Il 15 aprile ultimo incontro della scuola di formazione all'impegno sociale e politico

 

La Scuola Diocesana di Formazione Sociale e Politica della diocesi di Forlì Bertinoro affronta quest’anno il problema della comunicazione politica.

L’idea nasce dall’occasione del centenario de Il Momento, il nostro settimanale diocesano, ma anche dall’eccesso di comunicazione distorta in questo ambito e non solo. Lo abbiamo notato dalla crescita di fake news disinvoltamente prodotte e messe in circolazione per abbattere avversari politici. Si sa: a forza di divulgare notizie infamanti, qualcosa rimane sempre. È una malattia della politica e una disgrazia per la democrazia. La stampa e i mezzi di comunicazione possono essere davvero considerati “il quarto potere”, come avveniva nella versione italiana di un famoso film di Orson Welles del 1941; un potere che si aggiunge ai tre costituzionali, quello legislativo, quello esecutivo e quello giudiziario. La democrazia, per essere partecipativa, ha bisogno che il potere della comunicazione sia del tutto indipendente, così che possa crescere una opinione pubblica libera, in grado di svolgere un’azione di controllo. La corruzione degli altri tre poteri abbiamo visto cosa può distruggere. E anche il quarto potere è passibile di corruzione. Ciò che oggi ci mette in difficoltà è l’ingresso, fra i mezzi

di comunicazione, dei cosiddetti “social”. Attraverso questi, l’individuo pensa di poter superare la massificazione che spersonalizza e rende insicuri e isolati. Vogliamo uscire dalla situazione di etero diretti e di solitari nella folla e cadiamo nella finzione di essere protagonisti, mentre rimaniamo isolati e manipolati; ciò che i corpi intermedi cercavano di impedire. Un gruppo social non è per sé un corpo intermedio;

anzi illude di esserlo, rendendo l’isolamento più grave. Ognuno sta solo davanti allo schermo, più che mai indifeso. La volontà di mantenere il contatto con gli altri, attraverso i social media, si traduce in un nuovo conformismo. Di fronte al bombardamento delle informazioni si perde la fiducia nella possibilità di una propria opinione e ci si fida del gruppo social, senza

confronti fra persone che argomentano ed analizzano. Insieme si fa un brain storming. Senza di questo, il risultato è la ripetizione di slogan e di insulti, che più sono offensivi più danno l’illusione al gruppo di avere ragione. Il rischio dei movimenti della società è proprio quello di fondamentalismi, portati avanti da persone che crescono in ambiti senza confronto fra argomentazioni diverse. Così nascono i no-tav, i no-tap, i no-vax, nei quali prevalgono giudizi senza fondamenti scientifici oggettivi, senza discernimento e senza confronto. Nella comunicazione in gioco ci sono l’emittente, il ricevente e il messaggio, che passa attraverso un canale e un linguaggio comune. Il messaggio ricevuto produce una risposta che nei media di massa diventa difficile. Sembra invece più facile nei social. Ma è così? Fino a che

punto il leader carismatico permette o favorisce una crescita autonoma dei membri di un social, come sarebbe suo compito? Con chi si confrontano i vari componenti? Sono soli davanti ai diversi schermi e il numero di coloro che assentono li può indurre a pensare in modo conforme. Nella politica la facilità di strumentalizzazione cresce quanto più il mezzo è nuovo. Il fine della nostra scuola è quello di fornire gli strumenti per verificare la veridicità delle notizie attraverso l’esame dei mezzi e l’incrocio delle fonti, la competenza e la credibilità dei docenti e il libero confronto dei partecipanti.

Don Franco Appi, direttore della scuola