Per il bene di tutti: la libertà religiosa pietra angolare dell'edificio dei diritti umani

La dichiarazione Dignitatis humanae del concilio Vaticano II sulla libertà religiosa è stata una svolta epocale. Non certo rispetto ai principi dottrinali — il documento conciliare prende posto nella «dinamica immanente al processo dell’evoluzione omogenea della dottrina» (n.27) — ma nel modo in cui la Chiesa concepisce le forme della sua missione salvifica nel contesto delle società contemporanee, segnate dal pluralismo religioso e plasmate dalla cultura politica democratica.

In un contesto storico vicino a quello della Dichiarazione universale dei diritti umani (1948), il concilio, mediante l’affermazione del diritto alla libertà religiosa, intendeva rispondere a una doppia sfida: ridefinire il modo di presenza e di cooperazione della Chiesa nelle società politiche contemporanee; difendere il valore della persona umana minacciato dalle ideologie totalitarie e criminali del Novecento.

Contro la pretesa dello Stato totalitario di reggere tutte le dimensioni dell’esistenza personale e comunitaria, la Chiesa — certa che la persona, creata da Dio e fatta per Dio, trascenda in qualche modo l’ordine sociopolitico e che la fede si imponga con la forza della sola verità — insisteva sul diritto inalienabile della persona a non essere costretta, specialmente nelle scelte più decisive dell’esistenza, cioè in materia religiosa.

Per illuminare il cammino odierno della Chiesa, la Commissione teologica internazionale (Cti) propone oggi alcuni elementi di discernimento sulle luci e sulle ombre della libertà religiosa nel contesto odierno. Il frutto di questa riflessione, svoltasi lungo il ix quinquennio della Cti (2014-2019), è il documento intitolato: La libertà religiosa per il bene di tutti. Approccio teologico alle sfide contemporanee (Lr), la cui pubblicazione è stata appena approvata da Papa Francesco.

Da cinquant’anni, il contesto socio-culturale è profondamente cambiato. Nello stesso tempo, i totalitarismi non sono purtroppo spariti e in diverse parti del mondo i credenti delle diverse religioni subiscono ingiuste persecuzioni. Tuttavia, il fenomeno culturalmente più rilevante è la deriva dello Stato democratico liberale verso un «totalitarismo morbido» (Lr, n. 4), che risulta dalla crisi dei fondamenti sostanziali della democrazia. Infatti, i valori umanistici, spesso di origine cristiana, che hanno plasmato e nutrito l’avventura storica delle democrazie moderne, tendono a svanire. Si sviluppa allora una democrazia formale e procedurale che pretende di prescindere dai valori sostanziali, etici e religiosi, che offrono vita e dinamismo alle società civili.

Nel nome di una pretesa neutralità valoriale e di una indebita estensione del concetto di uguaglianza all’etica, si arriva così a una preoccupante relativizzazione della libertà religiosa, di cui è indice la crescente restrizione dell’esercizio del diritto all’obiezione di coscienza. «La pretesa neutralità ideologica di una cultura politica che dichiara di volersi costruire sulla formazione di regole meramente procedurali di giustizia, rimuovendo ogni giustificazione etica e ogni ispirazione religiosa, mostra la tendenza ad elaborare una ideologia della neutralità che, di fatto, impone l’emarginazione, se non l’esclusione, dell’espressione religiosa dalla sfera pubblica» (Lr, n. 5).

Nel contesto odierno della proliferazione dei diritti soggettivi, di cui Benedetto XVI ha mostrato l’effetto negativo rispetto all’idea stessa di diritto («La moltiplicazione dei diritti e la distruzione dell’idea di diritto» in: Liberare la libertà. Fede e politica nel terzo millennio, Siena 2018, p. 9-15), la libertà religiosa perde il suo posto di diritto fondamentale di «pietra angolare dell’edificio dei diritti umani» (san Giovanni Paolo II), e viene ridotta a un diritto soggettivo come gli altri, addirittura in concorrenza con gli altri. Difatti, quando il fondamento del diritto non è più l’obiettività della natura umana e del bene comune (si veda il documento della Cti Alla ricerca di un’etica universale), vale a dire quando il diritto si limita a registrare «l’arbitrio delle inclinazioni soggettive private», allora si indebolisce «il sostegno istituzionale delle ragioni etiche che proteggono il legame sociale» (Lr, n. 44).

In quanto operazione di discernimento, il nuovo documento presenta una valutazione critica e delle proposte. L’aspetto critico riguarda le tentazioni teocratiche dei diversi fondamentalismi odierni e si concentra anzitutto sulle ambiguità e gli orientamenti potenzialmente totalitari di alcune interpretazioni della neutralità dello Stato.

Infatti, quando la neutralità istituzionale dello Stato erge a dogma il relativismo etico ed esclude la dimensione religiosa della vita e delle speranze delle comunità umane, si rischia lo scioglimento del legame sociale nell’acido dell’individualismo libertario. Tutt’altra cosa è la sana laicità, o laicità positiva, che significa una giusta cooperazione tra Stato e Chiesa per il bene di tutti, nella dovuta distinzione dei compiti.

In questa prospettiva, la Cti ha anche voluto mettere in rilievo le risorse che sgorgano dalla libertà religiosa “per il bene di tutti”, come indicato dal titolo del documento. Ben lungi dall’essere un fattore di violenza (si veda il documento della Cti Dio Trinità unità degli uomini. Il monoteismo trinitario contro la violenza), la religione autentica contribuisce al bene comune della società.

Nella vita sociale, la Chiesa non è affatto una lobby che difende degli interessi particolari ma uno dei corpi intermedi necessari alla vitalità della società civile che, fra l’altro, permette di evitare un faccia-a-faccia sterile tra Stato e individui senza storia né appartenenza.

La Chiesa, rivendicando la libertà religiosa per i credenti di tutte le religioni nei limiti del giusto ordine pubblico, impegnandosi nel dialogo interreligioso, intende contribuire al bene della convivenza pacifica fra le nazioni e fra le diverse componenti di ciascuna di esse. L’annuncio del vangelo di Gesù Cristo, Unico Salvatore di tutti gli uomini, comporta la difesa e la promozione della libertà religiosa di tutti, quale condizione di possibilità della religione autentica.

Serge-Thomas Bonino, o.p.

Segretario generale della Commissione teologica internazionale