Giornata diocesana di Avvenire domenica 6 aprile

01/04/2025
Domenica 6 aprile si celebra la Giornata diocesana di Avvenire e quel giorno nel quotidiano della Conferenza episcopale italiana si troverà una pagina dedicata alla diocesi di Forlì-Bertinoro. La pagina conterrà il messaggio del vescovo, mons. Livio Corazza (pubblicato sotto in versione integrale), notizie sul pellegrinaggio giubilare della Diocesi svoltosi dal 24 al 26 marzo, sugli altri pellegrinaggi a cui parteciperanno tanti forlivesi.
Le 1200 copie di Avvenire arriveranno tramite corriere a Forlì all’alba di domenica 6 e saranno consegnate da un gruppo di volontari, coordinati da don Giovanni Amati, direttore dell’Ufficio diocesano per le comunicazioni sociali, alle parrocchie che ne hanno fatto richiesta.

MESSAGGIO DEL VESCOVO S.E. MONS. LIVIO CORAZZA

“Non in fuga, ma partecipi ai drammi umani”

Vorrebbero trasformarci in spettatori passivi, concentrati solo sui nostri smartphone, e invece no, cerchiamo di essere cittadini che partecipano responsabilmente alle vicende di questo travagliato mondo che sembra andare fuori strada. Scommettendo che c’è ancora speranza nel futuro.
Mi venivano questi pensieri, in questi giorni, mentre leggevo preoccupanti dati che confermano e per certi versi aggravano la constatazione che aumentano i poveri in Italia e nel mondo, si concentra il potere sulle mani di pochi, crescono gli scenari di guerre. Cosa fa la Chiesa? Propone pellegrinaggi e incontri sinodali! Sembra una fuga dal mondo.
L’Istat ci ha appena ricordato che in Italia il 30% della popolazione è povero o a rischio povertà, in ogni caso arranca. Avere un lavoro non mette al riparo dalla povertà.” Mentre la ricchezza - ce lo ricordava Magatti -  continua a concentrarsi nelle mani di pochi”.
Nel mondo abbiamo imboccato una strada scivolosa: ci stiamo abituando al pensiero che la guerra sia inevitabile. E che la cosa più realistica da fare sia quella di preparare la corsa al riarmo, come via alla pace.
L’anno scorso ci sono stati, nel pianeta terra, almeno 56 conflitti: mai così tanti dal 1945.  Coinvolti, in un modo o in un altro, almeno una novantina di Paesi. 
Secondo autorevoli ricerche, il 45% della popolazione vive in un regime democratico anche se, e questo è un dato clamoroso, solo il 10% della popolazione vive in una “piena democrazia”. Il 40% vive in un regime autocratico e il restante 15% in una situazione ibrida. 
Le oligarchie stanno prendendo il potere nel mondo e le abbiamo potute vedere schierate nel giorno della Inaugurazione della nuova Presidenza Americana.
Sono tutti dati che ho preso leggendo Avvenire sabato scorso, mentre mi preparavo a partecipare alla seconda Assemblea sinodale delle Chiese che sono in Italia. 
Non solo, sempre su Avvenire, si commentava Adolescence, la miniserie di Netflix che racconta la vicenda di un ragazzino di 13 anni accusato dell’omicidio di una coetanea e compagna di scuola. ”La serie purtroppo è più simile alla realtà di quanto si immagini. Un sistema in cui noi siamo chiuse in un mondo dove gli adulti non hanno il controllo che sono convinti di avere…” commentava una ragazza che aveva visto in anteprima il filmato.
I nostri ragazzi, con queste prospettive, vedono davanti a sé alzarsi un muro di incertezze e di prospettive certamente inquietanti. Si vedono rubare il loro futuro. Anche nella mia Forlì, come purtroppo in tante altre città del mondo, crescono i fenomeni di violenza che vedono come protagonisti i giovani e non solo come vittime. E cosa facciamo noi, come Chiesa? Ci chiudiamo in un convegno a parlare di consigli pastorali, ministeri istituiti, padrini, ecc.?
Sembra che più distanti dalla realtà di così non si possa essere. E invece no!
La Chiesa va controcorrente: propone, organizza, scommette sulla partecipazione. Delle tre parole chiave del Sinodo universale, comunione, partecipazione e missione, sembra quella meno importante ed invece, secondo me, è la chiave per riuscire a uscirne insieme, come direbbe don Milani (“Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne insieme è la politica, sortirne da soli è l'avarizia”), sia sul versante della democrazia che su quello della pace e del futuro. La partecipazione non è un talk show, ma è davvero uscire di casa e assumersi con pazienza e costanza i problemi di tutti. Mi colpiva una frase del prof. Sgubbi che ho ascoltato durante un convengo all’ISSR di Forlì: “Nella Chiesa nessuno è niente, nella Chiesa nessuno è tutto, ma tutti sono tutto se tutti insieme”. Nella visita pastorale incontro i consigli pastorali parrocchiali e di unità pastorale, li incoraggio alla partecipazione, alla fiducia del camminare insieme. La Chiesa e diventa così anche palestra di democrazia, come lo sono stati i Benedettini, qualche centinaia di anni prima, quando ancora la democrazia non c’era, come non c’era la pace, ma tanta miseria. Ma, con l’aiuto di Dio, ce la possiamo fare, anche se la strada è lunga e ci vuole tanta pazienza e determinazione: “Quando c’è fatica, c’è speranza!”, sempre don Milani.

+ Livio Corazza