Domenica 11 a San Mercuriale il ricordo di don Pippo. L'omelia del vescovo

L'omelia del vescovo mons. Livio Corazza, San Mercuriale, 11/11/2018

Ci sono due vedove, due povertà dignitose, ma generose. E di una generosità estrema. E poi c'è Gesù, che vede - con gli occhi dello spirito e del cuore - cose che altri non vedono.

Una vedova prepara una focaccia con l'ultimo pugno di farina e l'ultimo goccio di olio. Un'altra vedova offre gli ultimi spiccioli. Generosità estreme, massime. Esagerate, verrebbe da commentare. Senza neppure sfare lì a pensare di tenere niente da parte per sé e per la propria famiglia. Se è scandaloso il comportamento degli scribi, a noi appare altrettanto scandaloso il comportamento di Gesù, che propone addirittura la vedova come esempio. Noi avremmo pensato che va bene la generosità, ma ci saremmo aspettati (come tanti altri) che Gesù avrebbe detto ai suoi discepoli: "Voi non fate così, se avete due spiccioli dateli piuttosto ai poveri e non al tempio..." e invece Gesù loda la generosità. La sua fiducia nella Provvidenza, più che nella previdenza... È andata ben oltre la logica umana. Papa Benedetto XVI sintetizzò l'insegnamento di questa vedova dicendo di «fare spazio al principio di gratuità come espressione di fraternità».

Il poeta Gibran ammoniva che "Ci sono alcuni che danno poco del molto che hanno e lo fanno per essere ricambiati, e questo desiderio segreto avvelena il loro dono. Ci sono altri che hanno poco e danno tutto. Essi credono nella vita e nella sua generosità, e le loro mani non sono mai vuote".

Anche don Pippo aveva dei gravi difetti alla vista che lo costringevano ad imparare tutto a memoria, dopo una faticosa lettura. Ma questi limiti sono diventati una sfida. Ha fondato un giornale, Il Momento, che a gennaio compirà 100 anni. Ha scritto di musica e articoli. Ma soprattutto ha saputo, come Gesù, vedere con il cuore. Come accadde quel giorno, quando dopo un bombardamento è andato a raccogliere resti di corpi umani e a ricomporli affinché ricevessero una dignitosa sepoltura. Fu un educatore. La sua vita fu dedicata all'accompagnamento dei giovani, come Parroco, come padre spirituale in seminario, come guida di laici cristiani impegnati in politica. Guidare anime e accompagnare, sono state priorità emerse anche nel sinodo dei vescovi sui giovani che si è appena concluso. Mai come oggi c'è necessità di guide spirituali, padri e madri con una profonda esperienza di fede e di umanità e non solo preparati intellettualmente. Il Sinodo si augura che vi sia una riscoperta in questo ambito anche della grande risorsa generativa della vita consacrata, in particolare quella femminile, e di laici, adulti e giovani, ben formati (n.97)

Abbiamo bisogno di sacerdoti ed educatori che sostengano la speranza, offrano prospettive, indichino dei sogni, dei progetti, che non siano limitati al piacere, alla difesa di interessi materiali. "I vostri anziani faranno sogni, i vostri giovani avranno visioni". I giovani sognano se noi sogniamo.

Al numero 102 del documento finale del sinodo sui giovani si leggono parole che sembrano quasi tracciare un profilo di don Pippo, educatore - accompagnatore: Il buon accompagnatore è una persona equilibrata, di ascolto, di fede e di preghiera, che si è misurata con le proprie debolezze e fragilità. Per questo sa essere accogliente verso i giovani che accompagna, senza moralismi e senza false indulgenze. Quando è necessario sa offrire anche la parola della correzione fraterna. Che testimonia con la vita le regole di vita che propone. Le vive per primo. A che servono i sognatori? "A mantenerci aperti alle sorprese dello Spirito Santo, infondendo coraggio e inducendoci a credere nella pace là dove i fronti si sono irrigiditi. (...) Gli anziani devono trasmettere i sogni e non le delusioni della loro vita" (C. M. Martini).

Cari fratelli e sorelle, ogni volta che in questi mesi pronunciavo il nome di don Pippo, avvertivo in tutti gli interlocutori un senso forte di apprezzamento e considerazione, davvero in tutti. Leggendo la sua vita, ho scoperto che si parla di eventi di 66 anni fa, eppure lui sembra vivo. Della sua opera e della sua passione abbiamo bisogno anche oggi. Oggi è la festa di san Martino, che da 1700 anni parla a tutta l'Europa di condivisione. Abbiamo bisogno di educatori, preti, classe dirigente, che con coraggio, mitezza e perseveranza, amino senza secondi fini le persone a loro affidate.

 

 

 

Mons. Giuseppe Prati, il familiare don Pippo, il “santo” dei forlivesi, sarà ricordato domenica 11 novembre, nel 66° anniversario della morte, con la messa che il vescovo, mons. Livio Corazza, presiederà alle 19, nella basilica di San Mercuriale.

La messa, proposta dall’Opera don Pippo e dal settimanale il Momento, che fu fondato da mons. Giuseppe Prati cent’anni fa, nel 1919, si concluderà con l'omaggio e la preghiera alla tomba del sacerdote sepolto dal 1957 nella cappella Ferri.

Nato il 4 novembre 1885, ordinato sacerdote il 13 giugno 1908, don Pippo fu dapprima cappellano dei Cappuccinini e nel 1914 assistente dell’oratorio San Luigi che con la sua presenza diventò centro propulsivo del movimento cattolico e dell'educazione di intere generazioni di forlivesi. Appassionato di teatro e di musica compose anche la melodia di “La vivida fiamma”, l'inno dedicato alla Madonna del Fuoco, Patrona di Forlì. Dal 1928 al 1936 fu padre spirituale in seminario, poi parroco di Santa Lucia e nel 1944 di San Mercuriale dove si guadagnò il titolo di “parroco della città”. Nel 1919 fondò il Momento che diresse, tra alterne vicende e con alcuni periodi di interruzione, fino al febbraio del 1952. Il giornale fu palestra per giovani come Diego Fabbri, Gino Mattarelli, Francesco Ricci che diventarono suoi collaboratori. La sera del 7 novembre 1952 don Pippo fu colto da malore e morì la mattina del 9. La notizia fece subito il giro della città e migliaia di persone accorsero per rendere omaggio al sacerdote e partecipare ai solenni funerali nella basilica di San Mercuriale. A don Pippo è intitolata l’Opera di accoglienza di via Cerchia, fondata da Elisabetta Piolanti, mamma Bettina, nel 1952 mentre nel 1992, in occasione del 40° anniversario della morte, fu intitolata al sacerdote la piazzetta accanto alla basilica di San Mercuriale per iniziativa de il Momento che a questo scopo raccolse 7023 firme.

Il ricordo di questo illustre sacerdote, educatore, musicista, giornalista e comunicatore, padre e maestro di intere generazioni si unisce alla schiera dei testimoni di fede forlivesi: nel giugno scorso si è chiuso il centenario della morte di Madre Serafina Farolfi, il 3 novembre è stata beatificata Madre Clelia Merloni, si attende da un momento all’altro il riconoscimento del miracolo avvenuto per intercessione di Benedetta Bianchi Porro e recentemente è stata ricordata Annalena Tonelli nel 15° anniversario della morte. Assieme a Benedetta e Annalena, don Francesco Ricci, che con loro fu indicato dalla Chiesa italiana tra i testimoni di speranza del XX secolo.

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