Mons. Corazza a Bruxelles con una delegazione di vescovi dell'Emilia-Romagna

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il 19 e 20 novembre il vescovo di Forlì-Bertinoro, mons. Livio Corazza partecipa al viaggio-pellegrinaggio a Bruxelles, con una delegazione di Vescovi dell’Emilia-Romagna, per incontrare i rappresentanti delle Istituzioni civili e ecclesiastiche europee.

Oltre a mons. Corazza della delegazione fanno parte mons. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna, mons. Gianni Ambrosio, vescovo di Piacenza-Bobbio, mons. Enrico Solmi, vescovo di Parma, mons. Lorenzo Ghizzoni, arcivescovo di Ravenna-Cervia, mons. Giancarlo Perego, arcivescovo di Ferrara-Comacchio e mons. Tommaso Ghirelli, vescovo di Imola.

“Andare nella capitale europea e incontrare organismi dell’Ue e delle Chiese europee ha lo scopo di favorire una riconciliazione con le ragioni che hanno dato vita al progetto Europa - ha affermato mons. Corazza - chiediamo la saggezza di non rubare il futuro ai giovani. I giovani amano l’Europa, la sentono come casa loro, non vedono confini o muri. Chiediamo che le risorse siano destinate alla custodia del creato, a creare lavoro, alla lotta alla povertà e all’esclusione sociale. Chiediamo all’Europa che non dimentichi le sue radici cristiane”.

“La persona e la comunità sono le fondamenta dell’Europa che, come cristiani, vogliamo e possiamo contribuire a costruire - sottolinea mons. Gianni Ambrosio - i mattoni di tale edificio si chiamano: dialogo, inclusione, solidarietà, sviluppo e pace. Per questo è necessario incontrarci e conoscerci, dialogare e collaborare per lo sviluppo e la pace. Incontrando alcuni responsabili delle istituzioni europee, insieme a gruppi e associazioni che lavorano per il bene comune europeo, desideriamo esprimere concretamente il ruolo positivo e costruttivo che la fede cristiana possiede nell’edificazione della società”.

Durante la due giorni sono in programma diversi appuntamenti tra cui gli incontri con padre Olivier Poquillon, segretario generale della Comece (Commissione delle conferenze episcopali della Comunità Europea), con la delegazione presso l'Ue della Regione Emilia-Romagna, con Jorge Nuño Mayer, segretario generale di Caritas Europa, con l’onorevole Damiano Zoffoli, con il Presidente del Parlamento Europeo, Antonio Tajani e con l'Alto rappresentante dell'Unione per gli Affari esteri e la politica di sicurezza e Vicepresidente della Commissione, Federica Mogherini.

 

Intervista a mons. Livio Corazza

1) Che significato ha questo viaggio-pellegrinaggio della delegazione dei vescovi dell’Emilia-Romagna in Europa?

Non possiamo restare indifferenti alle tensioni che stanno crescendo dentro i confini europei e che coinvolgono direttamente anche le nostre popolazioni. Abbiamo celebrato in questi giorni la fine della prima guerra mondiale e la liberazione di Forlì dalle forze nazifasciste. Abbiamo ricordato che la nascita dell’Unione Europea è stata voluta fortemente dalle generazioni che ci hanno preceduto come garanzia per un futuro di pace.

L’Europa dello spirito, sognata da san Giovanni Paolo II, vive una stagione di grandi difficoltà. Andare nella capitale europea e incontrare organismi dell’Unione europea e delle chiese europee ha lo scopo di favorire una riconciliazione con le ragioni che hanno dato vita al progetto Europa. Non buttiamo via l’acqua sporca con il bambino. Non giochiamo in modo irresponsabile alla guerra, anche alle guerre di parole: la pace è un bene da custodire perché è un bene fragile. Sappiamo tutti che chi ha provocato o consentito lo scoppio delle guerre mondiali non si rendeva conto delle conseguenze che andava provocando.

2) Negli anni scorsi, Lei ha tenuto diversi contatti in Europa, anche per la Caritas nazionale. Vista la sua esperienza, che cosa portate e che cosa chiedete all’Europa di oggi?

Chiediamo la saggezza di non rubare il futuro ai giovani. I giovani amano l’Europa, la sentono come casa loro, non vedono confini o muri.

Chiediamo che le risorse siano destinate alla custodia del creato, a creare lavoro, alla lotta alla povertà e all’esclusione sociale.

Chiediamo all’Europa che non dimentichi le sue radici cristiane.

Ci sono stati uomini e donne che hanno seminato e testimoniato valori importanti per la coesione sociale. Ne ricordo solo alcuni (e tra essi ci sono anche i santi patroni d’Europa): San Martino, padre dei poveri, san Benedetto, i santi Cirillo e Metodio, santa Brigida, santa Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein), santa Caterina da Siena, san Francesco, tutti costruttori di un’Europa dello spirito, della solidarietà e della pace, amici dei poveri e del creato.

Non dimentichiamo, infine, i padri dell’Europa: De Gasperi, Schuman e Adenauer. Tutti e tre cattolici e nati in terre di confine, teatro di guerre e di conflitti. Per citarne solo alcuni. Come possiamo dimenticare la loro testimonianza? Sono stati uomini capaci di pronunciare vere parole di fraternità, lungimiranti nel tradurre in atti concreti e reali gli ideali di amore e pace in cui credevano; hanno saputo ascoltare e intessere vero dialogo, hanno scommesso sulla solidarietà e sull’integrazione.

Vale la pena ascoltarli ancora, perché hanno ancora qualcosa da dire anche oggi…!

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