"Carissima Maria di Nazaret": la lettera del Vescovo, verso il Sinodo e la festa della Patrona

Carissima Maria di Nazaret, il giorno di Natale di Gesù è anche il tuo giorno. Giorno di sofferenza e di gioia, di apprensione e di speranza, di conferme e di attesa.

Hai sofferto i dolori del parto, in una quasi totale solitudine (con tutto rispetto, san Giuseppe non credo avesse tanta esperienza di assistenza ai parti) e ti sei lasciata avvolgere da sentimenti di gioia per la nascita del bambino tanto atteso e annunciato.

Hai forse provato un po’ apprensione (non paura, perché c’era Giuseppe a proteggerti) per i tipi che si sono avvicinati incuriositi e preceduti da profumi non certo di lavanda. E poi l’arrivo dei Magi, così generosi e misteriosi. Chissà quante speranze riponevi in tuo figlio, per il popolo d’Israele e per tutti! Quello che ti capitava era una continua conferma di quello che ti era stato detto, ma prevaleva comunque l’attesa, perché la storia era appena iniziata.

Sono sentimenti che provo anch’io in questi mesi, carissima madre di Dio e madre nostra. La sofferenza per questa pandemia che non finisce più, per le difficoltà di tante famiglie, di bambini e di anziani in particolare.

Le speranze sono impastate di tante apprensioni. Riusciremo come tuoi figli a rimanere una famiglia unita, sapremo intonare anche oggi la musica del vangelo come l’hai intonata tu con il tuo Magnificat?

Sapremo in questi mesi, sollecitati da papa Francesco, a ritrovarci a dialogare nei gruppi sinodali per ascoltare lo Spirito che parla oggi, a tutta la Chiesa, come lo hai ascoltato tu, quando ti ha annunciato il concepimento di tuo Figlio?

Anche noi siamo chiamati ad accogliere nel nostro cuore i germi di una nuova vita che nasce. Si, perché Natale non è finito! Lo Spirito vuole rinnovarci, e ripete anche oggi: Ecco, faccio nuove tutte le cose.

Maria, come te, anche noi ci chiediamo: è davvero possibile che una comunità stanca e sfiduciata possa davvero spalancare cuore e mente alla gioia del Signore che è vivo oggi? Sapremo ascoltare anche noi l’invito dell’angelo: “Nulla è impossibile a Dio”? Sono convinto di sì!

Sono in trepidante attesa, anch’io come te, Maria santissima, e cerco qualcuno che assomigli a tua cugina Elisabetta che mi confermi che non è tutta un’illusione, che lo Spirito è un fuoco che brucia e la sua fiamma è già accesa.

Maria, Madonna del Fuoco, soffia sulla fiamma della nostra fede perché arda d’amore e di speranza. Soffia, Maria, soffia sul fuoco dello Spirito perché non si spenga. Anche tu, quando sei tornata a casa con Gesù, dopo averlo recuperato nel tempio, avrai pensato che il fuoco fosse al lumicino. Ma avevi compreso, solo tu, che non era ancora giunta la sua ora.

Adesso l’ora è arrivata! Attendiamo la nascita di una Chiesa rinnovata dal fuoco dello Spirito. Nella festa della Madonna del Fuoco, alla quale ci stiamo preparando, le fiamme continueranno a bruciare, non per distruggere ma per riscaldare e incoraggiare a ri-costruire una nuova umanità. Una nuova Chiesa. A Forlì e in tutto il mondo. Allora sarà un anno nuovo! Buon anno.

+Livio, vescovo