Venerdì 24 alla Sala Multimediale San Luigi presentazione del film "Oggi grazie"

“In questi 50 anni abbiamo visto la figura di Benedetta che invece di spegnersi ha ampliato universalmente il suo orizzonte e tante persone in tutto il mondo le sono oggi debitrici”. Così mons. Vincenzo Zarri, vescovo emerito di Forlì-Bertinoro, presentando il suo libro dedicato alla Venerabile ha indicato come è diffusa la testimonianza della giovane dovadolese, di cui è in corso il processo di beatificazione, morta a Sirmione il 23 gennaio 1964. Il suo messaggio di speranza è giunto infatti in tutto il mondo grazie ai libri tradotti oggi in oltre venti lingue, compresi il giapponese, l’arabo e l’ebraico, grazie all’opera di Anna Cappelli, morta nel 2005 e degli Amici di Benedetta, dell’Associazione per Benedetta Bianchi Porro e della Fondazione intitolata alla Venerabile.

Benedetta Bianchi Porro era nata a Dovadola l’8 agosto 1936 da Guido e da Elsa Giammarchi. Nel novembre dello stesso anno venne colpita da poliomielite e progressivamente si manifestarono i sintomi della malattia che lei stessa, studente in medicina, diagnosticò nel 1956 e che la portò alla morte. Si trattava di neurofibromatosi, una malattia al sistema nervoso che provocò progressivamente la paralisi totale. Mentre si susseguivano numerosi e dolorosi gli interventi chirurgici, Benedetta approfondì, grazie anche al rapporto con alcuni amici, la sua esperienza di fede scoprendo la “grazia” della sua condizione, come raccontò lei stessa dopo i pellegrinaggi a Lourdes nel 1962 e 1963: “La Madonna - scrisse - mi ha ripagato di quello che non possiedo più. Ho capito che mi è stato ridato quello che mi era stato tolto, perché possiedo la ricchezza di spirito. Io mi sono accorta più che mai della ricchezza del mio stato e non desidero altro che conservarlo. E’ stato questo per me il miracolo di Lourdes quest’anno”. Benedetta morì, a 27 anni, il 23 gennaio 1964 a Sirmione, alle 10.40, sussurrando “grazie” mentre in giardino fioriva una rosa bianca. Alla sua tomba, che dal 22 marzo 1969 è alla Badia di Dovadola, sono venuti a pregare 16 cardinali, tanti vescovi, tantissimi pellegrini da tutto il mondo e anche teologi, artisti e intellettuali sono rimasti colpiti dalla sua testimonianza. Lo scrittore Ignazio Silone, ad esempio, ha confessato: “Questa straordinaria creatura è stata la più grande benedizione che Dio abbia fatto giungere alla mia vita”.

Il 25 gennaio 1976 fu aperto il processo di beatificazione e il 23 dicembre 1993 papa Giovanni Paolo II ha emesso il decreto per il riconoscimento dell’eroicità delle virtù dichiarandola Venerabile.

In occasione del convegno ecclesiale di Verona del 2006 la Chiesa italiana ha indicato Benedetta tra i testimoni di speranza assieme ad altri due forlivesi, Annalena Tonelli e don Francesco Ricci e a lei sono intitolati la sezione dell’associazione Medici Cattolici e una via a Forlì, la scuola elementare, l’hospice, la scuola musicale e una via a Dovadola, il nuovo centro parrocchiale di Fratta Terme e il corso di alta formazione in economia e management per le organizzazione non profit dell’università di Bologna.

 

Da tutto il mondo le testimonianze di gratitudine a Benedetta

Attraverso strade misteriose la testimonianza di Benedetta è arrivata in questi 50 anni nei posti più strani e impensati, a ridare luce e speranza a persone che vivevano nel buio e nella disperazione. E’ diventata famosa la storia di una copia di Famiglia cristiana (n. 9, 3 marzo 1968), rimasta per 14 anni nella sala d’aspetto di un reparto oncologico di Roma. L’episodio è stato scoperto perché una malata nel 1982 ha trovato in quella sala d’aspetto la rivista, ha letto la storia di Benedetta e stupita ha scritto a Famiglia cristiana: “La storia di una ragazza malata, ma tanto coraggiosa, a distanza di 14 anni, continua a fare del bene, specialmente in certi ambienti. Coraggio dunque”. Sempre nel 1982 fu pubblicato in giapponese il libro Oltre il silenzio grazie al lavoro di traduzione di alcune mamme di Shukugawa: “Mentre affascinate dalla sua bellezza del libro di Benedetta proseguivamo nel lavoro di traduzione cominciammo a sentirci sopraffatte dalla profondità della sua fede”.

Molte testimonianze sono riportate ne l’annuncio, notiziario diretto da Gianfranco Amati che due volte l’anno racconta fedelmente le celebrazioni che avvengono a Dovadola in occasione della morte e della nascita della Venerabile e tiene il collegamento tra tutti gli amici di Benedetta. Nell’ultimo numero scrive ad esempio suor Magda Boscolo dalla Tanzania: “Quanto e quanto aiuto ho ricevuto da Benedetta nel mio servizio tra gli ammalati, i poveri, i bambini denutriti. Per ogni necessità del corpo e dello spirito ho invocato questa che è per me una grande santa. Innumerevoli sono le persone che portano il suo nome. Quante volte di fronte a casi disperati di ammalati gravi o di mamme con grossi problemi durante il parto, oppure di ammalati di aids senza più speranza, ho sperimentato l’efficacia della sua intercessione. Ho visto miracoli e grazie grandi non solo per la salute, ma anche di conversioni insperate. Parlo di lei a tutti e la gente ascolta stupita e ammirata”.