L’omelia di mons. Livio Corazza ai funerali di don Luigi Burchi

13/05/2022

L’omelia di mons. Livio Corazza ai funerali di don Luigi Burchi



Ringrazio e saluto di cuore tutti voi qui presenti, in particolare il confratello mons. Lino. Ringrazio i fedeli delle Parrocchie che hanno accolto e amato il loro parroco e sono qui presenti per esprimere la loro gratitudine e riconoscenza. Don Luigi ha desiderato tanto e fortemente voluto morire in parrocchia. È stato esaudito.
Tralascio tante note biografiche che sono conosciute da tutti ne sottolineo alcune a partire dalla Parola di Dio.
Le letture del giovedì della IV settimana di Pasqua illuminano questo momento in cui celebriamo il ritorno nella casa del Padre del nostro fratello Luigi.
 
Nel brano degli Atti degli Apostoli è evidente il parallelo tra l’intervento di Gesù nella sinagoga di Cafarnao e il primo intervento pubblico di Paolo ad Antiochia di Pisidia, sollecitato dai capi della sinagoga. Nelle modalità molto simili, cogliamo il significato e l’importanza.
Il metodo di Paolo è quello di innestare l'annuncio del kerigma, del cuore della buona notizia, nella storia di Israele. Dall'Esodo, e percorrendo tutta la storia di Israele, san Paolo dimostra come Gesù sia il compimento della promessa fatta ad Abramo e ai Padri. I giudei ascoltano volentieri ma l'adesione entusiasta dei pagani, che nella settimana successiva sentono parlare Paolo, li farà inquietare. Quello che va bene ai pagani, non può andar bene ed essere giusto per noi giudei!
Quello che conta sottolineare è il cuore del messaggio di Paolo e di tutti i predicatori del vangelo.
La nostra vita è un piccolo segmento dentro il grande arco del progetto d'amore e di bene di Dio.
 
Nella preghiera e nella meditazione quotidiana della sua Parola, ci sentiamo inseriti in questa storia d’amore di Dio con la sua umanità. Con i suoi figli. Contemplare questa fedeltà è trovare un senso alla nostra esistenza, e questa contemplazione diventa addirittura canto.
 
L’altro ieri, durante la messa alla grotta di Lourdes, ho ricordato la felice coincidenza con il 60° anniversario del primo pellegrinaggio di Beata Benedetta a Lourdes. E ai fedeli presenti, ricordavo la richiesta di Benedetta alla mamma di cantare il Magnificat al termine della sua vita.
Con questo canto esprimeva il punto d’arrivo del suo sentirsi parte di questa storia d’amore di Dio con lei. Così don Luigi ha chiesto che durante il seppellimento si canti il Magnificat. Che coincidenza!
 
Come l’alleluia durante i funerali, cantare il Magnificat sembra una stonatura. In realtà è il segno di cosa significhi credere nella risurrezione di Cristo. È mostrare quale sia il compito dell’evangelizzatore: portare la luce e la speranza di Cristo.
 
Il vangelo di oggi è la continuazione della Lavanda dei piedi, dove Gesù dice “siete beati se mettete in pratica queste cose”. Se cioè, lavate i piedi, vi mettete a servizio gli uni gli altri.