Russia 1917: mostra sulla rivoluzione d'ottobre. La missione di padre Leoni

La cooperativa Tonino Setola e il centro culturale “Don Francesco Ricci - La Bottega dell' Orefice” propongono, a 30 anni dalla morte di Tonino Setola, la mostra “Russia 1917. Il sogno infranto di un mondo mai visto” allestita dal 12 al 19 novembre presso la Fabbrica delle Candele in piazzetta Corbizzi (apertura dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 19).

Sabato 11 novembre, alle 17.30, si svolgerà l’inaugurazione della mostra: interverranno Marta Dell'Asta, curatrice della mostra, direttore del portale www.lanuovaeuropa.org e Giuseppe Ghini ordinario di slavistica presso l'Università degli studi di Urbino.

Verranno eseguiti canti della tradizione Russa a cura del coro di Comunione e Liberazione di Forlì.

Info e prenotazioni visite guidate: bottegaorefice.fo@libero.it, cell. 3351663423.

 

La missione di padre Pietro Leoni in Russia

Il centenario della rivoluzione russa del 1917 è occasione per ricordare le figure che di questo dramma e delle sue conseguenze furono partecipi, vittime e coraggiosi protagonisti Come il forlivese padre Pietro Leoni, gesuita, missionario in Ucraina che dal 1945 al 1955 fu condannato dal regime comunista a 10 anni di lavori forzati nei gulag staliniani. Nato a Montaltovecchio di Premilcuore l’1 gennaio 1909, padre Leoni nel 1922 entrò nel seminario di Modigliana, nel 1927 nella Compagnia di Gesù e studiò poi al collegio Russicum voluto dal Papa per preparare i sacerdoti che avrebbero svolto il ministero in Unione Sovietica. Cappellano militare nel 1941, rientrò in Ucraina nel 1943, fu arrestato nel 1945 e dopo una lunga inchiesta fu condannato senza processo a 10 anni di lavori forzati, che con la seconda condanna diventeranno poi 25. Nelle terribili condizioni dei gulag, a nord della Siberia, con la temperatura che arriva anche a 60 gradi sotto zero, il gesuita si distinse, come già durante i mesi dell’inchiesta, per il coraggio con cui continuò a testimoniare la verità e ad esercitare il suo ministero stupendo i compagni di prigionia e anche i suoi aguzzini per la sua fede e la sua libertà. Tornato in Italia nel 1955, accolto ovunque trionfalmente, padre Pietro raccontò la sua vicenda nel libro Spia del Vaticano!.

Don Francesco Ricci, anche lui cresciuto a Premilcuore e che il 28 maggio 1939 aveva servito come chierichetto alla prima messa di padre Leoni lo incontrò e parlò di lui in un articolo su il Momento: “Un giorno si scriverà forse la storia della conversione della Russia. Chissà se il nome di questo eroico testimone di Cristo (egli non ha mai mentito né taciuto o camuffata la sua fede e il suo sacerdozio) sarà citato come quello di uno degli artefici del nuovo trionfo?”.

Era però il tempo del “disgelo” e padre Leoni si accorse ben presto che la sua presenza dava fastidio e chiese di tornare in missione. Andò in Canada tra i profughi russi dove rimase fino alla morte avvenuta il 26 luglio 1995 a causa di un malore.

Per saperne di più: Pietro Leoni di Alessandro Rondoni e Mara Quadri (ed. La Casa di Matriona, 1999).