Anniversario di Annalena Tonelli: l'omelia del Vescovo, la cronaca del convegno

L'omelia del vescovo mons. Corazza a conclusione della veglia in san Mercuriale

Ricordo ancora le parole del Santo Padre che rivolse ai giovani presenti al Circo Massimo lo scorso agosto e che, all’inizio ci fecero restare con il fiato sospeso non sapendo di chi stesse parlando: “C’è un ragazzo, qui in Italia, ventenne, ventiduenne, che incominciò a sognare e a sognare alla grande. E il suo papà, un grande uomo d’affari, cercò di convincerlo e lui: ‘No, io voglio sognare. Sogno questo che sento dentro’. E alla fine, se n’è andato, per sognare. […] per vivere il suo sogno… Questo giovane, un italiano del XIII secolo, si chiamava Francesco e ha cambiato la storia dell’Italia.”

I sogni hanno cambiato Francesco, la sua famiglia, la storia dell’Italia e della Chiesa intera.

Questo giovane ragazzo italiano mi dice che è importante e fattibile rincorrere e realizzare i sogni che hanno il profumo di Dio, anche se magari possono non essere comprensibili e non condivisi dalle persone che mi stanno accanto.

Ma, questa sera, se siamo qui, è per ricordare un’altra persona, una donna, una grande donna, bella e determinata, che ha seguito il suo sogno. Che vuole dirci questa sera: Sapete qual è il mio sogno? Essere vicina agli altri; aiutare gli altri. È stata una spinta che ha sempre avuto dentro e che non poteva contenere.

La sua avventura di cristiana è iniziata qui, ma non si più fermata.

Il suo sogno era di essere la giardiniera di Dio. Coltivare e custodire il giardino del mondo, l’umanità. Annalena lo ha fatto perché era innamorata, innamorata di Gesù. Lo portava sempre nel cuore. Non era mai tempo perso quello che dedicava al Signore. Quante volte, in questi mesi, qualcuno mi indicava un luogo solitario e mi diceva: qui veniva spesso Annalena a pregare, nel silenzio e nella solitudine.

Condivideva il sogno di Gesù: Ti prego o Padre, perché siano una cosa sola. L’unità, la comunione, la fraternità, come gesto concreto di fede in Dio che è Padre di tutti. Dove nessuno è escluso. Un sogno che la morte non ha fermato.

Un sogno, e continua ancora a contagiare tante persone.

Non è la sola, molti di noi, condividono questo sogno. Se guardo la mia vita, oggi mi sembra di capirlo un po’ di più. Anch’io ho seguito il mio sogno fin da piccolo, e con caparbietà sono andato avanti.

Come vorrei che, questa sera, proprio a partire da questa sera, qualcuno continuasse a camminare per i sentieri che Annalena ha percorso per tutta la sua vita. Una strada lunga, faticosa ma bella. Una vita per gli altri.

Ma c’è forse un “padre” che ci dice, come successe a San Francesco, di non fare questo passo. Forse la paura di perdere qualcosa; la paura di lasciare delle sicurezze? La paura di quello che dicono gli altri? La paura di fare un salto nel vuoto?

Vinciamo le paure, non lasciamoci rubare la gioia, diciamo di sì alla chiamata a diventare giardinieri di uomini. Anche se questa scelta non è di moda.

Diciamolo accendendo una luce.

Una candela sembra una piccola cosa, ma se lo facciamo tutti insieme, è un bel modo per dire di sì ad uno stile di vita che si dona agli altri.

Saremo insieme a Gesù, a Francesco, ad Annalena e di tanti altri, più numerosi di quello che pensiamo

 

 

 

 

 

 

 

Sono trascorsi 15 anni dalla morte di Annalena, la missionaria forlivese uccisa a colpi d'arma da fuoco il 5 ottobre 2003 da un commando islamico nell'ospedale da lei stessa fondato a Borama, in Somaliland. Per ricordarla si svolgerà a Forlì un convegno nazionale dal 4 al 7 ottobre con incontri celebrazioni e spettacoli.

Nata a Forlì nel 1943, dopo sei anni di servizio ai poveri della sua città nel 1969 la venticinquenne Annalena Tonelli partì per l’ Africa grazie alle attività del Comitato per la lotta contro la fame del mondo di Forlì, che aveva contribuito a fondare.

Inizialmente lavora come insegnante in una scuola a Wajir, nell'estremo nord-est del Kenya, dove approfondisce le sue conoscenze mediche per curare la tubercolosi e la lebbra e nel

1984 si sposta allora in Somalia, prima a Merca e poi a Borama, nel Somaliland. Qui dà vita a un ospedale con 250 posti letto, una scuola di educazione speciale (263 studenti) per bambini sordi, ciechi e disabili (unica in tutta la Somalia), un progetto contro le mutilazioni genitali femminili, cura e prevenzione dell’aids, assistenza ai fuori casta, orfani, poveri.

Nel giugno 2003 è stata insignita dall'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati del prestigioso premio Nansen per l'assistenza ai profughi.



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