“Un cammino di fraternità per la diocesi”: la relazione del Vescovo a Coriano

Sabato 28 settembre, alle 20, il vescovo, mons. Livio Corazza, ha presieduto in Cattedrale, la celebrazione di apertura dell’anno pastorale 2019-2020, che in continuità con quello precedente avrà come tema “Chiamati alla fraternità. E’ bello per noi essere qui: la Chiesa evangelizza con la bellezza della liturgia”.

Per approfondire i contenuti dell’anno pastorale nel mese di ottobre torneranno poi gli incontri di Coriano che si svolgeranno nella chiesa di via Pacchioni alle 20.45.

Primo appuntamento lunedì 7 ottobre con fratel Enzo Biemmi, docente alla Pontificia Università Lateranense che parlerà de “La parrocchia del futuro: una comunità capace di generare alla fede”.

Venerdì 11 sarà la volta di don Armando Matteo, teologo della Pontificia Università Urbaniana che affronterà il tema “I giovani e il rischio della noia delle nostre celebrazioni: recuperare il senso della festa”.

Lunedì 21 ottobre si continuerà con i laboratori di fraternità

ISCRIVITI AI LABORATORI https://www.pigifo.it/news_dettaglio.asp?newsID=1734

e lunedì 28 conclusione con il vescovo, mons. Livio Corazza, che proporrà “Un cammino di fraternità per la diocesi”.

 

Intervento del vescovo mons. Livio Corazza

La Chiesa evangelizza con la bellezza della Liturgia

“Erano un cuor solo e un’anima sola” (Atti 4,32)

È il secondo anno che vivo con voi, e insieme a voi condivido questa stupenda avventura di vivere insieme il vangelo di Gesù Cristo, unica speranza del mondo. Sento la responsabilità di dare una risposta alle attese vostre e mie, alle nostre speranze. Ma sono anche pacificato dalla consapevolezza che le nostre attese sono le attese e le speranze di nostro Signore. Esse sono affidate a ciascuno di noi, non gravano sulle mie sole spalle. A me il compito di spronarvi, accompagnarvi, confermarvi e benedirvi, con il mio entusiasmo, con l’esempio e la mia preghiera.

Due riferimenti: “Erano un cuor solo e un’anima sola” (Atti 4,32). Il sogno degli inizi è il sogno di sempre, il desiderio profondo di ogni comunità cristiana, la speranza che tutti ci accomuna. Lo stile della prima comunità è lo stile di ogni comunità cristiana. Tutto è cambiato da allora, nella forma, ma tutto è ancora vivo, perché immutata è la sostanza, inestinguibile è il fuoco del Vangelo, attraente e incoraggiante la buona notizia che abbiamo ascoltato: ringraziamo il Signore di questo dono che abbiamo ricevuto.

Dalla Gaudium et spes. Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d'oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla Vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore. (G.S., 1)

Indice:

1. orientamenti generali;

2. la liturgia;

3. la parrocchia;

4. due finestre: il messale e la comunicazione;

5. conclusione;

 

1. ORIENTAMENTI GENERALI

L’anno scorso abbiamo sintetizzato il cammino pastorale in quattro parole che iniziano per EFFE: FEDE - FRATERNITA’ - FORMAZIONE - FUTURO.

L’AMORE DI DIO CI CHIAMA SEMPRE A VIVERE DA FRATELLI, A GUARDARE AL FUTURO CON FIDUCIA E CONTINUITÀ. La quercia ricorda la nostra fede che va costantemente alimentata, curata e custodita. Ed essa coprirà con la sua ombra non solo noi, ma soprattutto le future generazioni…. I doni del Signore vanno accolti e custoditi, come la vita, il creato, l’amore.

Continuiamo, quindi, su questa via, rispondendo ad alcune domande:

* quale è la sorgente della fraternità cristiana?

* come custodire e alimentare il bene supremo della fraternità cristiana?

* dove attingiamo alla fraternità?

* quali scelte per condividerla?

All’apertura del nuovo anno pastorale, ho proposto altre 4 parole, 4 obiettivi che richiamano sotto altri profili la fede, la formazione, la fraternità e il futuro e che iniziano per B:

BELLEZZA - BONTÀ - BEATITUDINE - BENEDETTA.

1. “È bello per noi essere qui” (Mt. 17,4). È l’esclamazione esultante di Pietro che, insieme a Giovanni e Giacomo, assiste alla trasfigurazione. Come vorremmo poter dire anche noi, al termine dell’eucaristia, alla conclusione di ogni nostro incontro: è bello per noi essere qui!

 

La prima B è pertanto proprio sulla BELLEZZA del nostro ritrovarci. Rinnoviamo le nostre celebrazioni, impegnandoci veramente tutti in questo senso, per renderle più significative, attraenti e luminose. Lo ripeto con forza, con il desiderio che la mia convinzione diventi anche vostra: stare insieme a Gesù è bello!

Non possiamo tuttavia nascondere che nello stare insieme ci stanno anche i conflitti, i torti subiti e arrecati! Non sempre è possibile dire che è bello, ma se manca questa espressione, vuol dire che al nostro incontro anteponiamo i nostri limiti e dimentichiamo che l’artefice del nostro ritrovarci insieme è Gesù, la sua presenza tra noi. Sono belli anche i peccati, perché diventano motivo di riconciliazione e di gioia del perdono. Perché siamo riusciti a riconciliarci, altrimenti rendiamo vana la nostra fede…

È, innanzitutto, nell’eucaristia che i cristiani imparano ad essere fratelli, facendo esperienza di essere un cuor solo e un’anima sola. “È l’Eucaristia che fa la Chiesa”.

-All’inizio della preghiera eucaristica si invoca lo Spirito. Epiclesi (dal greco epikaléin = invocare sopra). E’ una invocazione allo Spirito Santo divisa in due parti, la prima in cui la Chiesa prega il Padre di mandare il suo Spirito sul pane e sul vino, affinché diventino il Corpo e il Sangue di Cristo, la seconda, dopo il racconto dell’istituzione dell’eucarestia, perché coloro che partecipano alla medesima siano un solo corpo e un solo spirito (Cf CCC, 1353). Sarebbe bello che anche sull’epiclesi sulla comunità radunata ci fosse l’imposizione delle mani come c’è sulla epiclesi sopra le oblate. Noi comunque come assemblea immaginiamoci questa gestualità e facciamo attenzione a questa invocazione perché il presidente invoca lo Spirito per noi, perché possiamo diventare il Corpo di Gesù. Suoniamo il campanello: attenzione lo Spirito ci trasforma in un corpo e un’anima sola!

Altri riferimenti: i due discepoli di Emmaus “NON ARDEVA FORSE IL NOSTRO CUORE?”

Alla richiesta di Giovanni e Giacomo, Gesù risponde: “VENITE E VEDETE”

A questa prima B riguardante – lo sottolineo ancora una volta – LA BELLEZZA, accosto un’altra B, il BACIO che non a caso, nella liturgia, è un gesto che si compie 4 volte. Non lo notiamo spesso ma è un gesto forte. P. Benedetto Calati diceva che Dio è un bacio, perché è bellezza. Il bacio è desiderato e gratuito. E nella messa ne diamo 4: il bacio iniziale e il bacio finale dell’altare, il bacio del vangelo, il bacio di pace prima della comunione. Sono 4 baci liturgici, 4 baci a Gesù, non semplici bacini, ma il bacio santo al Santo e ai santi, fratelli chiamati a condividere la comune vocazione alla Santità. L’unico pericolo, che siano il bacio di Giuda ….

LA DOMENICA È IL GIORNO DEL SIGNORE, NON È SOLO LA MESSA. È LA BELLEZZA DELLO STARE INSIEME, PRIMA E DOPO.

 

2. La seconda B: DALLA BELLEZZA, LA BONTÀ

È una bella sfida. Oggi nessuno vuole essere definito “buono”. Se uno è buono, allora per forza è un buonista. O è uno senza carattere. Uno che non si sa difendere. Abbiamo tutti perso il valore della bontà, ad esempio ogni volta che parliamo di immigrazione e accoglienza.

È quasi un delitto, oggi, essere buoni. Una debolezza. Ma cosa vuol dire essere buoni? Cosa vuol dire costruire la civiltà dell’amore? Dove impariamo ad essere buoni? Noi andiamo a scuola dal vangelo. Vogliamo evangelizzare la bontà.

Cito alcuni esempi di vera bontà, esempi che ritroviamo in mezzo a noi: i giovani che HANNO PRESO IL VOLO e sono andati volontari durante l’estate in varie parti del mondo. Con il sorriso, con la determinazione e la freschezza, caratteristiche tipiche dei giovani, i nostri giovani ci insegnano ad essere veramente buoni.

Un altro esempio ce lo offrono i “ragazzi di Sappada”, effervescenti di festa dei primi 10 anni del Poparty, per la loro vivacità e generosità.

Sono un esempio i ragazzi che, in questi mesi, ci stanno insegnando ad amare il creato, a custodire la nostra casa comune. Anche loro ci insegnano cosa vuole dire essere buoni, amando attraverso il loro impegno chi verrà dopo di noi.

E un esempio sono anche gli amici del Movimento per la vita che tengono desta la nostra attenzione su tutto ciò che minaccia la vita, dal suo concepimento al suo termine; ci siano di esempio e di stimolo coloro che, con passione e dedizione, stanno accanto ai malati….

NON ABBIAMO PAURA AD ESSERE BUONI, COME IL SIGNORE CI INSEGNA.

 

3. Ecco, allora, la terza B: la BEATITUDINE.

Durante l’anno, leggeremo il vangelo secondo Matteo. E nel vangelo di Matteo c’è una pagina che contiene il discorso programmatico per un cristiano: le Beatitudini, che sono il cammino per una vita bella, buona e beata. La vita vissuta nella bellezza del vangelo è una vita beata. E la beatitudine è di chi vive fino in fondo le esigenze del vangelo. Oggi abbiamo bisogno di testimoni credibili di una vita bella e beata che nasce dall’abbracciare fino in fondo il vangelo.

E se il vangelo e la bellezza della vita del vangelo sono al centro, non possiamo che divenire sempre più chiesa in uscita, chiesa missionaria. Tutto il cammino di riforma delle nostre comunità ha come obiettivo questa attivazione di vita beata. Che vuol dire senza problemi … DICEVO ALL’APERTURA: Le nostre comunità non devono cambiare perché non ci sono preti.

Le nostre comunità devono invece rinnovarsi nello spirito del Vaticano II, che ha indicato una via. Abbiamo bisogno di comunità nuove. Non avremo probabilmente nuovi preti, ma abbiamo bisogno di preti nuovi, di diaconi nuovi, di catechisti nuovi, di animatori nuovi. Vino nuovo in otri nuovi.

Negli incontri di quest’anno a Coriano abbiamo cercato di offrire un’occasione per approfondire i cambiamenti ecclesiali: una nuova liturgia per nuove comunità in ascolto ai tempi nuovi che stiamo vivendo. In poche parole, liturgie nuove per comunità fraterne, attraenti e luminose. LE PARROCCHIE CAMBIANO. NON SARANNO PIU’ QUELLE DI OGGI. DOBBIAMO PREPARARE IL FUTURO.

Lo so che mi ripeto, ma vorrei fosse chiaro: la gioiosa esclamazione “È bello per noi essere qui”, sgorgata spontaneamente dalla bocca degli Apostoli, vorrei diventasse anche la nostra genuina e sincera esclamazione, non una frase prestabilita da trovare su un foglietto e da ripetere come dichiarazione finale alla partecipazione alla messa.

IL VANGELO ABBIA LA PRIMA E L’ULTIMA PAROLA.

 

4. Quarta B, è la B di BENEDETTA.

Lei ci insegna che la vita è bella, buona e felice, se uno la sa vivere con Cristo, in qualsiasi condizione. Ricordo che anche Annalena diceva: “È bella la vita, quando la si dona fino in fondo…”. ADOTTIAMO gli AMMALATI, I POVERI, GLI ULTIMI

Spendo ora qualche necessaria parola per approfondire alcuni temi ed evidenziare alcune peculiarità: la liturgia, i giovani e gli adulti, la parrocchia, l’organizzazione…

 

2.LA LITURGIA

“La sfida per i credenti non è anzitutto come i credenti vivono la liturgia, quanto piuttosto se i credenti vivono della liturgia che celebrano”.

È nella liturgia che i credenti incontrano Gesù il vivente. Vivere della liturgia che si celebra significa vivere di ciò che la liturgia fa vivere: il perdono invocato, la parola di Dio ascoltata, l’azione di grazie innalzata, l’eucaristia ricevuta come comunione. Se i credenti vivono della liturgia, sarà la liturgia a trasformarli, sia durante la stessa liturgia, sia diventando essa sorgente zampillante di vita spirituale e fraterna.

Vivere la liturgia con Cristo e in Cristo è come entrare ogni domenica in sala parto. Ognuno tornerà a casa con in dono la presenza viva di Cristo da condividere con il mondo.

Il fine della liturgia è la santificazione dell’uomo. Non sempre siamo stati educati a ritrovare nella liturgia la fonte della nostra vita spirituale.

La liturgia è importante per la vita della chiesa e per la vita della fede dei cristiani. Dobbiamo più che mai riconciliarci con il convenire, con le nostre assemblee… esse sono la nostra carta d’identità.

NON VI CHIEDO DI ANDARE A MESSA LA DOMENICA, MA DI DESIDERARE DI ANDARE A MESSA…. SE NON LO DESIDERI È INUTILE CHE TE LO DICA, È COME OBBLIGARE UNO A VOLERTI BENE… A STARE CON TE… SE NON LO CAPISCI, VUOL DIRE CHE SEI IN RISERVA, CHE SEI SCARICO.

È quanto mai opportuno ricordare l’importanza, nella storia e nel presente, della celebrazione eucaristica.

Ad Abitene, un gruppo di quarantanove cristiani, vissuti in una piccola località dell’Africa proconsolare (nell’attuale Tunisia), furono martirizzati. Correva l’anno 303 d.C. e l’imperatore Diocleziano aveva scatenato una violenta persecuzione contro i cristiani, ordinando che “si dovevano ricercare le divine Scritture perché fossero bruciate; si dovevano abbattere le basiliche e si dovevano proibire i sacri riti e le santissime riunioni del Signore” (Atti dei Martiri, I).

Ma quelli di Abitene continuavano a celebrare assieme l’eucaristia domenicale, incuranti dell’editto imperiale. Arrestati, furono processati a Cartagine, accusati non per la fede che professavano, ma per aver continuato a radunarsi per le sacre celebrazioni. Perché avevano voluto sfidare l’imperatore? Uno di loro rispose con una formula di rara bellezza e profondità: “Sine Dominico, non possumus”: “Non possiamo vivere senza la celebrazione domenicale”. L’aggettivo latino “Dominicus” può riferirsi al giorno del Signore, la domenica, e al gesto che caratterizza questo giorno, l’Eucaristia: per questi martiri, non era concepibile vivere senza l’Eucaristia nel giorno del Signore!

Anche ai nostri giorni, ci sono cristiani che espongono la propria vita per partecipare alla messa domenicale, rischiando di essere vittime di attentati terroristici, com’avvenuto più volte, in varie nazioni del mondo. Quante volte, infatti, sentiamo di cristiani uccisi a seguito di un attentato dentro o nei pressi della chiesa la domenica? Ancora oggi, ci suona quasi impossibile, si muore per andare a messa la domenica! Le chiese dei cristiani, soprattutto nelle nazioni libere, si svuotano, mentre le chiese delle nazioni dove la fede cristiana è perseguitata, paradossalmente, si riempiono e fioriscono.

Quelli appena raccontati sono solo due episodi, di ieri e di oggi, che tuttavia ci devono fare interrogare sul senso della domenica. Sul senso profondo e vero delle nostre celebrazioni.

È proprio cambiato il mondo se la messa, da carta di identità del cristiano, è diventata oggi un fardello insignificante! Ne è passato davvero del tempo, se oggi gli stessi cristiani ritengono che la messa sia una delle ultime cose a cui pensare la domenica, soprattutto in estate.

Ma – interroghiamoci seriamente e serenamente su questo – cosa ci trova un cristiano nella messa della domenica, nel ritrovarsi insieme? Non è sufficiente, come tanti ci stuzzicano, che uno viva la fede dentro l’intimità della propria coscienza individuale? A che serve incontrare gli altri? E cosa c’entrano gli altri con la mia fede?

È evidente che oggi l’andare a messa non è né facile né scontato; le chiese sono sempre più vuote… Possiamo vivere questa crisi come una tragedia oppure con indifferenza oppure – ed è ciò che spero – come opportunità.

Nella liturgia si riflette la crisi attuale della vita di fede, ma oltre alla diminuzione della frequenza alle celebrazioni si registra l’esigenza di UN DESIDERIO di una maggiore qualità delle celebrazioni (anche da parte dei giovani…).

La liturgia non è fatta per trasmettere categorie dottrinali, la liturgia è opera di CRISTO E DELLA CHIESA. È punto di arrivo e di partenza anche per il singolo cristiano. Nessuna pratica di pietà tolga o offuschi la centralità della liturgia eucaristica. Quando si dà continuità alla celebrazione comunitaria della fede e dell’amore di Dio? Quando ci lasciamo guidare dalla Parola, quando ci si prepara nei gruppi del vangelo, quando si prega il Padre nostro e facciamo eco alla stessa preghiera detta nella Messa.

LA NOSTRA SFIDA È CREDERE NELLA MESSA NON COME UN OPTIONAL, MA VEDERE IN ESSA UN PASSAGGIO FONDAMENTALE PER LA VITA DEL CRISTIANO. OCCORRE PER QUESTO, PREPARARLA BENE. QUANDO LA SI PREPARA, VIENE BENE E NUTRE LA SPIRITUALITA’. METTIAMO PURE TANTO IMPEGNO A PREPARARE SAGRE, TEATRINI, CENE; PERCHÉ NON METTERE ALTRETTANTO IMPEGNO E PASSIONE PER LA MESSA? PER OGNI MESSA, NON SOLO PER ALCUNE…

LO SLOGAN CHE CI GUIDA POTREBBE ESSERE MENO MESSE, PIÙ MESSA; NECESSARIAMENTE MENO MESSE, MA SOPRATTUTTO MESSE PIÙ BELLE. E TUTTI DOBBIAMO COOPERARE, IMPEGNARCI SU QUESTO. ANCHE SE LA MESSA NON SARÀ PIÙ SOTTO CASA O NELL’ORARIO SOLITO E DOVREMO CAMBIARE LE NOSTRE ABITUDINI.

 

Breve relazione DAI LABORATORI

 DATI NUMERICI: sono stati formati 16 gruppi per un totale di 340 partecipanti, comprensivi dei 50 moderatori giovani (e non solo) che si erano resi disponibili. Tutti coloro che si sono presentati a Coriano sono stati accolti anche se non iscritti (gli iscritti online erano 235). Dato che i moderatori non erano iscritti, i partecipanti non-iscritti sono stati 55.

 CONSIDERAZIONI GENERALI sull’attività e sul grado di soddisfazione personale

La sensazione complessiva è ampiamente positiva, ben riassunta da questa frase riportata da uno dei moderatori:

“Nonostante le diverse età presenti nel laboratorio si è respirata la voglia di cambiare, si sente profumo di aria di primavera, ci sono le possibilità per pensare in grande!”

Gli elementi positivi rilevati da molti sono: il desiderio di confronto senza pregiudizi; la voglia di spendersi per la propria fede; il confronto intergenerazionale fra adulti, senior e giovani; la modalità scelta che ha favorito l’ascolto reciproco; la fiducia nella partecipazione ecclesiale attraverso il metodo sinodale; la ricchezza della diversità sperimentata nell’incontro fra le diverse realtà ecclesiali; il clima di condivisione profondo; l’emergere della centralità della Messa per la comunità cristiana…

Gli elementi più problematici rilevati da alcuni sono: la scarsità di tempo per completare l’attività; la poca possibilità di approfondire ed entrare nel concreto con più precisione; il luogo non ottimale (rilevato dai gruppi che erano in chiesa); la difficoltà di qualcuno a “restare nei confini” dettati dall’attività, sia come tempi che come contenuti e, dall’altra parte, il fatto che qualcuno non si sia sentito importante e valorizzato; alcune difficoltà oggettive per le persone anziane (scale, chinarsi per scrivere…); il numero dei componenti troppo alto per alcuni gruppi (soprattutto dove si sono aggiunti i “ritardatari”); la tendenza negli anziani a sottolineare di più gli aspetti negativi; il fatto che qualcuno si aspettava già le risposte e non di confrontarsi sulle domande…

DAI LABORATORI LITURGIA sono emerse alcune sottolineature che trovate sul foglio che avete in mano. Lo leggete per conto vostro. Ma saranno tenute presente come lo sono anche nelle proposte che adesso vi espongo.

Agli uffici diocesani in collaborazione con gli organismi di partecipazione, il compito di farli entrare nei calendari di quest’anno.

 

ALCUNE PROPOSTE

PERCORSO DI FORMAZIONE PER IMPARARE A VIVERE E GUIDARE L’ASCOLTO DI GRUPPO DELLA PAROLA DI DIO;

 UN PERCORSO DI FORMAZIONE PER ANIMATORI DELLA LITURGIA (La messa nella vita e la vita nella messa…)

 PRESENTAZIONE DELLA TERZA EDIZIONE DEL MESSALE;

 PRESENTAZIONE DEL PADRE NOSTRO

 UNA NUOVA COMMISSIONE CANTO LITURGICO.

 

3. LA PARROCCHIA

LA MESSA HA BISOGNO DI UN PRIMA E DI UN DOPO, HA BISOGNO DI UNA COMUNITÀ. È L’EUCARISTIA CHE FA LA CHIESA. Quale chiesa?

Fr. Biemmi ci posto la domanda: Come saranno le nostre comunità cristiane? E ha risposto dicendo che saranno piccole comunità, fondate più sulle relazioni che sulle strutture e l’organizzazione. La pastorale sarà di proposta, non di conservazione si aderirà per scelta. Come ricordava Tertulliano: cristiani si diventa e non si nasce.

Croce diceva: non possiamo non dirci cristiani… Da un punto di visto culturale è ancora vero. Ma è un altro discorso.

Questo inciderà anche sulla nostra catechesi. Dovremo forse, prima di chiamare i bambini, chiamare i genitori, per un cammino di catechesi.

Diceva anche f. Biemmi: - In queste comunità verrà messo in atto per chi lo chiede un processo di iniziazione cristiana destinato agli adulti e a tutta la famiglia (i figli con i loro genitori). Questo processo avrà la forma di un tirocinio: un’immersione nella vita comunitaria, scandito dalle tappe sacramentali, accompagnato da tutor come avveniva nei primi secoli. Questo accompagnamento non potrà più essere delegato alla sola persona del catechista. Sarà la comunità nel suo insieme il grembo generativo della fede.

E, ancora: Sulla bocca del catechista torna sempre a risuonare il primo annuncio: “Gesù Cristo ti ama, ha dato la sua vita per salvarti, e adesso è vivo al tuo fianco ogni giorno, per illuminarti, per rafforzarti, per liberarti”». (Evangelii gaudium, 164).

La chiesa è madre. La fede non vive per aria, cammina con le gambe del primo cristiano che mi trasmette la fede. Senza la chiesa, non possiamo vivere.

E la comunità cristiana non attrae per bravura o perché vi si trovano le norme morali per vivere, ma perché fa sperimentare i segni visibili del vangelo: la fraternità, l’accoglienza, l’amore del Signore e dei fratelli. Si va in chiesa non soltanto per pregare, ma prima di tutto per incontrare il Signore e, nel Signore, gli altri che credono come me. A imparare che pregare non vuol significa dire preghiere….

Ecco perché questa esperienza deve essere bella. Sarà in certi momenti faticosa, conflittuale, pesante, noiosa, ma alla fine deve essere bello ritrovarsi insieme, perché è bello poter contare sui fratelli e sorelle di fede.

“È bello per noi essere qui”. Sul monte Tabor, i discepoli hanno seguito Gesù, per incontrarlo e per incontrarsi. Hanno seguito Gesù, hanno camminato. È evidente che c’era fiducia in lui, altrimenti non lo avrebbero seguito. Non lo hanno solo seguito, lo hanno incontrato nella luce delle sue vesti splendenti che anticipavano la Pasqua di risurrezione. L’eucaristia, non dimentichiamolo, è anticipo della risurrezione, della vita bella e beata che ci aspetta nel regno dei cieli.

“È bello per noi essere qui”! Ma cosa c’era di così bello da meritare una simile esclamazione? I discepoli si sono sentiti un cuor solo e un’anima sola con Cristo. Erano in comunione.

È lo scopo di ogni nostro incontro. Una comunione che deve andare al di là di ogni difficoltà organizzativa. Le parrocchie cambieranno, non ci saranno più tante cose. Non sappiamo cosa ci riserverà esattamente il futuro. Ma di una cosa sola dobbiamo essere preoccupati: la comunione fraterna.

GESU’ HA GIA’ SPERIMENTATO TUTTE LE ESPERIENZE DI CELEBRAZIONI EUCARISTICHE. HA CELEBRATO CON LE FOLLE E MESSE CON DUE PERSONE …

Le nostre liturgie domenicali ci ricordano le folle delle moltiplicazioni dei pani e la cena dei due di Emmaus. Quello che conta è che ci trasformino. Nessuno dovrebbe far ritorno alla propria quotidianità con lo stesso atteggiamento di partenza.

“Non ci ardeva forse il nostro cuore, mentre conversavamo con Lui?”

Le nostre relazioni diventino testimonianza. Ci ricordava Papa Francesco: «Sogno una scelta missionaria capace di trasformare ogni cosa, perché le consuetudini, gli stili, gli orari, il linguaggio e ogni struttura ecclesiale diventino un canale adeguato per l’evangelizzazione del mondo attuale, più che per l’autopreservazione» (EG 27).

Nei prossimi anni, riprenderemo in considerazione tutta la nostra vita ecclesiale con l’ottica della fraternità cristiana a servizio di una fraternità universale.

STIAMO GIA’ CERCANDO DI DARE DELLE RISPOSTE:

-INCONTRI DI VICARIATO

IL METODO SEGUITO.

Il metodo è stato apprezzato: c’è stato un lavoro positivo. C’è attesa.

Positivo il cammino vicariale: forse per la prima volta si è sperimentata la gioia di lavorare insieme come vicariato.

Nei mesi scorsi ci sono stati incontri in tutti i Vicariati. Ho letto la sintesi delle relazioni che il gruppo di supporto mi ha fatto avere e che ringrazio. Come ringrazio tutti coloro che hanno collaborato.

Tutte le segreterie vicariali hanno lavorato, mentre su 28 solo 2 UP non hanno inviato risposta (UP S.Benedetto-S.Maria del Fiore; UP Bagnolo-Forniolo-Fornò-Villa Rotta-Carpinello). Sono state effettuate, per ora, solo 2 assemblee vicariali, mentre altre 4 sono già previste. Alcuni propongono di fare assemblee di UP e non di vicariato.

Vorrei sintetizzarlo a mia volta in tre punti.

-È stato un cammino di riorganizzazione ma che ha lo scopo di favorire una chiesa missionaria.

-Si è svolto un cammino unitario POTENDO contare sulla collaborazione di tutti.

-Siamo ancora alla fase di lettura della situazione, ma sono state già individuate delle urgenze pastorali che necessitano risposte condivise: giovani, catechisti, famiglie, formazione degli adulti, partecipazione alla messa e alla vita della comunità….;

il cammino continua con la presentazione di alcuni orientamenti nei vicariati nei primi mesi del prossimo anno. A giugno dovremo tirare le somme e fare alcune scelte.

Anche in questo caso ci tengo a dire una esigenza fondamentale: nessuna decisione senza formazione. Può partecipare alla decisione chi ha intrapreso un percorso di formazione. La situazione è complessa e non basta continuare a fare quello che si è sempre fatto o in base ad esigenze personali o di campanile…. Dobbiamo tutti metterci in cammino. Vino nuovo in otri nuovi….

Come dicevo, nei prossimi mesi ci saranno dei cambiamenti di parroci e di organizzazione. Tali modifiche dipenderanno certamente dalla diminuzione dei sacerdoti a disposizione per coprire tutte le necessità delle parrocchie, ma avranno in primo luogo lo scopo di favorire celebrazioni dove sia suscitata e incoraggiata la partecipazione attiva dei fedeli.

Quest’anno, in particolare, ci soffermeremo sulle nostre liturgie soprattutto perché siano più significative anche per i giovani e per tutto il nostro camminare insieme come comunità cristiane.

-DAI LABORATORI SULLA COMUNITÀ CRISTIANA NEL CAMBIAMENTO E I GIOVANI.

Anche in questo caso, sono emerse alcune sottolineature che trovate sul foglio che avete in mano. Lo leggete per conto vostro. Ma saranno tenute presente, come lo sono anche nelle proposte che adesso vi espongo.

Agli uffici diocesani in collaborazione con gli organismi di partecipazione, il compito di farli entrare nei calendari di quest’anno.

 

ALCUNE PROPOSTE

 MANTENERE E DIFFONDERE I GRUPPI DEL VANGELO;

 CELEBRAZIONI FESTIVE IN ASSENZA DI PRESBITERO;

 CONVEGNO DELLE EQUIPE MINISTERIALI PARROCCHIALI, DELLE PARROCHIE SENZA PARROCO RESIDENTE, IN VISTA DI UN PERCORSO DI FORMAZIONE, SULLA NATURA E I COMPITI…

 PERCORSI DI FORMAZIONE PER MINISTERI E CATECUMENATO.

 NEL PROSSIMO ANNO DOVREMO RIFLETTERE ANCHE SULLA PROPOSTA CATECHESTICA DELLE NOSTRE PARROCCHIE E SUL RUOLO DELLA DONNA NELLA CHIESA.

 

4. DUE FINESTRE

IL NUOVO MESSALE

Un percorso lungo oltre sedici anni…

Dopo l’approvazione, arrivata nel novembre 2018, della plenaria dei vescovi, la nuova edizione italiana, la terza, del Messale Romano ha ottenuto il decisivo via libera del Papa. Francesco ne ha approvato la promulgazione a seguito del giudizio positivo della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti. Durante l’Assemblea generale del maggio scorso è stato il presidente della CEI, il cardinale Gualtiero Bassetti, ad annunciare l’avvenuta “confirmatio” della Santa Sede, che ha concluso così un lavoro di studio e miglioramento dei testi durato oltre 16 anni. Come detto in diverse occasioni, tra le novità introdotte ci sono traduzioni più efficaci e fedeli al senso originario del “Padre Nostro” e del “Gloria”.

In particolare, nella preghiera insegnataci da Gesù l’invocazione “Non ci indurre in tentazione” lascia il posto a “Non abbandonarci alla tentazione” e all’espressione “come noi li rimettiamo” viene aggiunto un “anche”: “come anche noi...”.

È una conseguenza della traduzione della Bibbia approvata da Papa Benedetto XVI nel 2008; la tentazione non viene da Dio, Dio ci sostiene e non ci abbandona nella tentazione. Il bene è più forte del male, se noi ci lasciamo proteggere dal Padre.

Per quanto riguarda il “Gloria”, poi, “Pace in terra agli uomini di buona volontà” viene sostituito dalla nuova formulazione: “Pace in terra agli uomini, amati dal Signore”.

Vi invito anche a uniformarvi tutti nel pregare l’Ave Maria e l’Angelus: “Benedetto il frutto del tuo seno Gesù”, che è l’edizione ufficiale dell’angelus.

Quando avverrà il passaggio? Molto probabilmente, il messale entrerà in vigore la prima domenica di quaresima.

TUTTE LE PARROCCHIE DOVRANNO CAMBIARE MESSALE.

Ne abbiamo parlato nel consiglio presbiterale e ne parleremo nel consiglio pastorale diocesano: dopo la Madonna del fuoco, proponiamo due incontri di presentazione e la celebrazione di consegna del Messale e ritiro del vecchio…

Padre nostro

Anticipiamo invece, per prepararci a questa novità, la recita del Padre nostro secondo la nuova traduzione.

Ci sono diversi motivi pastorali. Avremo modo di presentarlo per non sovrapporci alla presentazione del Messale in febbraio. Cogliamo l’inizio dell’Anno liturgico come momento idoneo e nel tempo di Natale l’occasione di diffonderlo in modo più ampio e diffuso. Cogliamo anche l’occasione della benedizione delle famiglie per diffondere in tutte le case un cartoncino con la preghiera seconda la nuova edizione… Provverderemo anche alla distribuzione di un poster per ogni chiesa con la nuova traduzione …

MA DOVREMO FARLO TUTTI INSIEME!

Questa nuova edizione italiana del Messale Romano è offerta al popolo di Dio in una stagione di approfondimento della riforma liturgica ispirata dal Concilio Vaticano II. Come ha ricordato papa Francesco, oggi è necessario continuare in questo lavoro di approfondimento «in particolare riscoprendo i motivi delle decisioni compiute con la riforma liturgica, superando letture infondate e superficiali, ricezioni parziali e prassi che la sfigurano. Non si tratta di ripensare la riforma rivedendone le scelte, quanto di conoscerne meglio le ragioni sottese, anche tramite la documentazione storica, come di interiorizzarne i principi ispiratori e di osservare la disciplina che la regola. Dopo questo magistero, dopo questo lungo cammino possiamo affermare con sicurezza e con autorità magisteriale che la riforma liturgica è irreversibile».

I pastori si premurino di proporre il Messale come il punto di riferimento ordinario e normativo della celebrazione eucaristica: «la migliore catechesi sull’Eucaristia è la stessa Eucaristia ben celebrata» (da Sacramentum Caritatis, n. 64, del 2007 di Benedetto XVI).

Per sua natura infatti la liturgia «porta a vivere un’esperienza iniziatica, ossia trasformativa del modo di pensare e di comportarsi, e non ad arricchire il proprio bagaglio di idee su Dio. Il culto liturgico non è anzitutto una dottrina da comprendere, o un rito da compiere; è naturalmente anche questo ma in un’altra maniera, è essenzialmente diverso: è una sorgente di vita e di luce per il nostro cammino di fede» (2 FRANCESCO, Discorso ai partecipanti alla LXVIII Settimana Liturgica Nazionale, Roma 24 agosto 2017.

Per i presbiteri, il Messale, come «ogni libro liturgico – incluse le premesse teologiche e pastorali – sia (…) oggetto di attento studio, sia individualmente che in fraterna comunione presbiterale. Di lì impareranno l’arte di evangelizzare e celebrare, che è condi zione indispensabile per una fruttuosa ed efficace partecipazione ai divini misteri della comunità loro affidata».

 

MA COME COMUNICHIAMO L’ESPERIENZA DEL SIGNORE?

 MEZZI DI COMUNICAZIONE.

Altro punto della santa messa è … la fine!

“La messa è finita. Andate in pace”, non è un semplice avviso che è conclusa la celebrazione, ma si tratta di un vero e proprio invio in missione.

Tutto ciò che facciamo è in ottica missionaria. Non so quanto è durata la trasfigurazione, se più o meno di una mezz’oretta. Ma poi l’esperienza si è conclusa. Tutti sono ritornati giù dal monte. E non erano più gli stessi di prima, erano cambiati. Scapperanno tutti, anche loro, i discepoli (tranne Giovanni, l’unico che forse ha maturato il seme ricevuto sul Tabor), sono scappati. Ma sono ritornati.

Se siamo inviati in missione, ci chiediamo: come e quando comunicare quello che a nostra volta abbiamo ricevuto?

Credo che la questione mezzi di comunicazione sia importante.

Il primo mezzo siamo noi, personalmente e come comunità: è la nostra testimonianza.

Ma poi ci sono anche, più direttamente, i mezzi di comunicazione! Vecchi e nuovi.

 

5.CONCLUSIONE

Concludo, cari fratelli e sorelle, richiamando LA QUERCIA CHE VI È STATA DONATA E GLI AURICOLARI: LA QUERCIA sta a ricordarci che la vita di una comunità va coltivata e custodita. I doni del Signore vanno accolti e custoditi, come la vita, il creato, l’amore. Gli AURICOLARI ci ricordano la virtù necessaria dell’ASCOLTO E DELL’ASCOLTARSI.

Non lasciamoci vincere o abbattere o intimidire dalle difficoltà. Sull’esempio di Benedetta, sull’esempio di Annalena (ma anche sull’esempio di tanti che sono in mezzo a noi), lasciamo ardere la speranza in noi.

+Livio vescovo

 

Fratel Enzo Biemmi: la parrocchia del futuro: una comunità capace di generare alla fede

Primo appuntamento lunedì 7 ottobre a Coriano per gli incontri di approfondimento dei contenuti dell’anno pastorale che ha come tema “Chiamati alla fraternità. E’ bello per noi essere qui: la Chiesa evangelizza con la bellezza della liturgia”. Tantissime persone hanno riempito la chiesa di Coriano per ascoltare fratel Enzo Biemmi, docente alla Pontificia Università Lateranense, che ha parlato de “La parrocchia del futuro: una comunità capace di generare alla fede”.

Per evidenziare il giudizio che papa Francesco ha offerto alla chiesa italiana al convegno ecclesiale di Firenze (Oggi non viviamo un’epoca di cambiamenti, ma un cambiamento d’epoca) Biemmi ha presentato in parallelo la situazione della parrocchia negli anni ’60, quella attuale e del 2060, considerando che in realtà molte delle situazioni che prevedibilmente si ritroveranno tra 40 anni stanno già accadendo oggi.

A fronte di una situazione degli anni ‘60 che si potrebbe definire di “cristianesimo sociologico” dove la parrocchia anima una pastorale di conservazione, custodendo la fede che è assicurata dall’ambiente sociale e familiare, nel 2060 è prevedibile un cristianesimo di scelta e di minoranza, con comunità cristiane basate sulle relazioni, l’iniziazione cristiana non come dottrina ma tirocinio di vita cristiana e una catechesi di primo annuncio. Oggi ci troviamo in una situazione di transizione: “Ma oggi è già chiaro che siamo un cristianesimo di minoranza - ha precisato il relatore - ma dobbiamo decidere che minoranza vogliamo essere. La parrocchia deve ritrovare il suo dna missionario, la capacità di fare una proposta, di risvegliare la sua capacità generativa alla fede. Papa Francesco ci ha detto che sogna comunità che facciano una scelta missionaria capace di trasformare ogni cosa, le consuetudini, gli orari, il linguaggio e ogni struttura ecclesiale perché diventino un canale adeguato per l’evangelizzazione del mondo attuale, e non per autopreservazione”.

Don Armando Matteo: i giovani e il rischio della noia delle nostre celebrazioni: recuperare il senso della festa

Venerdì 11 è intervenuto don Armando Matteo, teologo della Pontificia Università Urbaniana che ha affrontato il tema “I giovani e il rischio della noia delle nostre celebrazioni: recuperare il senso della festa”.

I giovani certamente manifestano una lontananza dalla fede e dalla Chiesa: secondo le ultime statistiche solo l’11,7% frequenta una volta la settimana, il 53,8% occasionalmente, il 20,2% qualche volta l’anno, il 25,1% mai.

“Prima di tutto dobbiamo rilevare questa mancanza – ha affermato il relatore – e valutarla: quanto ci mancano davvero i giovani? E a cosa è dovuta questa mancanza? Che cosa porta i giovani a tradurre in termini di noia la gioia della celebrazione eucaristica?”

Per rispondere a questa domanda don Matteo ha proposto questa ipotesi: possiamo comprendere qualcosa del difficile rapporto dei giovani con la liturgia e più in generale con l’esperienza della fede solo se guardiamo a quel che è capitato nelle generazioni adulte: “E’ avvenuta una mutazione profonda nella generazione nata tra il 1946 e 1964 e quella del 1964-1980, una grave crisi di fede sostituita dall’adorazione della giovinezza. Viene meno la vocazione alla maturità, alla generazione, alla trasmissione della vita”. Conseguenza di questo il venir meno della responsabilità educativa e la rottura della trasmissione della fede.

“Dobbiamo prendere consapevolezza che siamo in questa stagione e non possiamo più dare per scontate tante cose. Compito della comunità è di riflettere Gesù, essere luogo di reiniziazione alla fede, dove si diventa cristiani e non solo dove si celebra la fede, luoghi dove ci si innamora di Gesù. “Dobbiamo perciò chiederci: ciò che facciamo, nel grande cantiere della pastorale e della liturgia, riflette Gesù? Noi preti, catechisti e animatori abbiamo la motivazione dell’amore di Gesù?”

Il relatore ha concluso con due indicazioni: recuperare il gusto e la bellezza della preghiera e il senso della festa: “La parrocchia è chiamata a diventare casa e scuola di preghiera cominciando dagli adulti e arrivando fino ai bambini. E poi recuperare il senso vero della festa per liberare l’uomo dalla duplice schiavitù dell’assolutizzazione del lavoro e della riduzione della festa a puro divertimento”.

 

 

Omelia del Vescovo in Cattedrale per l'apertura dell'anno pastorale

GRAZIE A TUTTI VOI, CARI FRATELLI E SORELLE, PER ESSERE QUI!

Non siamo soli, con noi ci sono le croci e la nostra fede.

ANCHE QUEST’ANNO, come l’anno scorso, ci ritroviamo tutti uniti dietro alle croci, simbolo della nostra fede e delle nostre comunità. Sono un dono e un impegno. Che ci ricorda in primo luogo che siamo dei chiamati, dei “Chiamati alla fraternità”.

La croce è dono e impegno del nostro essere cristiani.

Prima di presentare il tema e gli orientamenti dell’anno pastorale che stiamo per cominciare, vorrei raccogliere in due parole il cammino che abbiamo compiuto l’anno scorso CONSENSO E CONTINUITÀ.

1. CONSENSO. Lo Spirito ci ha illuminato nello scegliere come tema dell’anno “Chiamati alla fraternità”.

È il cuore del messaggio cristiano. Noi siamo fratelli perché siamo prima di tutto figli. È un atto di fede credere nella figliolanza divina. Parecchie volte, durante quest’anno, è stata confermata da più parti l’attualità del valore della fraternità. Della fraternità cristiana e della fraternità universale. Basti ricordare, su tutti, il documento SULLA FRATELLANZA UMANA PER LA PACE MONDIALE E LA CONVIVENZA COMUNE firmato da Papa Francesco e dal Grande Imam di Al-Azhar.

Voglio sottolineare alcuni momenti significativi che hanno visto concretizzarsi, durante quest’anno, il cammino di nuova fraternità.

 Abbiamo declinato la fraternità come sinodalità: l’avvio di un processo di lettura della situazione sociale e pastorale del nostro territorio;

 L’individuazione di alcune priorità alle quali prepararci, da affrontare con spirito di fede e di condivisione.

 Gli incontri dei consigli pastorali di tutte le parrocchie dei Vicariati e delle unità pastorali, che hanno elaborato delle relazioni.

 L’elezione dei nuovi consigli pastorali diocesani e presbiterali.

 Significativa la celebrazione comune del triduo pasquale delle comunità del centro storico, avvio di un cammino da confermare in spirito di comunione. E anche da imitare.

2. CONTINUITÀ. L’anno scorso abbiamo sintetizzato il cammino pastorale in quattro parole che iniziano per EFFE: FEDE FRATERNITA’ FORMAZIONE e FUTURO.

Siamo sempre chiamati alla fraternità. Non possiamo far altro dunque che continuare. E quindi continuiamo su questa via, rispondendo ad alcune domande:

* come custodire e alimentare il bene supremo della fraternità?

* dove attingiamo alla fraternità?

* quale è la sorgente?

Per questo nuovo anno, che prego fiducioso possa per tutti noi essere intenso, fecondo e attraente, desidero proporvi 4 B:

BELLEZZA – BONTÀ – BEATITUDINE – BENEDETTA

 

1. “E’ bello per noi essere qui” La prima B è proprio sulla BELLEZZA del nostro ritrovarci. Ecco la risposta alle nostre domande.

La bellezza del trovarci insieme! Facciamo sì che le nostre celebrazioni siano sempre più belle! Quanto è vero il detto “l’abitudine uccide la passione”! Rinnoviamo le nostre celebrazioni, impegnandoci veramente tutti in questo senso, per renderle più significative, attraenti e luminose. Stare insieme a Gesù è bello!

È, innanzitutto, nell’eucaristia che i cristiani imparano ad essere fratelli, facendo esperienza di essere un cuor solo e un’anima sola. “È l’Eucaristia che fa la Chiesa”.

Papa Francesco scrive di mistica del vivere insieme: “Oggi, quando le reti e gli strumenti della comunicazione umana hanno raggiunto sviluppi inauditi, sentiamo la sfida di scoprire e trasmettere la “mistica” di vivere insieme, di mescolarci, di incontrarci, di prenderci in braccio, di appoggiarci, di partecipare a questa marea un po’ caotica che può trasformarsi in una vera esperienza di fraternità, in una carovana solidale, in un santo pellegrinaggio”. (EG 87)

La fraternità mistica e contemplativa consiste nel «guardare alla grandezza sacra del prossimo», «scoprire Dio in ogni essere umano», «sopportare le molestie del vivere insieme aggrappandosi all’amore di Dio» e «aprire il cuore all’amore divino per cercare la felicità degli altri come la cerca il loro Padre buono»

A questa prima B riguardante – lo sottolineo ancora una volta – LA BELLEZZA, accosto un’altra B, il BACIO che non a caso, nella liturgia, è un gesto che si compie 4 volte. Non lo notiamo spesso ma è un gesto forte. P. Benedetto Calati diceva che Dio è un bacio, perché è bellezza. E nella messa ne diamo 4: il bacio iniziale e il bacio finale dell’altare, il bacio del vangelo, il bacio di pace prima della comunione. Sono 4 baci liturgici, 4 baci a Gesù,

non semplici bacini, ma il bacio santo al Santo e ai santi, i fratelli chiamati a condividere la comune vocazione alla Santità.

 

2. La seconda B: DALLA BELLEZZA, LA BONTÀ

È una bella sfida. Oggi nessuno vuole essere definito “buono”. Se uno è buono, allora per forza è un buonista. O è uno senza carattere. Uno che non si sa difendere. Abbiamo tutti perso il valore della bontà, ad esempio ogni volta che parliamo di immigrazione e accoglienza. Domani, lo ricordo, è la giornata dei migranti.

È quasi un delitto, oggi, essere buoni. Una debolezza. Ma cosa vuol dire essere buoni? Cosa vuol dire costruire la civiltà dell’amore? Dove impariamo ad essere buoni? Noi andiamo a scuola dal vangelo. Vogliamo evangelizzare la bontà.

Ringrazio qui i giovani che sono andati volontari durante l’estate in varie parti del mondo. Con il sorriso con la determinazione e la freschezza dei giovani ci insegnano ad essere veramente buoni.

Ringrazio i “ragazzi di Sappada” che oggi festeggiano i 10 anni del Poparty, per la loro freschezza e generosità.

Come ringrazio i ragazzi che in questi mesi, ci stanno insegnando ad amare il creato. A custodire la nostra casa comune. Anche loro ci insegnano cosa vuole dire essere buoni. Amare anche quelli chi verrà dopo di noi.

Come ringrazio gli amici del Movimento per la vita che tengono desta la nostra attenzione su tutto ciò che minaccia la vita, dal suo concepimento al fine vita.

 

3. Ecco, allora, la terza B: la BEATITUDINE.

Durante l’anno, leggeremo il vangelo secondo Matteo. E nel vangelo di Matteo c’è una pagina che contiene il discorso programmatico per un cristiano: le Beatitudini che sono il cammino per una vita bella buona e beata. La vita nella bellezza del vangelo è una vita beata. E la beatitudine è di chi vive fino in fondo le esigenze del vangelo. Oggi abbiamo bisogno di testimoni credibili di una vita bella e beata che nasce dall’abbracciare fino in fondo il vangelo. E se il vangelo e la bellezza della vita del vangelo sono al centro non possiamo che divenire sempre più chiesa in uscita, chiesa missionaria.

Tutto il cammino di riforma delle nostre comunità ha come obiettivo questa attivazione di vita beata. Le nostre comunità non devono cambiare perché non ci sono preti.

Le nostre comunità devono rinnovarsi nello Spirito del Vaticano II che ha indicato una via. Abbiamo bisogno di comunità nuove. Non avremo nuovi preti, ma abbiamo bisogno di preti nuovi, di diaconi nuovi, di catechisti nuovi, di animatori nuovi. Vino nuovo in otri nuovi…

A Coriano dovremo offrire un’occasione per approfondire i cambiamenti ecclesiali: una nuova liturgia per nuove comunità in ascolto ai tempi nuovi che stiamo vivendo.

Liturgie nuove per Comunità fraterne attraenti e luminose.

“È bello per noi essere qui” (Lc. 9,33). Non può essere una risposta da trovare su un foglietto e da ripetere come dichiarazione finale alla partecipazione alla messa. Ma è una gioiosa esclamazione sgorgata spontaneamente dalla bocca degli Apostoli sul monte Tabor.

 

4. Quarta B, è la B di BENEDETTA.

Lei ci insegna che la vita è bella, buona e felice, se uno la sa vivere con Cristo, in qualsiasi condizione. Ricordo che anche Annalena disse: “È bella la vita, quando la si dona fino in fondo…”.

Tutti questi temi, che ho brevemente proposto e sintetizzato, li affronteremo in maniera più completa ed esaustiva – come di consueto – a Coriano.

 

PROGRAMMA PER CORIANO

Chiamati, sempre, alla fraternità “È bello per noi essere qui”

La chiesa evangelizza con la bellezza della Liturgia

 Lunedì 7 ottobre “La parrocchia del futuro: una comunità capace di generare alla fede!” (Fratel ENZO BIEMMI)

 Venerdì 11 ottobre “I giovani e il rischio della noia delle nostre celebrazioni: come imparare a fare festa” (ARMANDO MATTEO) Con introduzione per indicare i temi dei gruppi e consentire ai partecipanti di poter scegliere.

 Lunedì 21 ottobre “Laboratori di fraternità”…. Oltre 20 gruppi di condivisione e proposte.

 Lunedì 28 ottobre "Un cammino di fraternità per la diocesi": orientamenti per il nuovo anno, con intervento finale dove cercherò di fare sintesi e tracciare il cammino.

Concludo, cari fratelli e sorelle, richiamando a tutti voi il gesto finale: verrà consegnata una QUERCIA da piantare in ogni parrocchia e nelle realtà associative. Sta a ricordarci che la vita di una comunità va coltivata e custodita. I doni del Signore vanno accolti e custoditi, come la vita, il creato, l’amore.

Non lasciamoci vincere o abbattere o intimidire dalle difficoltà. Sull’esempio di Benedetta, sull’esempio di Annalena (ma anche sull’esempio di tanti che sono in mezzo a noi), lasciamo ardere la speranza in noi.

 

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