Ancora alla scuola di don Pippo: sabato 9 novembre 2013 alle 18 la messa presieduta dal Vescovo a San Mercuriale. Leggi in anteprima la nuova pubblicazione a cura dell'Ufficio per le comunicazioni sociali

Mons. Giuseppe Prati, il familiare don Pippo dei forlivesi, educatore e padre di intere generazioni di giovani, giornalista e comunicatore, sarà ricordato sabato 9 novembre, nel 61° anniversario della morte, con la messa che il vescovo, mons. Lino Pizzi presiederà alle 18 nella basilica di San Mercuriale. Alla messa, proposta dall’Opera don Pippo e dal settimanale il Momento, fondato da mons. Giuseppe Prati nel 1919, che sarà animata dal coro Città di Forlì, parteciperanno rappresentanti delle associazioni e dei movimenti ecclesiali. La messa si concluderà con l'omaggio e la preghiera alla tomba di don Pippo nella cappella Ferri. A tutti i presenti sarà offerta in omaggio la pubblicazione "Alla scuola di don Pippo. Mons. Giuseppe Prati il santo dei forlivesi" a cura dell'Ufficio diocesano per le comunicazioni sociali.

Don Pippo, nato il 4 novembre 1885, ordinato sacerdote il 13 giugno 1908, fu dapprima cappellano dei Cappuccinini e nel 1914 assistente dell’oratorio San Luigi che con la sua presenza diventò centro propulsivo del movimento cattolico e dell'educazione di intere generazioni di forlivesi. Appassionato di teatro e di musica compose anche la melodia di “La vivida fiamma”, l'inno dedicato alla Madonna del Fuoco, Patrona di Forlì. Dal 1928 al 1936 fu padre spirituale in seminario, poi parroco di Santa Lucia e nel 1944 di San Mercuriale dove si guadagnò il titolo di “parroco della città”. Alla fine del 1943 si fanno più frequenti nel diario parrocchiale, che don Pippo redasse quotidianamente, dal dicembre 1936 al maggio 1944, i riferimenti alla situazione bellica. Mons. Sergio Scaccini, che era stato cappellano di don Pippo a Santa Lucia, raccontava che dopo il bombardamento del 25 agosto 1944, don Pippo passò l’intero pomeriggio raccogliendo in piazza Saffi, in chiesa, sui muri, pezzetti di carne umana delle vittime, li mise in una cassettina e li portò al cimitero. La voce popolare ha sempre attribuito a don Pippo anche il salvataggio del campanile di San Mercuriale dove non esplosero le mine che erano state collocate.

Nel 1919 fondò il Momento che diresse, tra alterne vicende e con alcuni periodi di interruzione, fino al febbraio del 1952 senza farsi condizionare né dagli attacchi degli avversari anticlericali, che auguravano vita breve al neonato giornale, né dalle incomprensioni che venivano anche dal mondo cattolico. Il giornale fu palestra per giovani come Diego Fabbri, Gino Mattarelli, Francesco Ricci che diventarono suoi collaboratori. «Ero ancora un ragazzo inesperto e pieno di me stesso - scrive don Francesco Ricci nel 1952 in occasione della morte di don Pippo - quando cominciai a scrivere sulle colonne del “suo” Momento. Fu così che appresi come don Pippo fosse anche un modello di giornalismo. Egli che sapeva scrivere bene, sapeva anche il segreto perché il giornale par- lasse al cuore degli amici e degli avversari. Il suo cuore di sacerdote e di uomo sentì in tutta la sua gravità la responsabilità apostolica del giornalismo». La sera del 7 novembre 1952 don fu colto da malore e morì la mattina del 9. La notizia fece subito il giro della città e migliaia di persone accorsero per rendere omaggio al sacerdote e partecipare ai solenni funerali nella basilica di San Mercuriale. Cinque anni dopo, il 9 novembre 1957, la salma fu traslata dal cimitero monumentale a San Mercuriale per essere tumulata nella cappella dei Ferri. A don Pippo è intitolata l’Opera di accoglienza di via Cerchia, fondata da Elisabetta Piolanti, mamma Bettina, nel 1952 mentre nel 1992, in occasione del 40° anniversario della morte, fu intitolata al sacerdote la piazzetta accanto alla basilica di San Mercuriale per iniziativa de il Momento che a questo scopo raccolse 7023 firme.

 

Il saluto di don Giovanni Amati, direttore dell'Ufficio diocesano per le comunicazioni sociali, all'inizio della messa

Ringraziamo l’Opera don Pippo e il settimanale diocesano il Momento che ancora una volta ci invitano a pregare ricordando mons. Giuseppe Prati.

Questa basilica, dove don Pippo ha svolto gli ultimi anni del suo intenso ministero e dove oggi è sepolto, vide anche gli ultimi istanti della sua vita e poi il suo imponente funerale.

Così mons. Sergio Scaccini, collaboratore di don Pippo e depositario delle sue memorie, raccontava quelle ore del 9 e 10 novembre 1952: “E’ cominciato il pellegrinaggio di migliaia e migliaia di persone che hanno venerato la salma. Un’immensa folla si è addensata attorno a San Mercuriale per tributare un trionfale omaggio al sacerdote amico e confidente di tutti e alle 15 la salma, portata a spalla dai sacerdoti, è comparsa sulla piazza. Si è snodato allora l’interminabile corteo funebre che è sfilato verso due fitte ali di popolo. Tutti i negozi lungo il percorso erano chiusi in segno di lutto e di partecipazione al dolore di tutta la cittadinanza. Mai, forse nella nostra città si era vista una manifestazione così imponente, in cui persone di diverse condizioni sociali, di contrarie idee politiche, non tutte certo della stessa fede religiosa, si sono accomunate nell’onorare un sacerdote. Il trionfo, è la parola esatta, alla quale abbiamo assistito, ha dimostrato la verità di quanto mi è stato detto da una persona in questi giorni “don Pippo aveva nel cuore un posto per tutti e un posto nel cuore di tutti”.

Un posto che don Pippo si era conquistato con il lavoro e la testimonianza di tutta la vita come sacerdote, educatore, giornalista e comunicatore, (in particolare al Momento da lui fondato), come musicista (questa sera ascoltiamo alcune delle melodie da lui composte eseguite dal coro Città di Forlì), come appassionato protagonista della vita della Chiesa e della città, nella cultura, nella società e nella politica. Una presenza, quella del cristiano, che don Pippo così descriveva nel 1946: “Il cristianesimo deve pervadere tutta la vita e non può essere escluso da alcun aspetto della vita stessa, non si contenta di esser rispettato e tanto meno tollerato: quando lo si esclude è come se lo si combatte. Il cristiano non si taglia a fette”.

Ricordiamo oggi don Pippo, il santo dei forlivesi, all’inizio di questo anno pastorale segnato dal ricordo di alcuni santi e testimoni della nostra terra: nei giorni scorsi quello di Annalena Tonelli nel decimo anniversario della morte, a gennaio la Venerabile Benedetta Bianchi Porro nel cinquantesimo della morte, a febbraio passeranno da Forlì le reliquie di San Giovanni Bosco fondatore dei salesiani, a maggio saranno 50 anni del ritorno di quelle di San Rufillo a Forlimpopoli dove fu primo vescovo.

Ricordiamo don Pippo oggi, 9 novembre, 69° anniversario della liberazione di Forlì e 24° anniversario della caduta del muro di Berlino. Don Francesco Ricci aveva superato tante volte quel muro fin dagli anni ’60 per andare nei Paesi dell’Est dell’Europa a incontrare gli uomini che sotto il regime comunista lottavano per la verità e la libertà. Lui discepolo di don Pippo, che assieme ad Annalena Tonelli e a Benedetta Bianchi Porro è stato indicato dalla Chiesa italiana tra i testimoni di speranza del XX secolo, così ricordava il suo maestro: “Ad essere un uomo nuovo, diverso (oh come ci teneva alla diversità del cristiano!) don Pippo dedicò il lavoro di tutta la sua vita. Poiché lo fece su se stesso questo esercizio della conversione permanente divenne educatore, capace cioè di guidare altri nel cammino della costruzione di una nuova umanità. Gli altri, soprattutto i giovani. Con quel suo instancabile desiderio di generare una razza di uomini diversi, di uomini nuovi.

Ricordiamo don Pippo e questi testimoni, a conclusione dell’Anno della Fede, per imparare ancora da loro. La pubblicazione “Alla scuola di don Pippo” curata dall’Ufficio diocesano per le comunicazioni sociali che vi sarà offerta al termine della messa vuole essere un contributo a questo.