"E' l'umanità che ha abbandonato la Chiesa o la Chiesa che ha abbandonato l'umanità?" La secolarizzazione secondo papa Francesco

 

Durante il viaggio di ritorno dalla visita in Svezia papa Francesco ha incontrato i giornalisti e tra le altre gli è stata rivolta la seguente domanda: "Santità, stiamo tornando dalla Svezia, dove la secolarizzazione è molto forte, è un fenomeno che tocca l’Europa in generale. Addirittura in un Paese come la Francia si stima che nei prossimi anni una maggioranza di cittadini sarà senza religione. Secondo Lei, la secolarizzazione è una fatalità? Chi sono i responsabili, i governi laici o la Chiesa che sarebbe troppo timida? Grazie".

Così ha risposto il Papa Francesco:

Fatalità, no. Io non ci credo nelle fatalità! Chi sono i responsabili? Io non saprei dire… Tu [cioè ognuno] sei il responsabile. Io non so, è un processo… Ma prima di questo voglio dire una piccola cosa. Papa Benedetto XVI ha parlato tanto di questo e chiaramente. Quando la fede diventa tiepida è perché, come Lei dice, si indebolisce la Chiesa… I tempi più secolarizzati… Ma pensiamo alla Francia, per esempio, i tempi della mondanizzazione della Corte: i tempi in cui i preti erano l’abbé della Corte, un funzionalismo clericale… Ma mancava la forza dell’evangelizzazione, la forza del Vangelo. Sempre, quando c’è la secolarizzazione possiamo dire che c’è qualche debolezza nell’evangelizzazione, quello è vero… Ma anche c’è un altro processo, un processo culturale, un processo - credo che una volta ne ho parlato - della seconda forma di “incultura”, quando l’uomo riceve il mondo da Dio e per farlo cultura, per farlo crescere, dominarlo, a un certo punto l’uomo si sente tanto padrone di quella cultura – pensiamo al mito della Torre di Babele – è tanto padrone di quella cultura che incomincia a fare lui il creatore di un’altra cultura, ma propria, e occupa il posto di Dio creatore. E nella secolarizzazione io credo che prima o poi si arriva al peccato contro il Dio creatore. L’uomo autosufficiente. Non è un problema di laicità, perché ci vuole una sana laicità, che è l’autonomia delle cose, l’autonomia sana delle cose, l’autonomia sana delle scienze, del pensiero, della politica, ci vuole una sana laicità. No, un’altra cosa, è un laicismo piuttosto come quello che ci ha lasciato in eredità l’illuminismo. Credo che sono queste due cose: un po’ l’autosufficienza dell’uomo creatore di cultura ma che va oltre i limiti e si sente Dio, e un po’ anche una debolezza nell’evangelizzazione, che diventa tiepida e i cristiani sono tiepidi. Lì ci salva un po’ riprendere la sana autonomia nello sviluppo della cultura e delle scienze, anche con il senso della dipendenza, dell’essere creatura e non Dio; e inoltre riprendere la forza dell’evangelizzazione. Oggi io credo che questa secolarizzazione è molto forte nella cultura e in certe culture. E’ anche molto forte in diverse forme di mondanità, la mondanità spirituale. Quando entra nella Chiesa la mondanità spirituale è il peggio. Non sono parole mie queste che dirò adesso, sono parole del Cardinale De Lubac, uno dei grandi teologi del Concilio [Vaticano II]. Dice che quando nella Chiesa entra la mondanità spirituale, questo un modo…, è la cosa peggiore che le può accadere, peggio ancora di quello che è accaduto nell’epoca dei Papi corrotti. E menziona alcune forme di corruzione dei Papi, non ricordo bene, ma tante. La mondanità. Questo per me è pericoloso. E a rischio che questo sembri un sermone, un’omelia, io dirò questo: Gesù quando prega per tutti noi nell’ultima cena, chiede una cosa per tutti noi al Padre: di non toglierci dal mondo ma difenderci dal mondo, dalla mondanità. E’ pericolosissima, è una secolarizzazione un po’ truccata, un po’ travestita, un po’ prêt-à-porter, nella vita della Chiesa. Non so se ho risposto qualcosa…

 

 

 

 

Papa Paolo VI: ciò che è in questione è la fede

Il 6 agosto, festa della Trasfigurazione di Gesù, è l’anniversario della morte di papa Paolo VI avvenuta 34 anni fa, nel 1978. Vogliamo ricordarlo con le drammatiche parole che pronunciò il 29 giugno 1972, dopo il Concilio Vaticano II, denunciando che il fumo di Satana è entrato nel tempio di Dio...Non ci si fida più della Chiesa; ci si fida del primo profeta profano che viene a parlarci da qualche giornale o da qualche moto sociale per rincorrerlo e chiedere a lui se ha la formula della vera vita. E non avvertiamo di esserne invece già noi padroni e maestri. È entrato il dubbio nelle nostre coscienze, ed è entrato per finestre che invece dovevano essere aperte alla luce…Si credeva che dopo il Concilio sarebbe venuta una giornata di sole per la storia della Chiesa. È venuta invece una giornata di nuvole, di tempesta, di buio, di ricerca, di incertezza".

E pochi mesi prima di morire, l’8 settembre 1977 confermò questo grave giudizio in un colloquio con Jean Guitton. Ecco le  parole di Paolo VI riportate dal filosofo francese:

"C'è un grande turbamento in questo momento nel mondo della Chiesa, e ciò che è in questione è la fede. Capita ora che mi ripeta la frase oscura di Gesù nel Vangelo di san Luca: "Quando il Figlio dell'Uomo ritornerà, troverà ancora la fede sulla Terra?". Capita che escano dei libri in cui la fede è in ritirata su punti importanti, che gli episcopati tacciano, che non si trovino strani questi libri. Questo, secondo me, è strano. Rileggo talvolta il Vangelo della fine dei tempi e constato che in questo momento emergono alcuni segni di questa fine. Siamo prossimi alla fine? Questo non lo sapremo mai. Occorre tenersi sempre pronti, ma tutto può durare ancora molto a lungo. Ciò che mi colpisce, quando considero il mondo cattolico, è che all'interno del cattolicesimo sembra talvolta predominare un pensiero di tipo non cattolico, e può avvenire che questo pensiero non cattolico all'interno del cattolicesimo diventi domani il più forte. Ma esso non rappresenterà mai il pensiero della Chiesa. Bisogna che sussista un piccolo gregge, per quanto piccolo esso sia".

Ciò che aveva immaginato, o meglio, predetto Vladimir Solov'ev nel 1900 nella Leggenda dell'Anticristo (vedi allegato) non è più solo una leggenda.