21/1/2018: l'omelia del card. Angelo Bagnasco a Dovadola

Sarà il card. Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova, Presidente del Consiglio delle conferenze dei vescovi d'Europa e presidente emerito della Cei a presiedere la santa messa che sarà celebrata domenica 21 gennaio nella chiesa della Badia di Dovadola in occasione del 54° anniversario della morte della Venerabile Benedetta Bianchi Porro. La messa sarà concelebrata dal vescovo di Forlì-Bertinoro, mons. Lino Pizzi, da don Maurizio Monti, neoparroco di Dovadola e da don Alfeo Costa, vicepostulatore della causa di beatificazione di Benedetta. E’ il 20° cardinale, che sale a pregare alla tomba della Venerabile che dal 22 marzo 1969 si trova alla Badia.

Seguirà alle 12.30 il pranzo presso la casa di accoglienza “Rosa Bianca” (prenotazioni allo 0543.934602).

Il giorno della scomparsa di Benedetta, martedì 23 gennaio, sempre a Dovadola appuntamento di preghiera per il vicariato, mentre a Sirmione, dove Benedetta morì nel 1964, alle 18.30, nella chiesa di Sant’Anna sarà celebrata una messa

La preghiera presso la tomba di Benedetta è sempre occasione per conoscere la sua testimonianza e il suo messaggio di speranza che è giunto in tutto il mondo grazie agli Amici di Benedetta, all’Associazione per Benedetta Bianchi Porro e alla Fondazione intitolata alla Venerabile. I libri di e su Benedetta sono tradotti oggi in oltre venti lingue, compresi il giapponese, l’arabo, l’ebraico, il russo, il turco e l’indonesiano.

Benedetta era nata a Dovadola l’8 agosto 1936, nel novembre dello stesso anno venne colpita da poliomielite e progressivamente si manifestarono i sintomi della malattia che lei stessa, studente in medicina, diagnosticò nel 1956 e che la portò alla morte. Si trattava di neurofibromatosi, una malattia al sistema nervoso che provocò progressivamente la paralisi totale. Benedetta morì, a 27 anni, il 23 gennaio 1964 a Sirmione, alle 10.40, sussurrando “grazie” mentre in giardino fioriva una rosa bianca.

Il 25 gennaio 1976 fu aperto il processo di beatificazione e il 23 dicembre 1993 papa Giovanni Paolo II ha emesso il decreto per il riconoscimento dell’eroicità delle virtù dichiarandola Venerabile. La documentazione relativa al miracolo della guarigione di un giovane di Genova, avvenuto per intercessione di Benedetta, dopo il processo diocesano è stata consegnata a Roma alla Congregazione dei Santi per la prosecuzione della causa. Il postulatore, padre Guglielmo Camera, chiede di segnalare anche nuove grazie (tel. 0521.920511, viale San Martino 8, 43123 Parma, mail: padre.guglielmo@libero.it).

Altre notizie su Benedetta nel notiziario L’annuncio e in www.benedetta.it.

 

L'omelia del card. Bagnasco

Cari Confratelli nell’Episcopato, nel Sacerdozio e nel Diaconato

Cari Fratelli e Sorelle nel Signore

È motivo di gioia essere qui con voi per l’anniversario di Benedetta Bianchi Porro, le cui spoglie mortali sono custodite e venerate in questa chiesa. Ringrazio per il fraterno invito il Vescovo S.E. Mons. Lino Pizzi, e con lui il Parroco e il clero. Leggere la vita di Benedetta lascia non solo profondamente impressionati, ma sbigottiti, tanto la grazia può operare in chi si affida a Dio. La sua vicenda terrena è nota a tutti voi, cari Amici, e pertanto non devo ricordare ciò che è scritto nella vostra memoria e nei vostri cuori. Permettete, però, che lasci emergere alcune personali emozioni nell’incontro con una figura che lascia pensosi e felicemente contagiati.

1. La sapienza dei piccoli

La sua vita fa toccare le parole di Gesù: “Ti ringrazio, o Padre, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e le hai rivelate ai piccoli”. La sua capacità di vedere la luce nel buio spaventoso delle sue sofferenze non si spiega altrimenti: i buoni genitori, gli amici, i sacerdoti che l’hanno incontrata, nulla è sufficiente per spiegare Benedetta. Tutto umanamente concorre, ma nulla è sufficiente per capire da dove le venisse la luce che tutto illuminava. Ascoltando le sue parole ci si accorge che Benedetta è opera di Dio, che le mani dello Spirito hanno continuato a modellare una creta che non poneva resistenza. L’inesorabile spogliazione della mobilità, dell’udito e della vista, richiamano le stigmate che hanno trafitto il Crocifisso, e il suo permanente abbandono a Dio ricorda la piccola via di Santa Teresa di Gesù Bambino. La via semplice dell’infanzia spirituale, della piccolezza consapevole, della fiducia nella fedeltà divina in mezzo a un destino umanamente crudele, hanno squarciato le tenebre dell’incomprensibile. La sua croce è rimasta, ma l’affidarsi al Crocifisso le ha rivelato il mistero di gloria e di risurrezione nascosto ai sapienti del mondo: “Anche se ci troviamo nei più silenziosi deserti, Dio non ci lascia mai soli” (1963) scriveva, e continuava dicendo: “La serenità è possibile solo attraverso la croce” (1961). Benedetta annotava queste cose nel pieno delle sue indicibili sofferenze, inchiodata al Calvario del suo letto, là dove nessuno ha voglia di recitare la parte e di fare poesia o retorica, ma tutto diventa crudo.

Il nostro tempo idolatra l’efficienza, e qui siamo di fronte all’impotenza, esalta l’apparenza e qui siamo di fronte ad un corpo amputato, ama l’autonomia individuale, la libertà assoluta, e qui abbiamo una giovane che deve chiedere ogni cosa. E noi cristiani di oggi? Anche noi ragioniamo con le categorie del mondo rincorrendo l’apparenza, l’efficienza, il successo, la libertà senza legami considerati – questi - mortificanti della nostra libertà, anziché la condizione per essere veramente liberi? Anche noi scambiamo la soddisfazione con la gioia? La prima appaga per un momento, la seconda riempie il cuore e scalda la vita.

2. Fede e mentalità di fede

Gesù ha inaugurato un mondo rovesciato, dove il corso degli eventi umani non cambia miracolosamente, ma resta segnato da luci e contraddizioni. Il Signore, però, nella sua vita ci ha dato un nuovo principio interpretativo, ci ha svelato il nucleo più vero della realtà terrena: più vero perché rimane per sempre. La scorza – brillante o ruvida – degli accadimenti non cambia, ma la sostanza è oltre, e noi siamo chiamati a vivere soprattutto di questo oltre. Vivere l’oltre non ci astrae dalla storia, ma ci permette di abbracciarla con maggiore passione e responsabilità Ecco la fede!

Cari Amici, oggi respiriamo un’aria triste che si chiama secolarismo: esso è vivere come se Dio non ci fosse. E’ come una nube tossica che avvelena l’occidente e non solo. Tutti siamo esposti, nessuno è al riparo: per questo dobbiamo interrogarci spesso se e quanto siamo contagiati. Possiamo, infatti, credere in Dio ma non vivere di Dio; possiamo avere la fede, ma non avere una mentalità di fede. Quando ci accorgiamo di giudicare le cose non con il pensiero di Cristo, quando non le vediamo con gli occhi di Dio, allora vuol dire che crediamo in un cristianesimo ridotto a una dottrina, a un codice di comportamento, a un galateo del vivere insieme, ma non all’avvenimento centrale della storia umana, a un incontro che sconvolge l’anima e il cuore, che ci fa vivere le cose di tutti ma in modo diverso da tutti. Un rischio di oggi è quello di naturalizzare il Vangelo, togliendogli il nerbo interiore del soprannaturale, della vita di grazia. E’ ciò che Benedetta aveva compreso e descritto quando aveva solo 24 anni: “Nel mondo si apprezzano le virtù cristiane, ma appena arriva Gesù Cristo, la sua croce, allora tutti si dileguano, tutti tacciono…: cioè: cristianesimo in fondo sì, ma Cristo no” (1960). Queste parole ci rivelano che per lei la fede cristiana era un pensare cristiano che ispira la vita: era vivere riferita ogni momento a Cristo..

3. Amore, sacrificio, gioia

Nella mentalità odierna si dà molto spazio all’amore, come se con l’amore tutto diventasse non solo permesso, ma anche giusto e morale. Anche in questo caso, Benedetta ci parla con la sapienza che Gesù dona agli umili di cuore: “Io credo all’Amore disceso dal cielo. A Gesù Cristo – scriveva nel 1959 - …Sì, io credo all’Amore”! Che cosa insegna a noi? che l’amore è necessario come il pane poiché tutti desideriamo amare ed essere amati, ma l’amore è una questione terribilmente seria e impegnativa, chiede impegno, fedeltà, sacrificio. Solo allora riempie il cuore e la vita, ed è gioia. Dal suo letto di sofferenza, Benedetta ricorda al mondo la bellezza e la concretezza dell’amore: ci dice che non si può amare se non siamo disposti a soffrire. La nostra società mente, facendo credere che amare è solo sentimento e sempre esaltazione; ma questo non è vero, e l’inganno porta sempre al disinganno e all’amarezza, porta al tormento e non di rado alla violenza. Gesù ci parla e vive diversamente. E noi, come pensiamo l’amore?

Il Signore ha condotto Benedetta su sentieri ardui che possono spaventare, e lei si è lasciata condurre e plasmare in un azione trasfigurante tanto da poter dire: “Non saprò mai ringraziare abbastanza il Signore di tutto quello che mi ha dato. Perché tutto ciò che dà è grazia” (25.10.1963). L’ultima sua parola fu “grazie”. Anche noi ancora una volta diciamo “grazie” a te, Benedetta, sorella nostra: siamo quasi intimoriti di fronte a te che vedi la luce. Ma non dobbiamo temere, poiché il Risorto è con noi sempre: egli è il Principe della pace, il Salvatore del mondo, il Pane per il nostro cammino, il Farmaco di immortalità. Chiede di arrenderci al suo amore che ci trasfigura in Lui. La Santa Vergine, cari Amici, ci guardi e benedica, ci prenda per mano, ci rialzi e ci sorregga per giungere alla vetta che il Signore ha preparato per ciascuno di noi. Non abbiamo timore né della vita né di noi stessi poiché “Nulla è impossibile a Dio”.

 

Preghiera per la beatificazione di Benedetta

Padre nostro, noi ti ringraziamo per averci donato in Benedetta una cara sorella. Attraverso la gioia e il dolore di cui hai riempito la sua breve giornata terrena, Tu l’hai plasmata quale immagine viva del tuo Figlio. Con Benedetta al nostro fianco ti chiediamo, Padre, di poterci sentire più vicini a te e ai fratelli, nell’amore, nel dolore e nella speranza. In una accettazione piena e incondizionata del tuo disegno. Fa’ che la sua testimonianza così radicale della potenza salvifica della croce c’insegni che il dolore è grazia e che la tua volontà è gioia. Concedi, o Padre, la luce del tuo Spirito alla Chiesa, affinché possa riconoscere Benedetta fra i testimoni esemplari del tuo amore. Questa grazia ...... che per sua intercessione umilmente ti chiedo, possa contribuire alla glorifica zione della tua serva Benedetta. Amen.

(con approvazione ecclesiastica, tratta da L’annuncio, dicembre 2016)