Sabato 5 veglia missionaria diocesana nell'anniversario di Annalena Tonelli

Sabato 5 ottobre, alle ore 20.45 nella chiesa di San Mercuriale, il vescovo mons. Livio Corazza presiederà la veglia missionaria diocesana dal titolo “Missione nello stile di Annalena” per ricordare la missionaria, uccisa a Borama in Somaliland, il 5 ottobre 2003, al rientro dopo la visita serale agli ammalati, da due sicari con un colpo alla nuca. Muore dopo circa mezz’ora e l’inutile dono del loro sangue da parte di alcuni malati. Lasciò poche lapidarie parole su un foglietto scritto a mano: “Non parlate di me che non avrebbe senso, ma date gloria al Signore per gli infiniti indicibilmente grandi doni di cui ha intessuto la mia vita. Ed ora tutti insieme incominciamo a servire il Signore, perché fino ad ora ben poco noi abbiamo fatto”. Afferma il direttore dell’Ufficio missionario diocesano: “Ricordiamo non perché siamo nostalgici, ma perché siamo assetati di futuro. Ogni anno nel cammino in preparazione alla partenza la sua vicenda ci stimola a lasciare gli ormeggi e buttarci nell’incontro con le persone che incontreremo. Perché Annalena trasmette anche oggi uno stile di rapporto, di fraternità: quello della cura, del farsi piccoli, dell’essere poveri. Vari dei 35 giovani partiti per Madagascar, Albania e Brasile durante la veglia condivideranno la loro esperienza. Bella, toccante, capace di generare cambiamenti. Presiederà la veglia il nostro vescovo Livio, che ha incontrato i giovani personalmente la sera del 26 settembre al Centro Missionario. Un incontro di restituzione, dopo la sua gradita visita prima della partenza”. In ottobre sarà in libreria anche “Stronger than death” “Più forte della morte” il primo libro in inglese dedicato alla figura di Annalena, di cui è autrice la giornalista americana, Rachel Pieh Jones. Si legge nella presentazione del libro: “In un connubio di malattia, guerra e fondamentalismo religioso nel Corno d'Africa, che differenza potrebbe fare una donna? Annalena Tonelli lasciò comunque carriera, famiglia e patria, trasferendosi in un remoto villaggio musulmano nel nord del Kenya per vivere tra i suoi emarginati - nomadi del deserto - che muoiono di tubercolosi, la malattia più mortale della storia”.



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