"E' bello per noi essere qui": a Coriano per approfondire i temi dell'anno pastorale. Il resoconto dei primi due incontri. Lunedž 21 ottobre prossimo appuntamento: iscriviti ai laboratori

Sabato 28 settembre, alle 20, il vescovo, mons. Livio Corazza, ha presieduto in Cattedrale, la celebrazione di apertura dell’anno pastorale 2019-2020, che in continuità con quello precedente avrà come tema “Chiamati alla fraternità. E’ bello per noi essere qui: la Chiesa evangelizza con la bellezza della liturgia”.

Per approfondire i contenuti dell’anno pastorale nel mese di ottobre torneranno poi gli incontri di Coriano che si svolgeranno nella chiesa di via Pacchioni alle 20.45.

Primo appuntamento lunedì 7 ottobre con fratel Enzo Biemmi, docente alla Pontificia Università Lateranense che parlerà de “La parrocchia del futuro: una comunità capace di generare alla fede”.

Venerdì 11 sarà la volta di don Armando Matteo, teologo della Pontificia Università Urbaniana che affronterà il tema “I giovani e il rischio della noia delle nostre celebrazioni: recuperare il senso della festa”.

Lunedì 21 ottobre si continuerà con i laboratori di fraternità

ISCRIVITI AI LABORATORI https://www.pigifo.it/news_dettaglio.asp?newsID=1734

e lunedì 28 conclusione con il vescovo, mons. Livio Corazza, che proporrà “Un cammino di fraternità per la diocesi”.

 

Fratel Enzo Biemmi: la parrocchia del futuro: una comunità capace di generare alla fede

Primo appuntamento lunedì 7 ottobre a Coriano per gli incontri di approfondimento dei contenuti dell’anno pastorale che ha come tema “Chiamati alla fraternità. E’ bello per noi essere qui: la Chiesa evangelizza con la bellezza della liturgia”. Tantissime persone hanno riempito la chiesa di Coriano per ascoltare fratel Enzo Biemmi, docente alla Pontificia Università Lateranense, che ha parlato de “La parrocchia del futuro: una comunità capace di generare alla fede”.

Per evidenziare il giudizio che papa Francesco ha offerto alla chiesa italiana al convegno ecclesiale di Firenze (Oggi non viviamo un’epoca di cambiamenti, ma un cambiamento d’epoca) Biemmi ha presentato in parallelo la situazione della parrocchia negli anni ’60, quella attuale e del 2060, considerando che in realtà molte delle situazioni che prevedibilmente si ritroveranno tra 40 anni stanno già accadendo oggi.

A fronte di una situazione degli anni ‘60 che si potrebbe definire di “cristianesimo sociologico” dove la parrocchia anima una pastorale di conservazione, custodendo la fede che è assicurata dall’ambiente sociale e familiare, nel 2060 è prevedibile un cristianesimo di scelta e di minoranza, con comunità cristiane basate sulle relazioni, l’iniziazione cristiana non come dottrina ma tirocinio di vita cristiana e una catechesi di primo annuncio. Oggi ci troviamo in una situazione di transizione: “Ma oggi è già chiaro che siamo un cristianesimo di minoranza - ha precisato il relatore - ma dobbiamo decidere che minoranza vogliamo essere. La parrocchia deve ritrovare il suo dna missionario, la capacità di fare una proposta, di risvegliare la sua capacità generativa alla fede. Papa Francesco ci ha detto che sogna comunità che facciano una scelta missionaria capace di trasformare ogni cosa, le consuetudini, gli orari, il linguaggio e ogni struttura ecclesiale perché diventino un canale adeguato per l’evangelizzazione del mondo attuale, e non per autopreservazione”.

Don Armando Matteo: i giovani e il rischio della noia delle nostre celebrazioni: recuperare il senso della festa

Venerdì 11 è intervenuto don Armando Matteo, teologo della Pontificia Università Urbaniana che ha affrontato il tema “I giovani e il rischio della noia delle nostre celebrazioni: recuperare il senso della festa”.

I giovani certamente manifestano una lontananza dalla fede e dalla Chiesa: secondo le ultime statistiche solo l’11,7% frequenta una volta la settimana, il 53,8% occasionalmente, il 20,2% qualche volta l’anno, il 25,1% mai.

“Prima di tutto dobbiamo rilevare questa mancanza – ha affermato il relatore – e valutarla: quanto ci mancano davvero i giovani? E a cosa è dovuta questa mancanza? Che cosa porta i giovani a tradurre in termini di noia la gioia della celebrazione eucaristica?”

Per rispondere a questa domanda don Matteo ha proposto questa ipotesi: possiamo comprendere qualcosa del difficile rapporto dei giovani con la liturgia e più in generale con l’esperienza della fede solo se guardiamo a quel che è capitato nelle generazioni adulte: “E’ avvenuta una mutazione profonda nella generazione nata tra il 1946 e 1964 e quella del 1964-1980, una grave crisi di fede sostituita dall’adorazione della giovinezza. Viene meno la vocazione alla maturità, alla generazione, alla trasmissione della vita”. Conseguenza di questo il venir meno della responsabilità educativa e la rottura della trasmissione della fede.

“Dobbiamo prendere consapevolezza che siamo in questa stagione e non possiamo più dare per scontate tante cose. Compito della comunità è di riflettere Gesù, essere luogo di reiniziazione alla fede, dove si diventa cristiani e non solo dove si celebra la fede, luoghi dove ci si innamora di Gesù. “Dobbiamo perciò chiederci: ciò che facciamo, nel grande cantiere della pastorale e della liturgia, riflette Gesù? Noi preti, catechisti e animatori abbiamo la motivazione dell’amore di Gesù?”

Il relatore ha concluso con due indicazioni: recuperare il gusto e la bellezza della preghiera e il senso della festa: “La parrocchia è chiamata a diventare casa e scuola di preghiera cominciando dagli adulti e arrivando fino ai bambini. E poi recuperare il senso vero della festa per liberare l’uomo dalla duplice schiavitù dell’assolutizzazione del lavoro e della riduzione della festa a puro divertimento”.

 

 

Omelia del Vescovo in Cattedrale per l'apertura dell'anno pastorale

GRAZIE A TUTTI VOI, CARI FRATELLI E SORELLE, PER ESSERE QUI!

Non siamo soli, con noi ci sono le croci e la nostra fede.

ANCHE QUEST’ANNO, come l’anno scorso, ci ritroviamo tutti uniti dietro alle croci, simbolo della nostra fede e delle nostre comunità. Sono un dono e un impegno. Che ci ricorda in primo luogo che siamo dei chiamati, dei “Chiamati alla fraternità”.

La croce è dono e impegno del nostro essere cristiani.

Prima di presentare il tema e gli orientamenti dell’anno pastorale che stiamo per cominciare, vorrei raccogliere in due parole il cammino che abbiamo compiuto l’anno scorso CONSENSO E CONTINUITÀ.

1. CONSENSO. Lo Spirito ci ha illuminato nello scegliere come tema dell’anno “Chiamati alla fraternità”.

È il cuore del messaggio cristiano. Noi siamo fratelli perché siamo prima di tutto figli. È un atto di fede credere nella figliolanza divina. Parecchie volte, durante quest’anno, è stata confermata da più parti l’attualità del valore della fraternità. Della fraternità cristiana e della fraternità universale. Basti ricordare, su tutti, il documento SULLA FRATELLANZA UMANA PER LA PACE MONDIALE E LA CONVIVENZA COMUNE firmato da Papa Francesco e dal Grande Imam di Al-Azhar.

Voglio sottolineare alcuni momenti significativi che hanno visto concretizzarsi, durante quest’anno, il cammino di nuova fraternità.

 Abbiamo declinato la fraternità come sinodalità: l’avvio di un processo di lettura della situazione sociale e pastorale del nostro territorio;

 L’individuazione di alcune priorità alle quali prepararci, da affrontare con spirito di fede e di condivisione.

 Gli incontri dei consigli pastorali di tutte le parrocchie dei Vicariati e delle unità pastorali, che hanno elaborato delle relazioni.

 L’elezione dei nuovi consigli pastorali diocesani e presbiterali.

 Significativa la celebrazione comune del triduo pasquale delle comunità del centro storico, avvio di un cammino da confermare in spirito di comunione. E anche da imitare.

2. CONTINUITÀ. L’anno scorso abbiamo sintetizzato il cammino pastorale in quattro parole che iniziano per EFFE: FEDE FRATERNITA’ FORMAZIONE e FUTURO.

Siamo sempre chiamati alla fraternità. Non possiamo far altro dunque che continuare. E quindi continuiamo su questa via, rispondendo ad alcune domande:

* come custodire e alimentare il bene supremo della fraternità?

* dove attingiamo alla fraternità?

* quale è la sorgente?

Per questo nuovo anno, che prego fiducioso possa per tutti noi essere intenso, fecondo e attraente, desidero proporvi 4 B:

BELLEZZA – BONTÀ – BEATITUDINE – BENEDETTA

 

1. “E’ bello per noi essere qui” La prima B è proprio sulla BELLEZZA del nostro ritrovarci. Ecco la risposta alle nostre domande.

La bellezza del trovarci insieme! Facciamo sì che le nostre celebrazioni siano sempre più belle! Quanto è vero il detto “l’abitudine uccide la passione”! Rinnoviamo le nostre celebrazioni, impegnandoci veramente tutti in questo senso, per renderle più significative, attraenti e luminose. Stare insieme a Gesù è bello!

È, innanzitutto, nell’eucaristia che i cristiani imparano ad essere fratelli, facendo esperienza di essere un cuor solo e un’anima sola. “È l’Eucaristia che fa la Chiesa”.

Papa Francesco scrive di mistica del vivere insieme: “Oggi, quando le reti e gli strumenti della comunicazione umana hanno raggiunto sviluppi inauditi, sentiamo la sfida di scoprire e trasmettere la “mistica” di vivere insieme, di mescolarci, di incontrarci, di prenderci in braccio, di appoggiarci, di partecipare a questa marea un po’ caotica che può trasformarsi in una vera esperienza di fraternità, in una carovana solidale, in un santo pellegrinaggio”. (EG 87)

La fraternità mistica e contemplativa consiste nel «guardare alla grandezza sacra del prossimo», «scoprire Dio in ogni essere umano», «sopportare le molestie del vivere insieme aggrappandosi all’amore di Dio» e «aprire il cuore all’amore divino per cercare la felicità degli altri come la cerca il loro Padre buono»

A questa prima B riguardante – lo sottolineo ancora una volta – LA BELLEZZA, accosto un’altra B, il BACIO che non a caso, nella liturgia, è un gesto che si compie 4 volte. Non lo notiamo spesso ma è un gesto forte. P. Benedetto Calati diceva che Dio è un bacio, perché è bellezza. E nella messa ne diamo 4: il bacio iniziale e il bacio finale dell’altare, il bacio del vangelo, il bacio di pace prima della comunione. Sono 4 baci liturgici, 4 baci a Gesù,

non semplici bacini, ma il bacio santo al Santo e ai santi, i fratelli chiamati a condividere la comune vocazione alla Santità.

 

2. La seconda B: DALLA BELLEZZA, LA BONTÀ

È una bella sfida. Oggi nessuno vuole essere definito “buono”. Se uno è buono, allora per forza è un buonista. O è uno senza carattere. Uno che non si sa difendere. Abbiamo tutti perso il valore della bontà, ad esempio ogni volta che parliamo di immigrazione e accoglienza. Domani, lo ricordo, è la giornata dei migranti.

È quasi un delitto, oggi, essere buoni. Una debolezza. Ma cosa vuol dire essere buoni? Cosa vuol dire costruire la civiltà dell’amore? Dove impariamo ad essere buoni? Noi andiamo a scuola dal vangelo. Vogliamo evangelizzare la bontà.

Ringrazio qui i giovani che sono andati volontari durante l’estate in varie parti del mondo. Con il sorriso con la determinazione e la freschezza dei giovani ci insegnano ad essere veramente buoni.

Ringrazio i “ragazzi di Sappada” che oggi festeggiano i 10 anni del Poparty, per la loro freschezza e generosità.

Come ringrazio i ragazzi che in questi mesi, ci stanno insegnando ad amare il creato. A custodire la nostra casa comune. Anche loro ci insegnano cosa vuole dire essere buoni. Amare anche quelli chi verrà dopo di noi.

Come ringrazio gli amici del Movimento per la vita che tengono desta la nostra attenzione su tutto ciò che minaccia la vita, dal suo concepimento al fine vita.

 

3. Ecco, allora, la terza B: la BEATITUDINE.

Durante l’anno, leggeremo il vangelo secondo Matteo. E nel vangelo di Matteo c’è una pagina che contiene il discorso programmatico per un cristiano: le Beatitudini che sono il cammino per una vita bella buona e beata. La vita nella bellezza del vangelo è una vita beata. E la beatitudine è di chi vive fino in fondo le esigenze del vangelo. Oggi abbiamo bisogno di testimoni credibili di una vita bella e beata che nasce dall’abbracciare fino in fondo il vangelo. E se il vangelo e la bellezza della vita del vangelo sono al centro non possiamo che divenire sempre più chiesa in uscita, chiesa missionaria.

Tutto il cammino di riforma delle nostre comunità ha come obiettivo questa attivazione di vita beata. Le nostre comunità non devono cambiare perché non ci sono preti.

Le nostre comunità devono rinnovarsi nello Spirito del Vaticano II che ha indicato una via. Abbiamo bisogno di comunità nuove. Non avremo nuovi preti, ma abbiamo bisogno di preti nuovi, di diaconi nuovi, di catechisti nuovi, di animatori nuovi. Vino nuovo in otri nuovi…

A Coriano dovremo offrire un’occasione per approfondire i cambiamenti ecclesiali: una nuova liturgia per nuove comunità in ascolto ai tempi nuovi che stiamo vivendo.

Liturgie nuove per Comunità fraterne attraenti e luminose.

“È bello per noi essere qui” (Lc. 9,33). Non può essere una risposta da trovare su un foglietto e da ripetere come dichiarazione finale alla partecipazione alla messa. Ma è una gioiosa esclamazione sgorgata spontaneamente dalla bocca degli Apostoli sul monte Tabor.

 

4. Quarta B, è la B di BENEDETTA.

Lei ci insegna che la vita è bella, buona e felice, se uno la sa vivere con Cristo, in qualsiasi condizione. Ricordo che anche Annalena disse: “È bella la vita, quando la si dona fino in fondo…”.

Tutti questi temi, che ho brevemente proposto e sintetizzato, li affronteremo in maniera più completa ed esaustiva – come di consueto – a Coriano.

 

PROGRAMMA PER CORIANO

Chiamati, sempre, alla fraternità “È bello per noi essere qui”

La chiesa evangelizza con la bellezza della Liturgia

 Lunedì 7 ottobre “La parrocchia del futuro: una comunità capace di generare alla fede!” (Fratel ENZO BIEMMI)

 Venerdì 11 ottobre “I giovani e il rischio della noia delle nostre celebrazioni: come imparare a fare festa” (ARMANDO MATTEO) Con introduzione per indicare i temi dei gruppi e consentire ai partecipanti di poter scegliere.

 Lunedì 21 ottobre “Laboratori di fraternità”…. Oltre 20 gruppi di condivisione e proposte.

 Lunedì 28 ottobre "Un cammino di fraternità per la diocesi": orientamenti per il nuovo anno, con intervento finale dove cercherò di fare sintesi e tracciare il cammino.

Concludo, cari fratelli e sorelle, richiamando a tutti voi il gesto finale: verrà consegnata una QUERCIA da piantare in ogni parrocchia e nelle realtà associative. Sta a ricordarci che la vita di una comunità va coltivata e custodita. I doni del Signore vanno accolti e custoditi, come la vita, il creato, l’amore.

Non lasciamoci vincere o abbattere o intimidire dalle difficoltà. Sull’esempio di Benedetta, sull’esempio di Annalena (ma anche sull’esempio di tanti che sono in mezzo a noi), lasciamo ardere la speranza in noi.

 

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