Incontri di Coriano: lunedž 18 lavori di gruppo nei vicariati. La relazione di don Roselli

Prossimo appuntamento a Coriano sarà lunedì 11 ottobre, alle 20.45, con l’intervento di don Michele Roselli, Direttore dell’ufficio catechistico della Diocesi di Torino sul tema “Capaci di futuro. La catechesi degli adulti e delle nuove generazioni alla ricerca dell'essenziale” (in allegato)

Lunedì 18 ottobre si continuerà con i lavori di gruppo nei vicariati e lunedì 25 conclusione con il vescovo, mons. Livio Corazza, che presenterà gli “Orientamenti pastorali per il nuovo anno”.

Gli incontri di don Roselli e di mons. Corazza saranno trasmessi dalla chiesa di Coriano e potranno essere seguiti in presenza dai Direttori degli uffici pastorali, dai membri dei Consigli presbiterale, pastorale e degli affari economici diocesani, dai membri delle Consulte delle aggregazioni laicali e degli organismi socio-assistenziali.

Per chi non sarà in presenza, invece, sarà possibile seguire la diretta streaming sui canali youtube e facebook della Diocesi. Lo si potrà fare insieme nelle sale attrezzate a questo proposito nei vari Vicariati o Unità Pastorali. Si potranno rivolgere domande ai relatori durante la diretta inviando messaggi whatsapp al 371.3323918.

Gli incontri si svolgeranno nel rispetto delle norme anticovid.

 

Sintesi della relazione di mons. Erio Castellucci del 30 settembre 2021

Sono iniziati il 30 settembre gli “incontri di Coriano” con la relazione di mons. Erio Castellucci, arcivescovo di Modena e Nonantola, vescovo di Carpi e vicepresidente della Cei. Tema del primo incontro “Un cammino sinodale per una Chiesa da rinnovare”. Ne riportiamo ampi brani.

C’è bisogno di Sinodo

Credo che ci sia bisogno di Sinodo, che non è solamente una celebrazione, un evento che la Chiesa ogni tanto propone. San Giovanni Crisostomo diceva che Sinodo e Chiesa sono sinonimi e Papa Francesco ha ripreso più volte questa sostanziale uguaglianza tra le due realtà. Perché Sinodo è camminare insieme, la Chiesa è un cammino di popolo quindi celebrare ogni tanto un cammino sinodale significa ravvivare quello che è proprio della Chiesa. La cosa peggiore che può capitare è di sistemarsi, di sedersi, di pensare di essere arrivati, oppure di rassegnarsi stando comunque fermi. Certo muoversi è rischioso: la Chiesa quando è fedele a sé stessa, che poi vuol dire essere fedeli al Vangelo rischia, ma non in maniera spericolata, rischia perché si affida allo Spirito.

Il Sinodo universale

Il Papa ha indetto un Sinodo universale che si apre tra pochi giorni, il 9 e 10 ottobre, e che durerà fino a ottobre 2023, nella linea dei sinodi dopo il Vaticano II iniziati da papa Paolo VI. Però questa volta il Papa ha chiesto di cominciare con un anno di ascolto di tutto il popolo di Dio. Una consultazione di base, con tanti gruppi sinodali sul territorio, affidati alle Diocesi e alle parrocchie, ovunque, non solo nel centro parrocchiale, ma nelle case, negli ambienti di formazione, di studio, di lavoro, negli ambienti di cura, di recupero. E’ il metodo che mons. Zarri volle per il nostro Sinodo forlivese alla fine degli anni ’90: 1300 gruppi sinodali, con 17.000 partecipanti, forse per noi la prima esperienza in cui sentimmo l’unità come Diocesi. Papa Francesco ora ha deciso di chiedere questo a tutta la Chiesa. Quindi ci sarà un primo anno di ascolto di tutto il popolo di Dio, a porte aperte, senza condizioni, può venire anche un non credente, anche un non battezzato. Il tema sarà “Comunione, partecipazione e missione” che vuol dire vuol dire chi è per te la Chiesa, che cosa chiedi, cosa sei disponibile a fare, ma soprattutto con uno stile di racconto di esperienze, positive e negative.

Il cammino sinodale della Chiesa italiana

Poi dall’inizio di quest’anno il Papa ha chiesto alla Chiesa italiana di fare un cammino sinodale. E’ stato scelto questo termine innanzitutto per non confondersi troppo con il Sinodo universale, poi perché cammino sinodale vuol dire che siamo anche più liberi di scegliere forme e tempi. Il Papa ha detto al cardinale Bassetti, presidente della Cei, di partire, di non farsi prendere dall'ansia del tempo. All’assemblea di maggio della Cei si è ritenuto di non fare due Sinodi, due cammini paralleli. Così il primo anno del Sinodo generale sarà anche il primo anno del cammino sinodale della Chiesa italiana Nel 2021-2022 si parte con un minimo di struttura, con uno o due referenti per ogni diocesi, una piccola equipe che ha il compito di coordinare, di fare la sintesi finale, con i moderatori dei gruppi sinodali, partecipati da 6 a 12 persone, gruppi dove si possa intervenire tutti. Da novembre a marzo i gruppi sinodali si ritroveranno secondo il calendario che riterranno più opportuno, utilizzando anche le 10 tracce preparate per quest'anno.

Una crisi per crescere

Il Papa insiste tanto sull'ascolto per due motivi che riguardano anche il nostro cammino italiano. Il primo è il fatto che se non si ascolta la Parola di Dio presto si perde all'orizzonte, se non ci si ascolta a vicenda diventiamo un popolo anarchico, ma il motivo di fondo è che il mondo cambia continuamente. Si dice sempre che siamo in crisi: è vero ci sono oggi delle tendenze di distacco dalla forma ecclesiale della fede, ma da quant'è che siamo in crisi? Forse dai tempi di Giuda, ci sono però dei momenti di crisi che sono momenti di passaggio, che segnano dei salti di qualità. Il Papa fin dal convegno ecclesiale di Firenze, nel 2015, ha detto che questa non è un'epoca di cambiamenti, ma è un cambiamento d'epoca. C’è certamente un passaggio anche per l'Italia: noi ci siamo cullati troppo tempo sull'illusione che i “valori” tenevano, adesso ci svegliamo di colpo e ci rendiamo conto che non è vero. Ma questa crisi anche per noi cristiani è una opportunità. Qui è in gioco la nostra fede nell'azione dello Spirito. E’ finita una forma di cristianesimo, la “cristianità” cioè quella saldatura, che per quanto si possa discutere, c'era tra i valori evangelici e i valori sociali. Oggi tutto è sfrangiato, frantumato, secolarizzazione e scristianizzazione diffusissime, ma non è detto che si perda il cristianesimo. Anzi speriamo proprio di no, ma non lo speriamo perché siamo bravi noi, lo speriamo perché sappiamo che lo Spirito opera sempre e quando ci sono delle crisi epocali è per una nuova nascita. Questa è la logica pasquale da sempre, per cui dopo Giuda c'è la passione di Gesù, che sembrava addirittura irreparabile, provocata in parte da lui, poi però c'è la resurrezione, si ricomincia. Siamo chiamati ad avere questa fede nell'azione dello Spirito di Gesù. Già Papa Giovanni Paolo II parlava di una nuova evangelizzazione: bisogna riprendere molte cose da capo, ripartire dall'ascolto di ciò che lo Spirito dice.

L’eredità della pandemia

Il secondo motivo per cui il Papa insiste tanto sull'ascolto è la pandemia che ha reso ancora più evidente la crisi strutturale di tante forme di vita associata oltre che la crisi esistenziale di tante persone, a tutti i livelli. Anche nella Chiesa si aprono nuove possibilità. Già prima della pandemia i Vescovi italiani avevano deciso di non riproporre un piano decennale, come si era fatto a partire dall'inizio degli anni ’70, ma un quinquennio, con un anno di ascolto del Popolo di Dio per partire da alcune urgenze che la gente percepisce Poi il Papa ha proposto il Sinodo: dobbiamo cominciare a ragionare, dice sempre il Papa, rovesciando la piramide, non ragionare cioè a partire dall’alto, ma da tutto il popolo di Dio, per arrivare poi a una lettura da parte dei Vescovi e una consegna al Papa. Dopo questo primo anno di ascolto continueremo il nostro cammino sinodale con un secondo anno di ascolto concentrandoci su alcune priorità che saranno portate alla assemblea della Cei del maggio 2022. Quindi dopo il rodaggio del primo anno noi vivremo un secondo anno 2022-23 di ascolto capillare di tutto il Popolo di Dio e anche di coloro che non appartenendo al Popolo di Dio. Dunque un secondo anno di ascolto, è stato chiamato fase narrativa questo primo biennio perché anche il secondo anno darà spazio alle esperienze, ai racconti. La pandemia ha, tra le altre conseguenze, depositato nel cuore di tante persone domande profonde, sono state attivate delle zone del nostro cervello, del nostro cuore, che a volte lasciamo dormire: le domande esistenziali sul senso della vita, della morte, del dolore della provvidenza di Dio, della vita eterna. Domande che ci poniamo anche sulla nostra vita pastorale.

L’anno di approfondimento

Il Papa in Evangelii gaudium afferma che il senso di fede del popolo di Dio a volte non riesce ad esprimersi in concetti elaborati e ragionamenti approfonditi, però si racconta volentieri, si traduce in forma di racconto. E’ importante allora in questo biennio, prima con il Sinodo universale e poi con il cammino italiano, raccogliere le narrazioni poi ci vuole un momento di approfondimento. Sarà il terzo anno del cammino sinodale, 2023-24, ma forse sfociando nel ’25: una prima restituzione al Popolo di Dio raccogliendo ciò che è venuto fuori da questi due anni di ascolto, dove vanno le esperienze, i desideri, le richieste, le critiche. Non una lettura sociologica, pur importante per capire le percentuali e le tendenze, che non è però ancora la rilevazione del senso di fede del Popolo di Dio che spesso è nascosto proprio dentro i racconti, dentro le critiche, dentro i desideri. Si tratta di dare una lettura spirituale proprio con questa ottica ciò che lo Spirito dice alle Chiese. Ci saranno momenti di preghiera, momenti culturali e artistici, testimonianze, suggerimenti di servizio, tutte le dimensioni dell'esperienza cristiana saranno da attivare. Il Sinodo non è un parlamento, perché che la Chiesa non è una democrazia. D'altra parte non è neanche una dittatura, è sinodo. Un Parlamento non può muoversi in maniera sinodale, deve muoversi a maggioranza e minoranza, sperando in un consenso il più ampio possibile per non dividere il Paese. Gesù ha cercato far maturare i discepoli, di camminare insieme a loro. La sinodalità non è dunque né una democrazia, né una dittatura, la sinodalità è il camminare ciascuno secondo il proprio passo, la propria vocazione. Tutti una base che si chiama sacerdozio battesimale poi dentro a questo ciascuno ha la propria chiamata: allora non si tratta di fare dei parlamentini né tantomeno delle riunioni sindacali o condominiali Si tratta di cercare insieme ciò che il Signore ci sta dicendo in questa situazione. Quindi questa seconda fase che è stata chiamata fase sapienziale perché dovrebbe essere un approfondimento di ciò che emerge nella fase narrativa 2023 2025 sarà un momento di lettura più approfondita.

L’anno della profezia

Infine nel 2025, che sarà probabilmente l'anno di un Giubileo, ci sarà una convocazione nazionale per raccogliere alcune priorità per prendere anche qualche decisione. Fase profetica, nella quale coraggiosamente si fanno alcune scelte (ad esempio sulla catechesi) non necessariamente uniformi, ma almeno unitarie. anche per quanto riguarda padrini madrine tutti questi aspetti che tante volte ci fanno tribolare è una diocesi Scegli una cosa un'altra ne scegli un'altra. Poi il quinquennio della restituzione che a quel punto non è più la restituzione dopo un convegno fatto dai delegati, non di un libro ma di proposizioni operative che le diocesi stesse il popolo di Dio nella prima parte del decennio ha elaborato quindi il 2025 26/2003 dovrebbe essere la restituzione di ciò che si è lavorato concludo con un'ultima notazione su l'azione dello spirito

Il sensus fidei del Popolo di Dio

Io ho dedicato poco spazio in realtà al tema del senso di fede ma questa è centrale. Il Papa ne parla sempre e a questo proposito cita la Lumen gentium, numero 12, dove si afferma che l’insieme dei credenti non può sbagliarsi nel credere perché ha ricevuto l'unzione dello Spirito. Allora il punto è proprio intercettare questo senso di fede che è l’impronta dello Spirito nel nostro cuore e non è appalto esclusivo dei cristiani. L’opera dello Spirito non si esaurisce entro i confini visibili della Chiesa perché opera dalla creazione fino alla resurrezione finale. Durante la pandemia ci siamo accorti che lo Spirito agisce trasversalmente, agisce dovunque un uomo o un popolo cerca sinceramente la verità e opera la carità. Dovunque c'è un germe di bene non è farina del nostro sacco, è frutto dello Spirito Allora è importante, non solo perché fa tendenza che i nostri gruppi sinodali siano aperti a tutti, che non sono gruppi riservati. Ovviamente non ogni sciocchezza che viene detta è frutto dello Spirito, né dentro né fuori dalla Chiesa, rimane una sciocchezza però per capire se è una sciocchezza o meno bisogna prima ascoltarla, poi farsi provocare e poi metterla a confronto.

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  • Un incontro di Coriano prima della pandemia