Il ringraziamento della Diocesi alle Dorotee che lasciano Forlž dopo 167 anni

Mercoledì 15 novembre le suore Dorotee lasceranno definitivamente Forlì. Dopo 167 anni di presenza le ultime tre religiose rimaste in città, la superiora suor Francalisa Bonelli, suor Orsolina Fighera e suor Anna Clara Pirazzo partiranno da palazzo Monsignani, in via dei Mille 3, per la loro nuova destinazione, in provincia di Treviso.

Negli ultimi anni altri religiosi hanno lasciato Forlì: prima i Cappuccini di Santa Maria del Fiore, poi i Carmelitani di corso Mazzini e nel 2016 i Minori Francescani di corso Garibaldi e Montepaolo.

La partenza definitiva delle Dorotee è stata annunciata giovedì 9 novembre dal vescovo mons. Lino Pizzi durante l’incontro dei sacerdoti che si svolge mensilmente in seminario. D’accordo coi sacerdoti il Vescovo ha deciso di ringraziare pubblicamente le Dorotee per il loro lungo servizio domenica 12 novembre, alle 19, a San Mercuriale, durante la messa presieduta dallo stesso mons. Lino Pizzi in occasione del 65° anniversario della morte di don Pippo.

Era il novembre 1850 quando le prime 5 suore Dorotee arrivarono per la prima volta a Forlì. Nel 1882 si trasferirono a palazzo Monsignani che nel corso degli anni è stato sede delle scuole materna, elementare e media e anche ospedale militare. Oltre all’opera educativa le suore hanno svolto anche servizio pastorale in molte parrocchie. Nel 1907 aprì la comunità a Schiavonia, nel 1936 ai Cappuccinini e al collegio Sant’Anna, nel 1958 a Villanova e nel 1961 a Bussecchio. Un po’ alla volta queste comunità hanno chiuso, ma le suore hanno continuato il loro servizio nella scuola in via dei Mille fino al giugno 2016 quando ha chiuso anche la scuola materna.

 

Quando le suore di via dei Mille erano anche ospedale militare

Le Suore di S. Dorotea inviate a Forli nel 1850, dal fondatore Don Luca Passi, si sono sempre distinte per la loro missione educativa di insegnanti nella scuola materna ed elementare, di assistenza nei convitti e nelle attività parrocchiali. Ma tante altre opere di bene, dimenticate forse dagli uomini, sono perennemente scritte nel cuore di Dio. Oggi, con l'animo amareggiato per gli attuali sconvolgimenti di guerre e calamità che colpiscono numerosi popoli, ma edificasti dal sacrificio di molti sacerdoti-religiosi-volontari che si prestano per alleviare tanta sofferenza, la memoria del cuore rimanda a quello spirito di eroica carità con cui anche le Suore di S. Dorotea si prestarono nei dolorosi periodi bellici che, nel secolo scorso, tormentarono la nostra Italia. Nel loro convento di via dei Mille, allestito da ospedale, furono accolte centinaia di malati, feriti, poveri... Sorprendono i riferimenti che troviamo nella cronaca: Il 15 aprile 1916 "giunsero 44 soldati ammalati"; il seguente 16 giugno la superiora provinciale, Madre Colomba Ferrari, scriveva a Venezia alla superiora generale, che avevano in casa 70 malati e 200 feriti. Il 24 maggio 1917 "giungono N 57 soldati ammalati". Il 12 dicembre "arrivano da Legnago N 95 soldati fra feriti e ammalati" e il giorno 30 "da Vicenza "arrivano 55 soldati parte feriti e parte ammalati. I126 febbraio 1918 "si riapre il nostro Ospedale con 59 ammalati". Con il conforto spirituale e l'assistenza infermieristica le suore univano il lavoro di cucina, guardaroba, lavanderia, e all'occorrenza erano mandate anche negli altri ospedali. Al 26 agosto 1918 la cronista annota: "Riapertura dell'Ospedale di casa con N. 101 ammalati malarici. Sr Massimina De-Marchi di nuovo presta servizio, ora addetta all'Ospedale Ordelaffi". Il 15 novembre: "Dall'Ospedale Cantoni vengono qui N 105 malarici"; e il 5 dicembre: "Nel nostro Reparto entrano N. 78 ammalati p.i dall'Ospedale Principale". Per sostenere l'esorbitante lavoro le suore di via dei Mille, chiedono collaborazione alle consorelle delle cose filiali, così il 7 settembre, da Fusignano arriva "Sr Petronilla Gasparella a Forlì, perché prenda poi servizio all'Ospedale Ordelaffi". L'8 gennaio 1919: "Sr Isidora passa alla cucina Ospedale Cantoni, Sr Petronilla Gasparella nelle sale (influenzati) all'Ospedale Principale. Sr Scolastica in aiuto a Sr Giuditta all'Ospedale Merlini". Una collaborazione generosa, serena, affabile anzi fraterna, come testimonia il Colonnello Medico Darra, Direttore di Sanità Militare di Bologna, che il 20 giugno 1919 scrive alla Superiora provinciale Madre Colomba Ferrari: "... faccio testimonianza della preziosa opera di assistenza prodigata dalle sue buone suore ai nostri gloriosi ricoverati negli Ospedali di riserva di Forlì, allestiti nella loro stessa Casa, e per un lungo periodo, quanto ha durato l'aspra guerra, sempre con lo stesso zelo, con la stessa spontaneità e con la stessa amabilità, mai smentita anche in momenti di maggior lavoro e di maggior pericolo. A nome, pertanto, dei nostri bravi soldati che, dalla bontà delle suore hanno tratto tanto aiuto e tanto conforto, porgo Loro le espressioni della più viva, imperitura riconoscenza". Ugualmente in una lettera dell'agosto 1919 j_ Luigi Nocchi attestava alla superiora generale, Madre Paolina Baldan, imperituro ricordo e riconoscenza verso la superiora di Forlì, Madre Colomba Ferrari, perché "Animata da nobili sentimenti, coadiuvò e si prestò sempre premurosa e piena di zelo, durante il lungo periodo che l'Istituto funzionò da Ospedale, insieme alle sue consorelle, spiegando opera di carità, di assistenza, ai militari che reduci dalle lotte, dalle trincee, martoriati dalle ferite o dalle malattie, vi trovavano asilo, conforto, risanamento. Vada un plauso alla Superiora, che solo pensiero in questi momenti di disoccupazione, seppe trovare lavoro, aiutando così la classe operaia [...].

Un altro doloroso, commovente paragrafo, si può riservare all'opera caritatevole svolta dalle Dorotee di Forlì durante il secondo conflitto allorché esse ospitarono centinaia di sfollati.

Di questo periodo è sufficiente riportare la "Relazione in risposta alla circolare della Curia" (del maggio 1945): "Quando nel maggio del 1944 gli alleati sferrarono l'offensiva nell'Italia Centrale contro Nazi-fascisti, nella nostra Casa, a tutte le ore del giorno e della notte, cominciarono ad affluire le prime centinaia di profughi che, dopo poche settimane abbandonata Forlì, proseguirono verso il Nord, lasciando il posto ad altri disgraziati. Durante la loro sosta presso di noi vennero circondati da amorevoli cure, perché meno sentissero i disagi imposti loro dalla guerra. L'intero palazzo fu messo a loro disposizione e nel lasciare la casa ospitale esprimevano a noi suore tutta la loro riconoscenza e si auguravano di trovare altrove uguale accoglienza. Nell'agosto, stanchi, addolorati e miseri giunsero i profughi toscani. Tutto avevano perduto: case bruciate, animali requisiti, i giovani più forti rastrellati o fucilati. E ci raccontavano e ripetevano le loro sofferenze e ci mostravano (chi l'aveva) il piccolo involto di cenci salvati all'ira nemica. Per costoro, più disgraziati dei primi, le nostre cure si moltiplicarono. Dormitori, aule scolastiche, sale furono occupate o da singole famiglie o da gruppi di famiglie secondo l'ampiezza dell'ambiente. Fu messo a loro disposizione tutto ciò che occorre per la pulizia personale e per il bucato e per cuocere le vivande. Molti sfollati di vestiario possedevano quello che indossavano, ed allora chiedemmo indumenti, coperte e materassi alle persone di nostra conoscenza, alle Rev.de Suore di S. Filippo, alla Gil, ai Comandanti delle caserme e chiedendo per amor di Dio potemmo avere tanti indumenti da poterli distribuire in gran coppia a tutti gli sfollati, dai neonati ai vecchi ormai cadenti. Aiutammo le donne a cucire e rifare vestiti e biancheria. Durante il periodo 'delle cantine' in cui difficilmente si poteva uscire di casa, gli ammalati ed i bambini ebbero gratuitamente il latte, perché in casa demmo alloggio anche a due mucche. La suora infermiera era sempre pronta a prestare la sua opera a chi ne avesse avuto di bisogno. Presso di noi erano ricoverati anche molti sinistrati della città. Qualche settimana dopo l'occupazione di Forlì da parte degli alleati, partirono gli sfollati che dall'agosto erano con noi ed oltre ad una buona provvista di vestiaria ognuno ebbe una soffice coperta di lana. Appena partiti quasi tutti gli sfollati toscani, romani, romagnoli, ecc. arrivarono a centinaia e centinaia i profughi del faentino. Trascorsero l'inverno da noi. Tutti non potevano stare nella sala del teatrino dove una stufa sempre accesa dava un dolce tepore; a coloro che dovettero stare nei dormitori venne fornito un maggior numero di coperte e di bottiglie d'acqua calda. Il giorno di Natale ebbero un pranzo migliore del solito. Gli uomini, durante l'autunno, per dimostrarci la loro riconoscenza ci lavorarono l'orto, ripararono i danni fatti dalle prime granate sul terreno. Cessate le ostilità e partiti tutti gli sfollati, facemmo disinfettare letti, coperte e materassi ed alloggiammo, durante la loro sosta a Forlì, molti mutilati e convalescenti di ritorno dal Nord e diretti nell'Italia centrale e meridionale. Per costoro le cure delle suore non ebbero limiti ed oltre che pensare a loro, poiché i reduci dalla Germania arrivavano a migliaia, si cuoceva la minestra per una parte dei ricoverati alla Gil. Dal Dicembre a tutto aprile le aule dell'asilo furono occupate dal Corpo sanitario italiano dell'ospitale da campo N. 92. Tenenti medici e capitano ebbero bisogno delle suore per la pulizia ed accomodatura del loro vestiario e biancheria e ben volentieri li abbiamo sempre accontentati. Durante l'inverno, quando più infuriava l'ira nemica ed i ricoverati all'ospitale civile erano numerosissimi, la direzione ci chiese delle suore come infermiere e due tra le più adatte e robuste trascorsero alcuni mesi nelle corsie tra i feriti gravi ed i moribondi recando loro quel conforto che una sposa di Cristo Crocifisso sa dare. Assistenza religiosa: Tutte le mattine gli sfollati potevano assistere alla S. Messa e alla sera alla recita del S. Rosario o alla benedizione eucaristica. Potevano confessarsi e comunicarsi ogni qualvolta l'avessero desiderato. I fanciulli e le fanciulle venivano riuniti ogni giorno per l'istruzione catechistica, e due fanciulle ricevettero per la prima volta Gesù il giorno di Ognissanti mentre di fuori il sibilo e lo scoppio delle granate inglesi si intrecciavano con gli inni eucaristici. Furono fatti parecchi tridui e novene predicate per intercedere le grazie del Signore. Anche gli 82 "rastrellati" dai 16 ai 60 anni, che in agosto si fermarono da noi per tre giorni, assistiti, incoraggiati e confortati, tranne 5 o 6, tutti si confessarono e si comunicarono e confidando in Dio, regalate loro alcune immagini e medaglie, proseguirono per la triste Germania. E il Signore ci ha proprio benedetti, perché le molte granate cadute in casa non ferirono alcuno".

Galleria immagini:

  • Foto d'epoca di Palazzo Monsignani dal 1882 sede delle Dorotee