"Continuiamo a volerci bene e a pregare gli uni per gli altri": il saluto a mons. Pizzi

L'omelia di mons. Lino Pizzi

In una delle sue catechesi del mercoledì sulla Santa Messa, Papa Francesco ha raccomandato che l’omelia non superi i 10 minuti (sapendo che l’attenzione degli ascoltatori spesso non supera questo tempo); è certamente un buon suggerimento, ma, talvolta, è un po’ difficile metterlo in pratica per la ricchezza dei contenuti della liturgia o per la particolarità della circostanza.

Vi dico subito le tre idee, che vorrei presentarvi, cosicché, se dovessi perdere un po’ il filo del discorso, sappiate almeno qual’ era la mia intenzione: una prima riflessione sulla Parola di Dio di questa domenica, ottava di Pasqua, un pensiero di ringraziamento e un rapido sguardo sul cammino fatto in questi 12 anni vissuti insieme.

La Parola di Dio

Il vangelo di San Giovanni ci ha riportato due volte nel cenacolo: la sera di Pasqua e questa sera (otto giorni dopo): sono le prime due domeniche della Chiesa (nascente). Gesù risorto appare una prima volta agli Undici (i suoi apostoli) e porta a loro una serie di doni: la pace, il dono dello Spirito, il potere di rimettere i peccati. E la liturgia oggi continua a cantare: “Questo è il giorno che ha fatto il Signore; rallegriamoci e in esso esultiamo”. Ma Tommaso, uno dei Dodici, non era con loro; non voleva credere alla testimonianza degli altri “Abbiamo visto il Signore… Se non vedo… se non metto… non credo” e Gesù viene una seconda volta e gli dice: Tommaso, vieni; guarda, tocca..e non essere incredulo, ma credente… mio Signore e mio Dio! Io ho simpatia per Tommaso perché penso che la sua incredulità ha giovato alla nostra fede. Questa domenica, tradizionalmente detta Domenica in albis, per disposizione di san Giovanni Paolo II è la domenica della Divina misericordia; papa Francesco ci ha richiamato insistentemente alla Misericordia di Dio specialmente nell’Anno Giubilare della Misericordia. La nostra domenica è la Pasqua settimanale; nella solenne Veglia Pasquale abbiamo rinnovato le nostre promesse battesimali, la nostra adesione a Cristo morto e risorto per noi.

Vescovo emerito di Forlì-Bertinoro

“Allora ci lascia? Va in pensione? Quante volte mi è stato chiesto in queste ultime settimane. Il vescovo, che, secondo le indicazioni del Codice di Diritto Canonico, lascia il governo di una Chiesa per raggiunti limiti di età, rimane vescovo emerito di quella Chiesa: perciò rimango vescovo emerito di Forlì-Bertinoro fino alla fine dei miei giorni! Dodici anni vissuti insieme non si possono dimenticare, anche se verrà a mancare la consuetudine quotidiana: tanti volti, tante relazioni, tanti incontri e attività pastorali sono motivi per cui oggi vogliamo insieme ringraziare il Signore; voi volete ringraziare anche me e io desidero ringraziare tutti voi: mi avete accolto pazientemente, benevolmente, con comprensione e pazienza per i miei limiti: ognuno ha collaborato secondo le sue possibilità e le sue capacità, nella propria condizione. Ringrazio in particolare i sacerdoti (fin dall’inizio vi avevo detto che il Vescovo da solo non può far nulla, insieme ai preti può fare tanto), i diaconi, i ministri, i catechisti e tutti gli operatori pastorali, gli educatori, gli animatori, gli sposi, i genitori, i religiosi e le religiose, le associazioni, i movimenti e i gruppi ecclesiali, nell’ambito ecclesiale., gli anziani e gli ammalati, che mi hanno accompagnato silenziosamente con la loro preghiera e sofferenza. Un grazie particolare lo rivolgo ai Vicari generali e ai Vicari episcopali, ai centri e agli uffici pastorali, al Consiglio Presbiterale e ai Consigli Pastorali diocesano e parrocchiali. Ringrazio la Caritas diocesana e quelle parrocchiali, perché in questi anni di crisi economica e di forte immigrazione hanno condiviso e portato avanti con me la preoccupazione e l’impegno per i più deboli e i più poveri. Ringrazio tutte le autorità cittadine, gli amministratori e i responsabili della vita economica e sociale, le Forze dell’ordine per i rapporti cordiali e, più volte, la collaborazione di fronte a vari problemi del nostro territorio. Quando venni a Forlì il 29 gennaio 2006 chiamai i giovani ad essere protagonisti nelle nostre comunità; non sempre questo si è visto chiaramente; spero che il prossimo Sinodo dei Vescovi, che avrà come tema I giovani, la fede e il discernimento vocazionale dia un forte impulso perché ognuno comprenda la dimensione vocazionale della propria vita e si disponga a vivere pienamente la propria chiamata.

Non riesco a nascondere un rammarico, quasi un’amarezza, che vorrei che tutti raccoglieste come impegno per il futuro: non sono riuscito ad innamorare più giovani e ragazze per un impegno totale al servizio del Signore e dei fratelli nella Chiesa e nel mondo, come buoni sposi e anche come sacerdoti, religiosi e religiose e missionari.

Più volte mi avete sentito richiamare l’importanza fondamentale e insostituibile delle famiglie e alla necessità di sostenere la famiglia nel suo essere e nel compimento della sua missione nella chiesa e nella società. Con uguale frequenza ho sottolineato l’urgenza di un instancabile impegno educativo e formativo prima di tutto degli operatori pastorali e poi di tutti, ognuno nella propria condizione di vita.

Nemmeno una lettera pastorale?

Un amico prete di Modena mi ha chiesto: Come? In dodici anni non hai scritto neanche una Lettera pastorale? E’vero: in dodici anni non ho scritto una vera e propria Lettera pastorale; non per questo non abbiamo camminato e lavorato insieme. Sull’onda del Sinodo diocesano degli anni ’90, abbiamo, di volta in volta accolto, condiviso e portato avanti l’abbondante Magistero dei Papi: dalla Novo Millennio ineunte di San Giovanni Paolo II, dalle Lettere encicliche di Papa Benedetto XVI (Deus Caritas est, Spe salvi, Caritas in veritate, Donum Fidei (pubblicata da Papa Francesco), a quelle di Papa Francesco: Evangelii Gaudium, Amoris Laetitia e il Giubileo della Misericordia. Abbiamo fatto nostro il cammino della Chiesa Italiana: gli Orientamenti pastorali decennali 2000-2010 Annunciare il Vangelo in un mondo che cambia e 2010-2020 Educare alla vita buona del vangelo, il Convegno ecclesiale di Verona con i suoi cinque ambiti di vita e di pastorale e quello di Firenze di una Chiesa sinodale e missionaria in uscita. A livello diocesano, in particolare, abbiamo avuto il Biennio della Famiglia, il Biennio dei Giovani e attualmente il Biennio della formazione alla vita sociale e politica. Mossi da più fattori abbiamo avviato il cammino, molto impegnativo, delle Unità pastorali, che bisognerà incrementare con convinzione e con coraggio. Ho avuto la gioia di poter compiere due visite pastorali, la prima a tutte le parrocchie, la seconda alle Unità pastorali. Non ultima è stata l’erezione dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose insieme ad altre quattro diocesi confinanti per una qualificazione teologica e pastorale di insegnanti per l’insegnamento della Religione Cattolica nelle scuole e di operatori pastorali nelle nostre comunità.

Per tutto questo possiamo e dobbiamo ringraziare il Signore e quanti hanno fattivamente collaborato. Certo, si sarebbe potuto e dovuto fare di più; riconosciamo i nostri limiti e, ognuno al proprio posto, cerchiamo di allungare il passo. C’è spazio per tutti… e chi più ne ha più ne metta!

Sapete che mi ritiro a Rivara, mia parrocchia natale, dove sono stato battezzato e ordinato sacerdote, a meno di due chilometri dai miei fratelli e dalle mie sorelle; andrò, se il Signore vuole, a continuare il mio ministero pastorale di prete e di vescovo, in aiuto a Don Erio, che ho avuto la grazia e la gioia di ordinare Vescovo, e a Don Filippo, che era il mio giovane organista quando ero parroco a Nonantola. Passando da quelle parti, o venendo di proposito, potrete venire a trovarmi, preavvertendo per trovarmi a casa; ma la distanza fisica non ci impedirà di continuare a volerci bene e a pregare gli per gli altri. Questo ci conceda il Signore!

Ci prepariamo all'ingresso del nuovo vescovo, mons. Livio Corazza. Accogliamolo nella fiducia e nella preghiera pronti a collaborare con lui.

 

Il saluto del vicario generale mons. Pietro Fabbri

Carissimo Monsignore

“Eccomi a voi”: questa frase, da lei pronunciata nell’omelia della Solenne concelebrazione eucaristica del 29 gennaio 2006, ha segnato l’inizio della sua presenza tra noi, un inizio singolarmente umile. “Eccomi: sono qui in mezzo a voi per camminare nella Chiesa verso il Signore Gesù”.

È stato un “eccomi” in punta di piedi, sempre presente, nel solco tracciato da mons. Zarri.

La strada percorsa insieme nei dodici anni del suo episcopato è stata a volte piana e a volte scoscesa.

Lo sappiamo: la relazione dei presbiteri, dei religiosi e dei laici con il Vescovo non è dettata da motivi di affinità, di opportunità o di strategia operativa, ma dal vincolo sacramentale che rende tutti i battezzati partecipi dell’unico sacerdozio sotto la guida del Vescovo, che ha il compito di confermare i fratelli nella fede e nella carità.

Il Vescovo nella Chiesa particolare è il principio visibile, è il fondamento dell’unità della Chiesa verso la quale adempie l’ufficio pastorale di insegnare, santificare e governare.

Il cammino di comunione e missione, promosso dal Sinodo diocesano celebrato negli ormai lontani anni 1995-1997, è continuato negli anni del suo episcopato e oggi nella nostra Diocesi si può constatare fra sacerdoti, fra i sacerdoti e i laici, le comunità parrocchiali, le associazioni e i movimenti, accoglienza, apprezzamento reciproco, perdono, corresponsabilità, fraternità. Questo certamente grazie anche alla sua preghiera, alle non poche croci da noi procurate e da lei offerte al Signore, e alla sua sollecitudine pastorale che ha trovato nelle due visite pastorali, la prima a tutte le singole parrocchie e la seconda alle 26 unità pastorali, una espressione estremamente generosa, attenta alle singole persone e alle situazioni delle comunità.

Quanto sia complesso e problematico il ministero del Vescovo ce ne dà testimonianza il nostro confratello don Erio, vescovo di Modena, nella Lettera-dialogo con don Lorenzo Milani. “Fatica grande di un vescovo – scrive don Erio – è quella di portare il particolare al tutto, di integrare le singole iniziative, personalità, qualità ed energie in un cammino ecclesiale comune, come quella di ‘spiare’ l’azione spesso nascosta dello Spirito nelle interiorità degli uomini, al di là dell’efficienza, del risultato, del successo”.

Fatica questa che certamente le abbiamo procurato per primi noi sacerdoti. È questo il momento per scusarci e chiederle perdono.

Nell’omelia di ingresso Lei indicò tre priorità: famiglia, giovani, poveri. Priorità che hanno trovato conferma e sostegno nel magistero e nell’azione pastorale di papa Francesco e che Lei ha praticato con massima sollecitudine anche attraverso i progetti pastorali, ottimi “contrappunto” ai sinodi promossi da papa Francesco. Sono questi campi pastorali aperti in cui necessariamente dovremo continuare a costruire con intelligenza e solerzia, certi che lo Spirito del Signore feconderà i germi da lei seminati. I giovani: “sono stati la sua passione” e la pastorale vocazionale e il centro vocazionale di Pieveacquedotto sono il segno concreto di questa passione; il risultato di tutto questo impegno lo mettiamo nel cuore del Signore Gesù.

Massima è stata la sua premura per i poveri: quante volte ci ha confidato apertamente di non poter dormire con tranquillità se fosse venuto a sapere che qualche povero avrebbe dormito all’addiaccio.

Per questo ha dato massimo incremento alla Caritas diocesana e più di una volta ha chiamato a confronto le autorità civili e gli operatori economici del territorio per condividere la responsabilità di dare un pane e un letto ai poveri “pellegrini nelle nostre strade”.

Con la sua azione ha tessuto nei rapporti sociali relazioni fondate sulla fiducia reciproca, nel rispetto di ciascuno, suggerendo comportamenti solidali, chiari e fattivi. Così ci ha ricordato sempre che non siamo una massa di individui con vissuti e interessi propri, ma che tutti, cristiani e non, siamo un unico popolo, che ha una storia comune segnata dalla volontà di perseguire la giustizia, di crescere nella libertà, di promuovere la solidarietà; un popolo che anche oggi, nonostante sembrino tramontare valori essenziali per la vita sociale, è chiamato a condividere orizzonti dove albeggiano amore e pace. Siamo sempre più convinti di essere un popolo chiamato a costruire una bella città, come Lei ci ha indicato con forza nel consegnare - nel primo giorno di ogni anno - il messaggio di pace di papa Benedetto e di papa Francesco e nel rivolgere un messaggio alla città, nella festa del patrono San Mercuriale.

I dodici anni che ha trascorso tra di noi sono un tratto del cammino della Chiesa diocesana, un tratto percorso e un tratto ancora da percorrere. Rimane infatti da percorrere molta strada per promuovere una piena corresponsabilità dei laici nella vita della Chiesa; è ancora lungo il cammino per la definitiva configurazione delle unità pastorali; molta attenzione e sensibilità vanno affinate per intercettare e rispondere alle grandi sfide culturali del nostro tempo. In una parola siamo di fronte all’impellente necessità di ripensare e di riprogettare una Chiesa secondo il modello del Concilio Vaticano II e le insistenti istanze di papa Francesco.

In proposito va alla Sua coraggiosa determinazione il nostro vivo apprezzamento per aver voluto nella nostra Città l’Istituto Superiore di Scienze Religiose Sant’Apollinare per le Diocesi romagnole Ravenna-Cervia, Cesena-Sarsina, Faenza-Modigliana, Forlì- Bertinoro e Imola, eretto il 25 settembre del 2010 con l’obiettivo di offrire elementi di teologia e promuovere la formazione di laici e persone consacrate al fine di una loro partecipazione attiva ai compiti di evangelizzazione nel nostro tempo.

Tutta la Diocesi la saluta oggi con un grande abbraccio e sa che resterà per sempre nel suo cuore e nella sua preghiera. Il rapporto con Lei è così solido da non dover sottolineare altro!

Le chiediamo di accompagnare il nuovo Vescovo Livio a incontrare la testimonianza del volto della nostra Chiesa diocesana: a intravvedere come essa– pur tra contraddizioni e fragilità – sia riferimento essenziale per la sequela di Cristo nella vita personale di ciascuno e nella vita delle comunità ecclesiali, di come desideri anche essere sempre più punto di raccordo e di stimolo per la vita civile, promuovendo una autentica aspirazione al bene comune.

Grazie monsignore, un forte abbraccio



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