I Vescovi dell'Emilia-Romagna sulle elezioni e la nota dell'osservatorio "Bersani"

La Regione, laboratorio di Democrazia

Nota in preparazione alle elezioni regionali in Emilia-Romagna

 

Le elezioni regionali, oltre alle contingenze storiche che attribuiscono ad esse loro significati politici nazionali, hanno un impatto importante per le nostre comunità cristiane, perché riguardano una porzione di Paese di cui viviamo le dinamiche economiche, sociali, amministrative. La nostra Regione Emilia-Romagna incrocia, inoltre, il territorio e la vita delle parrocchie di 14 Diocesi, da Piacenza-Bobbio a Rimini. Questa vicinanza tra vita ecclesiale e vita civile, nella distinzione, ma anche nella collaborazione per il bene comune, per la legalità, per la giustizia, per la cura della nostra terra e per la tutela dei più deboli, motiva questo appello in occasione delle prossime elezioni regionali. Mentre invitiamo a esercitare il diritto di voto, primo gesto importante di responsabilità in ogni tornata elettorale, come Pastori delle Chiese dell’Emilia-Romagna vogliamo richiamare alcuni aspetti utili per un discernimento sociale e per una scelta coerente.

 

L’Europa è casa nostra

In fedeltà all’art. 117 della Costituzione, le Regioni sono chiamate “nelle materie di loro competenza” a partecipare “alle decisioni dirette alla formazione degli atti normativi comunitari e provvedono all'attuazione e all'esecuzione degli accordi internazionali e degli atti dell'Unione europea”. La cura dell’Europa significa cura della nostra terra, delle possibilità di valorizzare un patrimonio umano, culturale, ambientale, religioso e lo studio e l’esperienza dei nostri giovani universitari e lavoratori. Pensare di tutelare la Regione contro l’Europa è una tragica ingenuità e fonte di povertà. Al tempo stesso, non possiamo dimenticare lo spirito sorgivo dal quale è scaturito il desiderio di unità tra le diverse nazioni d’Europa all’indomani della Seconda guerra mondiale. Uomini come De Gasperi, Adenauer, Schuman profusero tutto il loro impegno nella costruzione di una “comunità di popoli liberi ed uguali” (Adenauer a Bad Ems, 14/9/1951), nella quale le specificità nazionali potessero armonizzarsi offrendo ciascuna il proprio peculiare contributo alla bellezza dell’insieme.

 

Attenzione ai poveri e pari opportunità

L’art. 117 della Costituzione ricorda che “le leggi regionali rimuovono ogni ostacolo che impedisce la piena parità degli uomini e delle donne nella vita sociale, culturale ed economica e promuovono la parità di accesso tra donne e uomini alle cariche elettive”. Ogni forma di corporativismo, di esclusione sociale e dalla partecipazione attiva alla vita delle nostre città, ogni discriminazione di uomini e donne, italiani o immigrati, persone o famiglie, indebolisce il cammino e lo sviluppo regionale. La preoccupazione principale, anche nelle politiche regionali, non può che essere per le situazioni di povertà, disagio ed emarginazione, segnatamente per quanto riguarda la mancanza e la precarietà del lavoro, continuando un impegno politico che in questi anni ha portato anche buoni frutti. Una particolare cura meritano i giovani, in un grave momento di disorientamento pure per le loro famiglie.

 

Sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza

A orientare le funzioni amministrative regionali sono i principi della sussidiarietà, della differenziazione e della adeguatezza. Anche l’autonomia regionale non può dimenticare questi tre principi che valorizzano e “favoriscono l'autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale”, cioè l’azione della famiglia, di altre comunità e delle realtà del Terzo settore in una programmazione territoriale. Ogni forma di omologazione culturale che non risponde all’adeguatezza dei servizi e al rispetto delle realtà familiari e sociali rischia di essere una sovrastruttura che non serve al bene comune. A questo proposito la sinergia delle attività regionali con le istituzioni ecclesiali (oratori, scuole paritarie, attività estive, consultori, centri di ascolto…), la concreta e costante valorizzazione dei corpi intermedi potranno aiutare ad affrontare “l’emergenza educativa”.

 

Sviluppo, coesione e solidarietà: persona e comunità

Con le proprie risorse la Regione opera per “promuovere lo sviluppo economico, la coesione e la solidarietà sociale, per rimuovere gli squilibri economici e sociali, per favorire l'effettivo esercizio dei diritti della persona” (Art. 119 della Costituzione Italiana). La cura degli aspetti economici deve essere accompagnata, soprattutto oggi, da una attenzione ai percorsi di integrazione, inclusione di famiglie e persone in difficoltà, mentre i nostri paesi dalla collina alla costa e le nostre città cambiano continuamente. Ma sono necessarie anche una legislazione e una regolamentazione che non penalizzino alcune categorie di persone nell’accesso alla casa, alla scuola, al lavoro, alla salute. La tutela della vita dal suo concepimento alla morte naturale, nella salute e nella malattia, nella stanzialità e nella mobilità, non può che trovare le istituzioni regionali capaci di rinnovate scelte, non riconducibili alle sole esigenze/componenti economiche e storico-sociali.

 

I beni culturali e ambientali

Le conseguenze del terremoto del 2012 che ha segnato profondamente il patrimonio culturale e religioso di alcune Diocesi e Province, ma anche la ricchezza di oasi naturali e di colline, di fiumi e coste, esigono un’attenzione particolare ai beni culturali e ambientali, con una collaborazione stretta tra Stato e Regioni (art. 119 della Costituzione) senza la quale i tempi lunghi del restauro, gli abbandoni della terra, delle colline dell’Appennino e della biodiversità, la mancata cura dell’ambiente – di fronte al riscaldamento e all’innalzamento delle acque del nostro mar Adriatico – e l’inquinamento, possono segnare irrimediabilmente una delle ricchezze regionali più importanti. Il patrimonio ambientale e culturale, accompagnato dallo stile di accoglienza e ospitalità riconosciuto alla nostra terra, sarà una risorsa decisiva per lo sviluppo del turismo, fondamentale per lo sviluppo e il futuro della nostra Regione. Le prossime elezioni regionali in Emilia-Romagna sono un’occasione importante perché la Democrazia nel nostro Paese, che si realizza nei cammini e nelle scelte anche regionali, non venga umiliata e disattesa e i principi costituzionali ritrovino nelle nostre terre forme rinnovate di espressione e persone, delle diverse appartenenze politiche, impegnate a salvaguardarli, sempre. Un impegno che deve essere accompagnato nella campagna elettorale da un linguaggio, libero da offese e falsità, concreto nelle proposte, rispettoso delle persone e delle diverse idee politiche. A questo riguardo, come Pastori delle Chiese dell’Emilia-Romagna desideriamo offrire quale criterio e chiave di lettura, per i fedeli e per tutti gli uomini di buona volontà, la ricchezza e fecondità della Dottrina Sociale della Chiesa. Ancorata sulla salda ed immutabile roccia del Vangelo, essa è al tempo stesso capace di un confronto fecondo con ogni realtà umana nel suo sviluppo, proprio in virtù dell’inesauribile profondità della Parola di Dio, un tesoro dal quale è continuamente possibile “trarre cose antiche e cose nuove” (cfr. Mt 13, 52).

 

Conferenza Episcopale dell’Emilia-Romagna

 

 

 

 

Nota dell’Osservatorio regionale sulle tematiche politico-sociali “Giovanni Bersani” in merito ad articoli apparsi sulla stampa in questi giorni.

Valori, non partiti

In riferimento ad alcuni titoli e articoli apparsi sulla stampa in questi giorni si precisa che essi riassumono erroneamente la finalità del documento pubblicato dall’Osservatorio regionale “Giovanni Bersani”, un organismo nato a Bologna il 7 dicembre 2019, che raccoglie i rappresentanti delle Diocesi della Regione, al fine di contribuire a focalizzare ed affermare, sul piano culturale e civile, i principi sanciti dalla Dottrina Sociale della Chiesa, nel tentativo di offrire un apporto più incisivo ed innovativo alla crescita del Paese e dell’Europa.

Scopo di quel documento non è mai stato fornire ai cattolici ed ai cittadini in generale un orientamento al voto a favore di un determinato partito politico, né tantomeno l’Osservatorio è nato per svolgere un tale ruolo.

Sollecitare un impegno dei cattolici nelle realtà politiche, sociali ed economiche al fine di promuovere valori quali “la fraternità”, “la libertà”, “l’uguaglianza”, “la democrazia” per realizzare una società giusta, fondata su un’economia civile di mercato, corrisponde alle più profonde aspirazioni di ogni uomo in quanto tale e non al programma politico di uno dei partiti attualmente in contesa elettorale, nessuno dei quali ha ovviamente il monopolio di quei valori.

Sostenere la collaborazione tra il nostro Paese ed altri nell’ambito di una organizzazione internazionale che incentivi lo sviluppo economico, al fine di meglio contribuire al bene comune, senza con questo rinunciare alla propria sovranità, soprattutto a tutela dei valori fondamentali che creano l’identità di un popolo, non significa certo prendere posizione a favore o contro teorie sovraniste di uno o di un altro partito politico.

La semplice lettura del documento pubblicato dall’Osservatorio (reperibile sul sito https://www.chiesadibologna.it/documenti-e-manifesti-in-vista-delle-elezioni/) è sufficiente per comprendere quanto il suo contenuto sia lontano dalla finalità attribuitagli da alcuni articoli che hanno offerto interpretazioni pretestuose e dettate dalla logica della strumentalizzazione politica.

Compito della Dottrina Sociale della Chiesa è, del resto, costruire una società fondata sulla centralità dell’uomo come persona, unione inscindibile di anima e corpo, e quindi orientare le coscienze a riconoscere ed a rispettare quei valori non negoziabili che sono scritti in ogni cuore.

Questo comporta certamente anche la preoccupazione e l’osservazione del modo con cui il mondo politico riconosce o meno quei valori, al fine di incidere sulla società e sulle sue strutture, mediante la responsabilità e i compiti dettati dalla ricerca del bene comune (punto 69 del Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa).

Ciò non significa affatto orientare il voto verso un partito o verso un altro; significa solo educare le coscienze ad un uso consapevole della propria libertà di pensiero.