M° Giuseppe Mignemi (compositore, Catania), M° Marina Mungai (direttore di coro, Roma), M° don Francesco Vecchi (direttore di coro, Bologna) ha dichiarato vincitrice del concorso per l'inno alla beata Benedetta Bianchi Porro la partitura composta dal M° Federico Mantovani di Cremona sul testo del poeta forlivese Davide Rondoni.

Questo il giudizio sintetico emesso dalla giuria:

"Il brano è risultato vincitore dal giudizio unanime di tutta la commissione: tra gli altri a concorso infatti, si distingue per buona scrittura, cantabilità e aderenza al testo. La melodia, non banale, risulta allo stesso tempo semplice, soprattutto nel ritornello all’assemblea, ariosa e con una buona scorrevolezza, senza troppe forzature. Le strofe, se possono creare qualche difficoltà in fase di apprendimento perché tutte diverse l’una dall’altra, sono in realtà semplici e aiutano a cantare bene il testo dato, senza forzature, e consegnando al brano anche una certa varietà. Anche la parte polifonica dà soddisfazione al coro, senza essere particolarmente difficile, e quindi ci pare adatta anche a un coro amatoriale. Allo stesso tempo, è stata prevista anche la versione all’unisono che rende il brano adeguato anche ad una semplice assemblea, magari guidata da un buon animatore. La parte organistica è ben scritta, è di buon sostegno al canto, ed è facilmente affrontabile anche da un organista non troppo esperto. Interessante la parte per tromba, facoltativa, che raccomandiamo più nel ritornello che nella strofa. La tessitura del canto potrebbe creare qualche problema all’assemblea, anche se le note più acute sono solo di passaggio.

Auspichiamo che con l’aiuto di questo inno il popolo di Dio sia aiutato nella venerazione della nuova Beata, per seguire con sempre maggior coraggio il Signore in tutte le sfide della vita: la testimonianza di Benedetta “Bianca Rosa” e la sua intercessione benedicano tutto il popolo forlivese e non solo!"

In conclusione, l'Ufficio liturgico diocesano desidera esprimere un sincero ringraziamento a ciascuno dei partecipanti al concorso per le partiture inviate e i tre membri della giuria per la disponibilità e la competenza messe al servizio di questa iniziativa.

 

 

 

 

In occasione del 83° anniversario della nascita la Venerabile Benedetta Bianchi Porro sarà ricordata domenica 4 agosto con la messa solenne che sarà presieduta alle 10.30 da mons. Livio Corazza, vescovo di Forlì-Bertinoro nella chiesa dell’Annunziata. La chiesa della badia, dove è sepolta la Venerabile, è chiusa infatti per lavori di restauro in vista della Beatificazione che si svolgerà nella Cattedrale di Forlì sabato 14 settembre alle 10.30.

 

Omelia di mons. Corazza domenica 4 agosto

L'anno scorso ci eravamo trovati, ci speravamo, lo aspettavamo, ogni volta che potevamo lo segnalavamo a chi di dovere, e alla fine l'invocato riconoscimento del miracolo e l'autorizzazione a proclamare beata Benedetta è arrivato! Ora siamo qui, in attesa che finalmente il giorno così desiderato e solenne, arrivi. Anni di speranza, di lavoro da parte di tantissime persone, da Anna Capelli, passando per la famiglia, la parrocchia, le ricerche di don Andrea Vena, le tante preghiere, il lavoro dei Postulatori, insomma davvero tante persone, come tante formiche o, come preferisco, tante api operaie, hanno contribuito a realizzare questo sogno.

Ma soprattutto, non dimentichiamolo mai, determinanti sono stati i meriti, accertati, di Benedetta. La sua vita e le sue virtù eroiche ora sono state riconosciute e sono proposte all'attenzione e all'imitazione alla Chiesa tutta.

Ma cosa c'è di originale nella vita e nella testimonianza di Benedetta? Chi o che cosa favorito la sua vita spirituale? Benedetta non era una ragazza eccezionale, nel suo percorso di fede.

Tante volte capita di leggere, nelle vite di alcuni santi, la precocità della fede e come essi, fin da piccoli, si distinguessero nella preghiera e nella fede. Non è il caso di Benedetta. Benedetta non partecipava al gruppo Gioventù Studentesca, ma ne ha tratto frutto attraverso gli amici che frequentavano questa associazione cattolica di studenti.

Anche agli inizi dei problemi di salute, Benedetta sapeva umanamente reagire con una certa serenità e leggerezza, ma non dimostrava una particolare sensibilità religiosa...

Quando allora c'è stato il salto di qualità? Personalmente, io credo di averlo trovato. C'è un episodio che mi ha molto colpito ed è quando, durante il suo primo pellegrinaggio a Lourdes, Benedetta condivide la preghiera di una ragazza ammalata come lei, per chiedere la sua guarigione. La preghiera viene esaudita. La sua amica viene guarita e Benedetta, invece di soffrire per questa guarigione soltanto sfiorata, gode della avvenuta guarigione dell'amica, e ringrazia il Signore per aver ricevuto lei stessa una grazia più grande: trovare la serenità e un senso anche dentro la malattia. Chi di noi non se la sarebbe presa con il Signore e gli avrebbe chiesto conto: “Perché lei sì e io no? Perché Signore, cosa ho fatto di male?”.

E invece no! Benedetta trova dentro la sua malattia una luce, una luce che illuminerà tutta la sua vita. Che non la farà mai vivere da disperata, intristita, rancorosa o invidiosa delle amiche sane. Anzi, sarà lei che sosterrà i sani nel corpo, ma che si sono smarriti nella vita.

L'odierna Parola di Dio, nel libro di Qoelet, ad un certo punto dice, riferendosi alla vita dell'uomo: “Tutti i suoi giorni non sono che dolori e fastidi penosi; neppure di notte il suo cuore riposa”. La vita di Benedetta è di incoraggiamento per tutti coloro che vivono la grave condizione della malattia. Conoscere Benedetta, la sua spiritualità, il suo insegnamento, forse può aiutare anche i familiari di ammalati ad essere di sostegno e appoggio nel vivere con serenità, umanità e fede gli ultimi giorni della loro vita. Troppe spesso nascondiamo agli interessati le loro condizioni. Lo dico naturalmente ai credenti: le parole della fede possono consolare e accompagnare nel percorso della malattia. San Paolo, nella seconda lettura, ci rassicura: “Fratelli se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove è Cristo seduto alla destra di Dio; rivolgete il pensiero alle cose di lassù, non a quelle della terra”. E ancora: “Non dite menzogne gli uni agli altri: siete svestiti dell'uomo vecchio e avete rivestito il nuovo, che si rinnova per una piena conoscenza, ad immagine di Colui che lo ha creato”.

Oh, come vorrei che la figura di Benedetta, la conoscenza delle sue lettere, della sua vita fossero di conforto ai malati, perché trovino o ritrovino un senso profondo anche alla loro vita. E un senso anche per la nostra vita.

Nel vangelo di Luca, a Gesù viene richiesto di intervenire in questioni di eredità. Ed Egli raccomanda i suoi ascoltatori a “tenersi lontani dalla cupidigia perché, se uno è nell'abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede”.

Quante preghiere salgono a Dio con richieste materiali. Quante poche volte, invece, ci preoccupiamo di arricchire davanti a Dio. Ma cosa vuol dire arricchire davanti a Dio? Arricchire davanti a Dio è condividere ciò che siamo e ciò che abbiamo con chi ha bisogno.

Ringraziamo il Signore per il grande dono di Benedetta, prepariamoci con fede e con gioia a vivere la grande festa del riconoscimento delle sue virtù, che vanno apprezzate e soprattutto imitate.

Le circostanze ci hanno portato qui quest'anno a celebrare la messa nella chiesa del suo battesimo. Vicino a casa. Da dove tutto è cominciato. Fede e vita. Benedetta sta pregando per noi, perché sappiamo portare frutti spirituali abbondanti nella nostra vita, nelle nostre famiglie e nelle nostre comunità. Non rendiamo vana la sua preghiera.

 

uniche immagini video di benedetta


Galleria immagini:

  • Copia del certificato di battesimo di Benedetta Bianchi Porro esposto nella chiesa dell'Annunziata