Papa Francesco: andare in tutti gli angoli della vita per raggiungere tutti

«Andare in tutti gli angoli della vita per raggiungere tutti, anche se questo costasse il “buon nome”, le comodità, la posizione, il martirio». Questo richiede l’amore di Cristo e questo il Papa ha chiesto oggi ai 14 nuovi cardinali creati ieri, nell’omelia della messa che Francesco ha presieduto sul sagrato della Basilica Vaticana, nella solennità dei Santi Pietro e Paolo. Il Papa ha anche messo in guardia dai «sussurri» del diavolo, cioè dalle tentazioni. Ricordando le parole di Pietro, che dopo aver confessato che Gesù era il Messia, voleva impedirgli di morire in croce, «e credendo di difendere i diritti di Dio automaticamente si trasformava in suo nemico (lo chiama “Satana”)», Francesco ha proseguito: «Alla maniera di Pietro, come Chiesa, saremo sempre tentati da quei “sussurri” del maligno che saranno pietra d’inciampo per la missione. E dico “sussurri” perché il demonio seduce di nascosto, facendo sì che non si riconosca la sua intenzione, "si comporta come un falso nel volere restare occulto e non essere scoperto" (S. Ignazio di Loyola, Esercizi spirituali, n. 326)».

Il Pontefice ha anche ricordato che «Gloria e croce in Gesù Cristo vanno insieme e non si possono separare; perché quando si abbandona la croce, anche se entriamo nello splendore abbagliante della gloria, ci inganneremo, perché quella non sarà la gloria di Dio, ma la beffa dell’avversario».

Tra le tentazioni più frequenti, ha avvertito il Papa, c’è quella di «essere cristiani mantenendo una prudente distanza dalle piaghe del Signore. Gesù tocca la miseria umana, invitando noi a stare con Lui e a toccare la carne sofferente degli altri». Quindi «confessare la fede con le nostre labbra e il nostro cuore richiede – come lo ha richiesto a Pietro – di identificare i “sussurri” del maligno. Imparare a discernere e scoprire quelle “coperture” personali e comunitarie che ci mantengono a distanza dal vivo del dramma umano; che ci impediscono di entrare in contatto con l’esistenza concreta degli altri e, in definitiva, di conoscere la forza rivoluzionaria della tenerezza di Dio».

Non separando la gloria dalla croce, ha aggiunto il Pontefice, «Gesù vuole riscattare i suoi discepoli, la sua Chiesa, da trionfalismi vuoti: vuoti di amore, vuoti di servizio, vuoti di compassione, vuoti di popolo. La vuole riscattare da una immaginazione senza limiti che non sa mettere radici nella vita del Popolo fedele o, che sarebbe peggio, crede che il servizio al Signore le chieda di sbarazzarsi delle strade polverose della storia. Contemplare e seguire Cristo esige di lasciare che il cuore si apra al Padre e a tutti coloro coi quali Egli stesso ha voluto identificarsi (cfr S. Giovanni Paolo II, Lett. ap. Novo millennio ineunte, 49), e questo nella certezza di sapere che non abbandona il suo popolo».

Perciò Francesco ha concluso: «Confessiamo con le nostre labbra e col nostro cuore: Gesù Cristo è il Signore (cfr Fil 2,11). Questo è il nostro cantus firmus che tutti i giorni siamo invitati a intonare». Con la semplicità, la certezza e la gioia di sapere che «la Chiesa rifulge non della propria luce, ma di quella di Cristo. Trae il proprio splendore dal Sole di giustizia, così che può dire: “Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me"».