Il 9 novembre 2012 la messa solenne nella basilica di San Mercuriale

La messa a San Mercuriale il 9 novembre 2012 nel 60° della morte

Mons. Giuseppe Prati, il familiare don Pippo dei forlivesi, educatore e padre di intere generazioni di giovani, giornalista e comunicatore, è stato ricordato il 9 novembre, nel 60° anniversario della morte, con la messa che il vescovo, mons. Lino Pizzi ha presieduto nella basilica di San Mercuriale. Alla messa, proposta dall’Opera don Pippo e dal settimanale il Momento, fondato da mons. Giuseppe Prati nel 1919, concelebrata da venti sacerdoti e animata dal coro Città di Forlì, hanno partecipato rappresentanti delle associazioni e dei movimenti ecclesiali, tra cui Azione cattolica, Agesci, Cl, Salesiani, Gruppo di preghiera di Montepaolo, Legio Mariae, Fraternita di Misericordia e l’assessore Tronconi a nome dell’amministrazione comunale di Forlì.

All’inizio della messa don Giovanni Amati, direttore dell’ufficio per le comunicazioni sociali ha tracciato il profilo di don Pippo, nato nel 1885, ordinato sacerdote nel 1908 educatore di intere generazioni di forlivesi.

Durante l’omelia il Vescovo commentando la liturgia del giorno, festa della Dedicazione della Basilica Lateranense ha affermato: “Nell’umanità di Cristo è presente pienamente la sua divinità, quell’umanità è il luogo per incontrare Dio. Non più un edificio a significare la presenza di Dio, ma l’umanità di Cristo e la Chiesa che è il suo corpo, il tempio vivo di Dio. Ringrazio don Giovanni per quanto ci ha detto ricordandoci una figura della nostra Chiesa, un testimone della fede, un servo fedele dedito totalmente al servizio del Signore. La sua attività così grande e caratteristica è un richiamo ad essere noi testimoni di Cristo, vivendo la fede ai nostri giorni. Quante cose sono cambiate in questi 60 anni: forse allora la maggioranza si riconosceva in una cultura cristiana, oggi non è più così oggi e noi dobbiamo continuare a dare testimonianza. L’Anno della Fede che il Papa ha indetto vuol proprio richiamarci a questo. Quante cose dobbiamo continuamente confrontare con Cristo stesso per essere testimoni ai nostri giorni come don Pippo lo è stato ai suoi. Un altro segno distintivo di don Pippo era la carità: è sempre il segno caratteristico dei cristiani, da questo consoceranno che siete miei discepoli, dice Gesù, e avrete amore gli uni per gli altri. Con gratitudine al Signore per questo testimone della nostra Chiesa continuiamo il cammino e la nostra testimonianza”.

 

Il saluto iniziale di don Giovanni Amati, direttore dell'Ufficio per le comunicazioni sociali, alla messa in San Mercuriale

Ringraziamo la diocesi, il settimanale il Momento e l’Opera don Pippo, che festeggia quest’anno il 60° di fondazione, per l’invito a questa celebrazione.

Siamo qui a fare memoria della testimonianza straordinaria di don Pippo, nel 60 della sua morte e di ciò che ha lasciato alla nostra Chiesa e alla nostra città.

Gli siamo debitori non solo dell’inno alla Madonna del Fuoco, di aver salvato come attesta la voce popolare, il campanile di questa basilica, alla fine della II guerra mondiale, di aver fondato e diretto il Momento per 33 anni, di aver educato intere generazioni di forlivesi e personalità come Diego Fabbri e don Francesco Ricci.

“Ciò che don Pippo è stato per la città non è stato ancora sufficientemente valutato - scriveva il Momento nel 1962 ricordando, a 10 anni dalla morte, il suo fondatore e direttore - quando qualcuno avrà animo di farlo potrà forse parlare di un'epoca nuova per la storia cristiana di Forlì, segnata da un prete che non si è limitato a una testimonianza personale, ma ha creato un ambiente, uno stile, una tradizione”.

Uno stile, sull’onda del fermento provocato dalla Rerum novarum, caratterizzato dalla presenza dei cristiani in tutti gli ambienti. E don Pippo presente lo fu, nella Chiesa, nella cultura, nell’educazione, interessandosi a tutti gli aspetti della vita sociale e anche politica. Oggi, anniversario della liberazione di Forlì, non dimentichiamo che quel 9 novembre 1944 i forlivesi, appresa la notizia accorsero qui, a San Mercuriale, sollevarono di peso don Pippo e festeggiarono portandolo in trionfo in piazza Saffi.

“Eppure a Forlì vi erano tanti altri degnissimi sacerdoti che hanno lavorato validamente nei vari campi della pastorale diocesana - ricordava nel 1977 mons. Sergio Scaccini, collaboratore di don Pippo a Santa Lucia e depositario delle sue memorie - come mai allora la sua memoria è rimasta più viva nei nostri cuori? Forse perché tutta la sua attività così varia era basata, ecco il suo segreto, su di una solida vita interiore riscaldata da un calore umano straordinario”.

E’ ciò che fu chiaro alle persone, di ogni estrazione, idea e colore politico: don Pippo, sacerdote e parroco, educatore, musicista, giornalista e comunicatore, il “santo” dei forlivesi era un uomo, un cristiano, un prete che lottò perché ogni aspetto della vita fosse illuminato dalla verità e la proposta cristiana non fosse culturalmente e socialmente irrilevante.

“Ad essere un uomo nuovo, diverso - scriveva don Francesco Ricci nel 25° della morte del suo maestro - don Pippo dedicò il lavoro di tutta la sua vita. Poiché lo fece su se stesso questo esercizio della conversione permanente divenne educatore, capace cioè di guidare altri nel cammino della costruzione di una nuova umanità. Gli altri, soprattutto i giovani. Con quel suo instancabile desiderio di generare una razza di uomini diversi, di uomini nuovi”.

Oggi, all’inizio del percorso del grande Anno della Fede e 23° anniversario della caduta del muro di Berlino, chiediamo di essere degni e veri discepoli di questi maestri di fede e di libertà.